lunedì 18 agosto 2008

Gas esilirante - 18 agosto 2008

Carissimi
è così tanto l'affetto che mi ha circondata in questi giorni che è diventato "effetto" gas esilarante. E ho una voglia pazzesca di condividere con voi questa prorompente, irriverente, dissacratoria risata che mi sento dentro. Mi aiuteranno le parole, ma mi affiderò soprattutto alle immagini. Marina è stata davvero speciale nel cogliermi, anche se talvolta facevo fatica a trattenermi dal ridere.
Se state leggendo questa mail per prima, balzate subito indietro o leggerete una cronaca a rovescio.
Adri Assatanata
ps. Nel pomeriggio si annuncia l'Antennista - i temporali hanno fatto strage sui tetti - quindi potrei dover interrompere questo mio stato di Grazia e prendere a calci in culo il folletto che si aggira per casa scatenando i poltergeist.

Sveglia, sveglia - 12 agosto 2008



Ho tre modi per essere svegliata la mattina: alle 8 le campane, ma il sagrestano non è affatto preciso; lo scampanio varia fra le 8 meno un quarto alle 8 e un quarto; alle 9 attacca Luciano il giardiniere, capace di inventarsi qualsiasi rumore finché non mi affaccio ad urlargli di piantarla; alle 10 passa il camion del pescivendolo che urla "peeessse frescoooo". Oggi mi sono comperata uno spiedino di pesce che era una meraviglia. Guardatelo e fatevi venire l'acquolina ;-)
Un abbraccio
Adriana

Grigliata a casa di Luciano - 10 agosto 2008



Carissimi
ieri sera abbiamo fatto una grigliata a casa di Luciano il giardiniere vittima dei miei scherzi (da sinistra, Luciano, Sandra sua moglie e il mio vicino Alberto). Mi ero fatta fare una foto da Alberto mentre andavo sull'altalena, ma è venuta orrenda (mancano i capelli al vento ;-)))))))))))))))))
In questi giorni mi hanno fatto compagnia il prode Antonio e il baby, poi fino alla vigilia di Ferragosto sarò sola. O meglio in attesa di un'altra infornata di amici. In realtà vorrei avervi tutti qui, magari per una bella battaglia con le bombe d'acqua.
Io sto abbastanza bene, se si eccettua questa maledetta insonnia. La sera sono comunque piuttosto stanca - cosa insolita per me - ma poi passo la notte leggendo, talvolta scrivendo a mano sul mio piccolo taccuino nero. Mi è venuto il ghiribizzo di buttare giù un librettino dal titolo: "Intervista al fantasma Chiù". Vi incuriosisce?
Un abbraccio
Adriana

ps. Fantastica apertura dei Giochi Olimpici: la concretizzazione del detto: "Muoversi come un sol uomo". Vi immaginate se muovono il loro smisurato esercito invece dei giocolieri?

lunedì 11 agosto 2008

La donna che sussurrava agli scoiattoli - 11 agosto 2008





Stamattina ero in terrazza a fare colazione, quando ho sorpreso una coppia di scoiattoli che stavano facendo razzìa delle noci che avevo messo nella casetta sul pino. Essendo in coppia si parlavano, così ho imparato il loro verso e mi sono messa ad imitarli (bisogna far aderire la lingua al palato e dare piccoli schiocchi secchi). Domattina riprendo le prove di dialogo. Il mio terapista Massimo ha detto che comincerà a preoccuparsi quando mi vedrà arrivare non più con il cappello alla Indiana Jones (nella foto), ma con il berretto alla Davy Crocket, con la coda pendente sulla spalla. Ahhh già, non vi ho detto che la parrucca non la uso quasi più, perché mi è cresciuta una fitta calottina di capelli-peluria, sopracciglia comprese (le ciglia, invece, sono più pigre, come tutti gli altri peli del corpo, di cui non c'è ancora traccia). Sì lo so che dalla foto non si vede il progresso, ma vi assicuro che ora non passo per una chemioterapizzata, ma per una signora piuttosto snob e fin troppo sicura del proprio look new age (visto come parlo Inglese?????;-))))
Spero solo che la prossima chemio non mi faccia ripartire da zero: sarebbe frustrante una grandinata sul grano appena spuntato.
Tornando al fisioterapista Massimo, che potrei definire osteopata con inclinazione zen ("tutto è uno e uno è tutto" ed è per questo che mi tira un piede per far bene alla spalla, ad esempio) mi ha voluto coinvolgere fin dall'inizio nel suo "Massimo-sistema". Alla prima seduta il dialogo è stato minimo se non che gli ho chiesto perché avesse messo una cassetta di musica da camera, la cosa che sento più dissonante dopo il jazz freddo (sorvolo sulla disco, hip hop e compagnia). Ma sì, mi pare di avervelo già scritto: era il cd di un bagnino. Che volete fare? L'ambiente di Lignano è abbastanza esclusivo perché quest'hanno abbiano introdotto i posti "élite" negli stabilimenti balneari: ombrelloni bianchi con 15 cm di spazio in più per i lettini (non scherzo!) e bagnino compiacente che (forse!) ti porta il caffé dietro lauta mancia, per compensare il "servizio in più" richiesto dagli 800 euro per due mesi di spiaggia a pagamento (quella libera praticamente non esiste e gli ombrelloni non-bianchi non scendono molto al di sotto di quel prezzo). Da sempre evito questa "fossa dei dannati"! E non oso pensare l'umore di quel bagnino che, amante della musica da camera, subisce le chiacchiere da lettino sul luogo di lavoro.
La seconda volta con Massimo ho portato il cd "Budda bonsai", molto adatto al rilassamento. Lui me l'ha chiesto per farne una copia e ciò mi è sembrato promettente. La terza volta ho osato con il secondo Budda Bar... ahi, ahi! Massimo, tutto sommato, è il classico bravo, inquadrato, socializzato "ex ragazzo di patronato", crocetta intagliata nel cuoio al collo e chitarra-kirie eleinson a portata di cuore, come dimostra la sua suoneria telefonica con canzone di Antonello Vinditti: "Eravamo ragazzi con le chitarre..." (pressapoco..., credo dall'ultimo cd Chiamato Artista).
Devo dare atto a Massimo che è andato subito al centro del problema (il suo!). "Lei è religiosa?". "No. Preferisco l'Umanità". "In che senso?". "Nel senso della completezza. E' già tutto molto armonico e perfetto, basta solo coglierlo". "Non parleremo di Religione" ha replicato Massimo. E lo stimo per questo. Ma, per la verità, io preferirei abbandonarmi alla musica del Budda Bar di turno durante le terapie. Seguire con il pensiero il mio muscolo che si allunga e che si stacca dall'osso a cui la cicatrice si è abbarbicata come edera, piuttosto che mettere in funzione il cervello per dialogare sul "Massimo-sistema", a cui non manca una forte componente di narcisismo.
In questi giorni sono passata alla terapia in piscina (con acqua di mare riscaldata). Una delizia! Lì non c'è la possibilità di chiacchierare, perché noi pazienti siamo tutti gomito a gomito. Massimo, in tuta da sub (altrimenti si macera la pelle) mi tira da una parte e dall'altra.
Ma l'ultima volta della "terapia a secco", come viene detta quando non si è in piscina, Massimo - dopo aver abbandonato la speranza che gli spiegassi i motivi reconditi per cui il mio inconscio mi aveva spinto ad avere un cancro al seno - mi ha fatto un discorso che posso condividere, così come condivido (avendo fatto il corso di massaggio cinese) che tirando un piede si guarisce la spalla. "Uno è tutto e tutto è uno" l'avete visto - portato all'estremo - all'apertura dei Giochi Olimpici. Massimo-sistema, senza lacuna coglizione di medicina cinese, ha detto: "Il nostro corpo è un tutt'uno. I suoi strati di pelle si formano diversificati da un'unica cellula, quindi per tutta la vita continuano ad interagire fra di loro. La cicatrice dell'appendicite crea un tirante che può diventare l'artrosi alla spalla. La medicina cura con antinfiammatori, infiltrazioni, massaggi in loco... non serve a niente, o a poco. L'origine è altrove. Distante dal punto dolente. Così è per la malattia. Il nostro corpo è flessibilissimo, l'adattamento è la sua prerogativa per sopravvivere. Noi umani lo sottoponiamo sempre a nuove sollecitazioni (molto di più di quanto facciano gli animali) e lui cerca sempre nuove soluzioni. Finché il punto di rottura non supera quello di adattamento. Allora ci ammaliamo".
Se ci pensate, è esattamente così che facciamo con la vita razionale di ogni giorno: accomodiamo di ora in ora, di giorno in giorno le situazioni. Finché non esplodiamo dicendo: "E adesso che cazzo faccio?" e ti senti in difficoltà anche a scegliere fra un cappuccino e un caffé. Oppure: " Naaaaaaaaaaaa, non ce la faccio più!" e tutte le piccole cose normali diventano una guerra.
Questa scimmia sulla spalla che si chiama cancro mi sta insegnando il linguaggio degli scoiattoli. Ma non sono diventata zen. Amo troppo le emozioni giocose per riuscire a sublimarle.

Con affetto
Adriana

mercoledì 6 agosto 2008

Arcobaleni, bambini e coccole - 6 agosto 2008

Carissimi
eccomi con un'aggiornamento.
Ieri chemio, stamattina centratura per la radio, oggi pomeriggio sono nuovamente a Lignano. Mi ci ha portato Stefano, detto "baby" che ora è qui con me. Mi sento piuttosto in forma, se non fosse che non dormo da... oltre 24 ore. Ma è chemio o coca quello che mi hanno buttato in vena? Ma per stanotte ho un Tavor che mi ha "spacciato" una vicina.

CHEMIO

E' cambiata non solo la composizione, ma anche il modo di somministrazione. E non so quale sia stato a fregarmi, anche se un'idea me la sono fatta. Oltre al solito flacone di chemio che viene giù goccia a goccia, segue un lavaggio della vena, sempre goccia a goccia. Ieri l'hanno interrotto a metà e l'infermiera è arrivata con due poderose siringone - sempre chemio - una viola e una gialla. Questa infermiera è nuova e del tipo che non sorride neanche se le mostri il culo. Non è stata la mancanza di cortesia a preoccuparmi, ma il fatto che si sia rivolta ad una collega per chiedere se doveva fare prima la viola o la gialla, che, in aggiunta al flacone appena terminato color celeste, mi faceva già sentire un mezzo arcobaleno. Mi ha innestato nella valvola della flebo la siringona viola e l'ha sparata dentro di brutto, come si fa con una normale iniezione. Ha messo anche quella gialla e stava facendo la stessa cosa, quando io mi sono sentita svenire. Glielo ho detto e ha sospeso. Mi sono ripresa, e lei ha ripreso a darci dentro fin quasi alla fine. Col che io stavo nuovamente svenendo. "La pressione" le ho detto. Infatti me l'ha misurata ed era scesa a 110 (io ho 80-130). "Secondo me lei mi ha iniettato troppo in fretta troppo liquido" ho osservato io. "No, a volte la chemio fa così... comunque vado a chiamare l'oncologa". E' arrivata l'antipaticona, quella a cui l'indecisione fa pari solo con l'arroganza. Ve la ricordate? Ma stavolta direi che ci ha acchiappato, anche se con un dialogo volto a confondere la paziente per salvare l'imperizia dell'infermiera. ONCOLOGA: "Quale siringa ha fatto per prima?"
INFERMIERA: "Mmmm..."
IO: "La viola"
ONCOLOGA: "Nessun problema con la viola?"
INFERMIERA: "No"
ONCOLOGA: "E con la gialla?"
Comincio a scazzarmi.
IO: "La pressione mi è andata giù durante la gialla"
ONCOLOGA: "Che sintomi ha accusato? Confusione? Ha visto nero?"
IO: "La descrizione esatta è: mi sono sentita mancare"
ONCOLOGA: "A che punto della siringa?"
IO: "A metà"... tanto ormai l'infermiera sta facendo scena muta.
ONCOLOGA: "Quanto ne manca?"
IO: "Un terzo"
ONCOLOGA: "Sospendiamo qui... Ma la prossima volta va iniettata più lentamente"
INFERMIERA: "Quale delle due?"
IO: "Quella gialla, me ne ricorderò io"
Se ne vanno impettite.

Sento il mio vicino di poltrona (un bell'uomo) che sta ghignando. Gli dico: "La prossima volta mi faccio fare uno spriz direttamente in vena Quello sì che fa bene alla pressione". Lui: "Porto le olive". Il promettente approccio viene troncato dalla psicologa. Ve la ricordate? Quella che mi aveva trovato "interessante" durante già la prima seduta di chemio e che mi aveva rifilato il suo biglietto da visita. Poi avevo cambiato giorno di terapia e me ne ero liberata. Mi aveva visto con ricci indiavolati, ora ho una compassata parrucca corta. Non mi sembra che mi abbia riconosciuta, ma tenta ugualmente l'approccio, visto che ha seguito i miei semi-svenimenti e suppone di potermi dare conforto. "Che sta leggendo?" mi chiede. "Un pessimo libro di donne dedite allo shopping" e chiudo gli occhi. Sono riuscita a metterla in fuga.

RADIO

Stamattina ho visto la titolare (almeno credo) del reparto di Radioterapia, la dottoressa Lora. La settimana scorsa mi ero vista con la sua deliziosa assistente di cui vi ho parlato e devo dire che anche a Lora va tutta la mia stima. E' sui 40, cordiale, rilassante, sollecita. Ha chiarito i miei dubbi con precisione, senza essere schiva, ma neppure allarmante. In sintesi: il mio cancro è annidato in linfonodi profondi, non raggiungibili chirurgicamente; l'abbinamento chemio-radio sta mostrando dati di buon prolungamento della vita, ma i dati statististici sono condizionati dal tipo di chemio; dalla macchina-radio (in continua evoluzione); dalla reazione individuale al cancro. Il cancro al seno è ha validi antagonisti, ma in pratica non ti darà mai una certezza di averlo vinto per tutta la vita. Le recidive sono infinite e per un numero smisurato di anni, anche se si possono tenere a bada con gli odierni sistemi. Quindi è meglio se si impara a conviverci serenamente. E confidando nei progressi della medicina. Il mio è tosto, quindi più imprevidibile di altri rispetto alla prognosi.

Voltiamo pagina.

Stamattina sono stata per un'ora e mezzo nella sala d'aspetto della radioterapia.
Mi ha subito colpito un tavolinetto addossato ad un angolo. Quattro o cinque riviste decrepite, ma una trentina di libri. Decrepiti all'aspetto, ma pur sempre libri. Mi ci sono lanciata. La prima pila era una serie di manualetti, quelli che regalano con i quotidiani, dalla storia della filosofia, a quella dell'arte o della psicologia. Roba da sballo per uno che deve passare il tempo! Seconda serie, tascabili di spionaggio dai titoli avvilenti. Terza serie, volumetti più corposi, a formare romanzi di meriti sconosciuti su argomenti imprevedibili dalle missioni alla new age. Ammesso e non concesso che uno si prenda la briga di comnciare una qualunque di queste nefandezze, dovrà poi abbandonarla e portarsi durante la radioterapia la suspence appena accumulata? All'uscita potrà giungere all'orgasmatico finale o l'opera sarà in altrui mani?
La spiegazione mi arriva dopo una mezz'ora con l'entrata di una donna di mezza età (forse), grassoccia e passo stanco, viso ancora fresco incorniciato dall'inevitabile foulard che nasconde la pelata chemioterapica. Dalla borsa di plastica estrae alcuni libri illustrati di fiabe (molto ben tenuti), due bambolette, una serie di automobiline. Posa tutto con molta grazia sul tavolinetto, a disposizione. Arriva un bimbo di sei-sette anni. E' smunto, il berretto a visiera nasconde la solita pelata, occhi enormi senza il gentile contorno di ciglia e sopraciglia. Resta solo un attimo, poi va alla terapia, oltre quelle porte d'ingresso che si aprono con la cellula fotoelettrica e che lasciano passare una quantità inesauribile di persone stremate sdraiate sui lettini con la coda delle flebo. E' con queste zanne consunte che strappi brandelli di vita? Mi viene un dubbio: cura placebo io pensavo fosse quella
che danno a te una pastiglietta di zucchero, ad un altro il farmaco da sperimentare e poi vedono gli effetti diversi. Invece ho capito che ora per "cura placebo" si intende ancxhe quella che sai non porterà se non ad un prolungamento ragionevole di una vita comunque a termine. Dovrò rifletterci sopra e capirne un po' di più.
Ma torniamo alla sala d'attesa. Arriva un dodicenne, in carne e in forma. Qui sembrano conoscersi tutti, anche perchè la frequentazione è quotidiana, non come la chemio. La mamma del dodicenne comunica ad una paziente vicina che finalmente è l'ultimo giorno. Tornano a casa, in Liguria mi pare di capire. Io sono frastornata perché ho passato la notte insonne e tutti i suoni mi arrivano come se rimbalzassero sui muri. Sono rimasti a lungo in un appartamentino afoso nei pressi dell'ospedale (e so già i prezzi degli avvoltoi!). Ed ecco una bambina sui dieci anni: Laura, vivacissima anche se trascina i piedi quando si sposta fulminea per tutta la stanza abbrancando tutti i giocattoli del tavolino. Si riposa per pochi attimi solo sedendosi sulle ginocchia della giovane mamma palesemente esausta. E' una figlia della malattia, a cui si concede tutta l'intemperanza che vuole. Sono alloggiate in una pensione, costosa - dice la madre alla madre del dodicenne con cui ormai è confidente - ma con una camera senza ria condizionata ed esposta al sole. Non ha dormito per tutta la notte e la bimba ha mal di testa. "Almeno - aggiunge - mettessero in un angolo della sala comune una cassapanca per tenere qualche giocattolo. Io ho messo in valigia l'indispensabile - (vengono dal Sud) - Ieri ho comperato una bambolina, ma 30 euro! Laura poi distrugge tutto, nel giro di due giorni l'avrà decapitata". Tuttavia Laura oggi è felice: ha trovato un sacco di giocattoli nella sala aspetto. Le hanno detto che può portarseli via, basta che li riporti domani. Ho capito che lo stesso discorso vale per i libri. Ma quelli sono frutto di "carità pelosa".

COCCOLE TERAPIA

Stamattina, come al solito, è stato difficile sincronizzare gli orari ospedalieri, quindi ho detto al "baby" che avrei telefonato appena fossi stata "liberata". Siccome il tragitto richiedeva comunque un tempo, mi sono avviata a piedi. Durante la strada pensavo a questi bimbi, giustamente pieni di coccole. Ma io? Io sono single, senza amico-amante, senza parenti. Ho amici, questo sì, ma in genere non vai più in là dell'abbraccio e del bacio entrambi fuggevoli. Invece, se anche quando si sta bene si sente il bisogno del contattp fisico (non necessariamente sessuale), è quando si sta male che anche solo una mano tenuta in un'altra può dare consolazione. Anzi, è un'immagine tipica, no? Quei bambini si stringevano alle madri, cercavano il contatto di pelle. Noi adulti non dovremmo avere lo stesso bisogno? Ci vergogniamo ad ammetterlo?
Più camminavo e più ci pensavo. Onestamente la pet-terapy la scarto: mi hanno convinto i miei due gatti nevrotici e nevrotizzanti. Ma una coccole-terapia è già stata inventata? Cuddles-terapy (perché magari in Inglese c'è già e io non lo so). Io attualmente ho solo il fisioterapista che tocca la mia pelle, mi massaggia, è una cosa che gradisco, che mi fa stare meglio, ma è come andare a puttane. Invece sento che ho voglia - talvolta - di stare fra le braccia di qualcuno, di avere carezze, una stretta affettuosa, qualche bacetto fuggevole, una guancia contro la mia guancia, sulla spalla, sulla testa... le coccole, insomma. Quelle per i bambini, per gli animali, per i disabili... Perché non per i malati?
Onestamente non mi vedo a farmi fare questo tipo di coccole da un'amica, ma penso che ingaggerò tutti voi amici. Caste coccole consolatorie, perché la pelle, quando si rischia di perderla, non si senta sola.

Un abbraccio

Adriana

venerdì 1 agosto 2008

Acqua fresca, acqua chiara - venerdì 1 agosto 2008 20.50

OOohps, mi ero dimenticata di raccontare il finale dell'impegnativa per la radiologa... Quella per i più smemorati che mi sono dovuta fare in fretta e furia dal mio medico in base nel corso di una mattinata già stressante di suo. Vi ricordate, sempre per i più smemorati, che mi ero seccata assai con la segretaria che aveva infilato la documentazione del mio chirurgo per i vari specialisti in buste sigillate da un'ilteriore giro di colla? Be', l'impegnativa era proprio lì dentro: è saltata fuori quando la radiologa ha lacerato la busta!!!
E non era la radiologa con cui avevo l'appuntamento, ma la sua sostituta. Già mi preparavo al peggio dell'inerzia degli assistenti... Invece la dottoressa Sara Pellizzari, sì ricordarsi di questo nome, è una persona davvero per bene. Forse pecco di parzialità perché è nata nel mio stesso giorno (solo che lei è del '73), ma finalmente mi ha dato una boccata di ossigeno in un percorso interpersonale a volte asettico, altre ridicolo, frustrante. Tranquilla, partecipe, per nulla frettolosa mi ha spiegato e organizzato tutto. Ha perfino telefonato al mio imprendibile oncologo per avere conferma sulle sue ipotesi terapeutiche di tempi e modi. Non solo: mi ha prescritto le creme da usare prima e durante la terapia, nonché mi ha accompagnato fino alla porta del reparto dove mi dovrò recare. Mi ha ricordato la canzone di Battisti "Acqua fresca, acqua chiara", forse per l'arsura - non solo metaforica - che continua ad affliggermi. Mi sento uno scolapasta: tanta acqua entra, altrettanto rapidamente esce.
Il solito abbraccione che mi fa tanto bene darvelo
Adriana

Bombarola - 1° agosto 2008

Questa mattina mi sono svegliata "bombarola" a causa di Luciano il Giardiniere. Sì, sì lo conoscete già, anche in foto. Per smemorati e "new entry" c'è sempre il blog www.adregina2.blogspot.com
Luciano è un uomo che non si muove se non accompagnato dal rumore dei suoi attrezzi: tagliaerba, decespugliatore e aspira aghi di pino. Siccome è mio amico adora farmi i dispetti: iniziare a sfracassare per 5 minuti sotto le mie fineste - solo allo scopo di svegliarmi - e poi rumoreggiare nelle ore peggiori dove gli stanno antipatici. Io però capisco la sua letizia nel sapere che ancora una volta ero tornata sana e salva, ma mercoledì mattina ha voluto darmi il benvenuto alle 8 con 5 minuyti del suo strumento più diabolico, l'aspira aghi di pino (graziati solo gli scoiattoli). L'ho insultato e abbracciato, nonché giurata vendetta, come si conviene fra amici.
GAVETTONI!!!!!!!!!! (Per gli amici maltesi: palloncini riempiti d'acqua e lanciati sulla vittima).
Stamattina alle 9, Luciano ha cominciato la sinfonia del tagliaerba poco distante dal mio terrazzo, svegliandomi dopo solo ore di quattro ore di sonno non interrotto dalla mia prorompente diuresi. Ho riempito tre gavettoni e mi sono appostata sul terrazzo. C'era già un sole che mi faceva colare e i tempi che urgevano perché alle 11 avevo il fisioterapista (sì, quel Massimo, di cui vi racconterò il seguito).
Vi sembrerò infantile, ma avevo l'adrenalina (che soddisfazione!) che girava al massimo. Non so spiegarvi il perché, ma fin da bambina GIOCARE (con tutta la serietà che richiede) mi è sempre sembrato l'unico scopo degno di essere vissuto. Parlatemene, se vi va.

Lui, comunque, una lentezzanel diventare a tiro (Stavo lontano per non disturbarti, mi ha spiegato poi) GRRRRRRR

Prima "bomba": colpito da dietro. Non gli fa un baffo. Jeans e fracasso complici.
Seconda "bomba": GRRR, si schianta su un cespuglio di recinzione
Terza "bomba" esplode ai piedi. Lui si guarda intorno perplesso.

Decido di passare alle "truppe camellate"... la bestia sono io, visto che la mia spalla si è rappresa verso una tetta che non c'è più. Tranquilli, la sto domando.
Certo che è difficile farsi notare da uno che si trascina appresso un attrezzo infernale, è vestito da capo a piedi e, siccome ha un problema di udito, bisogna comunicare guardandolo in faccia o a poca distanza.
L'ho "bombardato" guardandolo negli occhi come un killer consumato.
Pensavo che tutta l'operazione, vista l'ora (le 9 a Villaggio Estate sono abbastanza antelucane) fosse passata inosservata. Invece già nel pomeriggio, tutti sapevano tutto. Devo dire che io e Luciano non eravamo renitenti dal raccontare.

Lui non lo sa ancora, ma le bombe d'acqua mi stressano troppo. Credo che passerò al "mitragliatore con serbatoio incorporato". L'ho già addocchiato dal tabaccaio. Anche se ho il parere contrario di Massimo il fisioterapeuta-osteopata, il quale stamattina, quando gli ho raccontato il "fattaccio", mi ha detto: "Con quale braccio ha lanciato le bombe?". "Con il destro, ovviamente". "La invito a continuare con il sinistro, è un ottimo esercizio".

RAMBO

giovedì 31 luglio 2008

Da amazzone a centaura - 1 agosto 2008

Carissimi
innanzitutto mi scuso con tutti coloro a cui devo una risposta in privato, ma è incredibile come riesco a "consumare" le giornate.
Un breve aggiornamento del "bollettino dal fronte", alla luce degli ultimi sviluppi.
Sto abbastanza bene e sarò a Lignano fino a lunedì prossimo (4 agosto), in quanto martedì devo fare la prima chemio, mentre mercoledì avrò la "puntatura" per la radioterapia. Ma mercoledì pomeriggio sarò nuovamente a Lignano per proseguire la fisioterapia.
Questo il calendario dei miei prossimi mesi.
1) Quattro sedute di chemioterapia a distanza di tre settimane l'una dall'altra. Non posso fare nessun altro trattamento, perché c'è incompatibilità con quelli che seguono, quindi mi passerò molto tranquillamente il resto dell'estate qui al mare, salvo i rientri per le sedute di chemio. Mi sembra una pacchia insperata ;-)
2) Finita la chemio, farò la radioterapia (25 sedute giornaliere all'ospedale di Padova).
3) Conclusa la radio, comincerà la cura farmacologica con quel farmaco (Herceptin) che dovrebbe dare una sonora spazzolata alle metastasi.

DA AMAZZONE A CENTAURA

Martedì avevo appuntamento con la radiologa. Poiché da ottobre circa diventerà un tragitto quotidiano, ho pensato che tanto valeva mi "iniziassi" alla moto... guidata da mio figlio Michele, che ha buttato alle ortiche la sua patente auto. In realtà io mi sono sempre rifiutata di "sapere" che mio figlio ha quel motorone, figurarci a salire! Ma il fratello Filippo "automunito" era altrove, mi seccava ingrassare i taxisti padovani con quasi 25 euro per 6-7 chilometri fra andata e ritorno. Che sia chiaro: posso guidare, ma spalla e braccio non sono ancora così agibili per parcheggiare la mia Mini senza servo-sterzo nell'autosilos circolare vicino all'ospedale o in analoghe situazioni che richiedono muscoli. Però in mattinata ero comunque andata all'ambulatorio di analisi mediche perché - mi hanno telefonato - si erano dimenticati di consegnarmi parte dei referti, ma l'oncologo che mi aveva visto il giorno prima per fortuna (?) non se n'era accorto. E poi ho visto che anche questi risultati mancanti erano ampiamente nella norma, quindi no problem, no?
Insomma la giornata era cominciata già con questo "inconveniente" che comunque mi pareva una bazzeccola in confronto al "motorone". Ma vuoi mettere la fifa in confronto al dare una gratificazione al figlio fiero di poter fare la propria parte nell'accudimento della vecchia madre malata?
Appuntamento con la radiologa alle 11, ma prima delle 10 ero già tornata a casa. Mi metto a raccogliere le varie cose da portare alla dottoressa e, con raccapriccio, mi accorgo che manca l'impegnativa per questa visita specialistica. Il mio chirurgo (singolare personaggio di cui una volta o l'altra vi parlerò) mi aveva fissato l'appuntamento e preparata la documentazione... possibile che avesse dimenticato l'impegnativa?????????? Scavo ovunque per la casa, pensando che sia la mia testa a non funzionare, ma alle 10.30 mi arrendo. Devo trovare un rimedio e rivolgo un pensiero affettuoso ad Esculapio (non mi viene in mente nessun santo per la medicina) affinché il mio medico sia reperibile. BINGO! C'è! Ed è pure nel suo studio (poco più di un chilometro da casa mia). Ma dov'è mio figlio Michele? Aveva promesso di mettersi la sveglia... Lo sveglio e, blandamente, lo invito a sbrigarsi, perché non è mai di gran umore quando si affaccia ad un nuovo giorno.
Nel giro di dieci minuti riesco ad aggiungere angoscia ad angoscia... Mi rendo conto che la gonna abbondantemente sopra il ginocchio non può essere un abbigliamento consono alla "motorona". Mi infilo un paio di pantaloni che almeno arrivano al ginocchio. A posto? Naaaaaa, come faccio a conciliare parrucca e cascooooo? Certo che posso forzatamente infilare il casco, ma un risultato è sicuro: quando lo toglierò verrà via anche la parrucca e, visto che succederà nei pressi dell'ingresso al pronto soccorso, che succederà quando vedranno una donna che si toglie casco e "scalpo" nello stesso momento? Non mi piaccio con le bandane, ma non ho alternative... Ormai manca solo un quarto alle 11: in quel momento con aria insonnolita (il che non mi rassicura) arriva Michele e annuncia: "Sono senza benzina". Respiro a fondo. Non voglio mettergli fretta perché sarebbe controproducente visto che devo affidarmi ad una motorona, quindi replico: "Pisciaci dentro nel serbatoio, ma mi devi portare prima dal mio medico e poi all'ospedale". Lui per niente intimidito ribatte: "Con quelle ciabatte se cadiamo ci lasci tutta la pelle dei piedi". Santa Medea che fece dei figli uno spezzatino con cui nutrire il padre!

COME SI DIVENTA CENTAURO IN UN'UNICA, BREVE LEZIONE

PRIMA

I miei "pensieri del sellino":
Dove mi aggrappo? E compio vari attentati a parti anatomiche del conducente.
Come si fa per non incollarmi alla sua schiena e a sbattere fastidiosamente il mio casco contro il suo?
Che inclinazione devo seguire nelle curve? Quelle degli sci? Temo sia il contrario.

DOPO

Le "bacchettate" del conducente
"Non mi puoi strapparmi le palle, devi tenere le mani alla mia vita"
"Dietro la sella c'è una maniglia per evitare che tu mi venga addosso"
"In curva stai dritta, normale, se stringi bene le cosce sarà il tuo corpo ad assecondare la moto"

Io: "Oh bella! Ma allora è come andare a cavallo"
Lui: "Per questo ci chiamano centauri"

Passatemi il frustino!

Un abbraccio
Adriana

lunedì 28 luglio 2008

Un anno da "sfangare" - 28 luglio 2008

Carissimi
stamattina ho visto l'oncologo, il quale mi ha illustrato il piano: dovrò "sfangarmi" un anno di terapie varie. Be', è pur sempre una specie di "assicurazione sulla vita", no? Dovevo fare stamattina la prima chemio, ma è stata rimandata a martedì prossimo, perché oggi non ero proprio in forma. In questi giorni, infatti, il mio intestino si è davvero imbestialito culminando ieri con 39 di febbre. Ora va meglio, anche se c'è ancora un po' di febbre. Domani ho la visita con la radioterapista, così saprò anche la data di queste sedute, che purtroppo saranno quotidiane ma che non dovrebbero partire prima di metà agosto. La chemio, per fortuna, sarà ogni tre settimane. Insomma un bel bombardamento. Per il farmaco mirato alle metastasi dovrò invece aspettare la fine della radioterapia, la quale già - data la posizione - si farà sentire sul cuore e anche quel farmaco è piuttosto pesante sempre per il cuore.
Domani, subito dopo la visita dalla chemioterapista, Laura mi accompagna a Lignano, dove proseguirò con la fisioterapia fino a domenica compresa.
Un abbraccio
Adriana

giovedì 24 luglio 2008

la "fatina" - 24 luglio 2008

Carissimi
sono a casa da martedì sera, ma sono state giornate di fuoco per molteplici motivi, non ultimo il fatto che ho avuto la febbre a 38 per due giorni.La mia repentina partenza da Lignano è stata determinata dal fatto che l'appuntamento con l'oncologo ce l'ho lunedì prossimo, mentre martedì mi vedrà il radioterapista. Poi, avrò le idee più chiare circa le terapie e i loro tempi, in dipendenza dei quali vedrò se posso o meno tornare a Lignano. Questi i fatti principali. Se volete leggere più oltre, troverete più o meno i miei soliti "cazzeggi".

PARTENZA DA LIGNANO

Oncologia mi ha telefonato alle 13.30, avvertendomi di andare munita di analisi. Bruscamente concluso quindi il pranzo che stavo avendo con Marisa, venuta a trovarmi da Trieste e già arrivata in ritardo a causa di una coda in autostrada. Alle 16 è arrivato mio figlio Filippo a prendermi. La mattina dopo ero all'ambulatorio analisi. Il tutto con un freddo bestia addosso a causa della febbre, che - per fortuna - io porto bene, così come l'età ;-)


IL DRENAGGIO

Togliermi il drenaggio sembrava diventato un affare di alta chirurgia, mentre ormai io cominciavo ad essere non solo fisicamente infastidita (24 giorni senza doccia completa e nanna solo sul fianco destro), ma anche seriamente preoccupata da queste inspiegabili puntate di febbre che temevo la risposta ad un'infezione, visto che il liquido nella sacca diventava sempre più torbido e filamentoso.
Rapido riassunto delle "posizioni":

Ospedale di Latisana-Lignano
Obbligatoria l'impegnativa del proprio medico di base o comunque di un medico esterno all'ospedale, tipo Guardia Medica. "E comunque venga quando non spurga più".

Guardia Medica di Lignano
Del medico "fai da te" siriano vi ho già parlato... pieno di buone intenzioni. Ma anche per lui il drenaggio andava tolto solo nel momento in cui non "butta più".

Il mio chirurgo, interpellato telefonicamente.
"Finché il drenaggio c'è continua a colare. E' ora di toglierlo comunque. Lo può fare chiunque".

Il mio medico, martedì sera, quando sono andata per farmi fare le impegnative per i vari esami previsti dall'oncologo.
"Dove ha messo le mani il senologo non ci metto le mie".

All'ospedale di Padova, dove stamattina mi sono recata per avere impegnative e fascicoli da portare all'oncologo.
"Il suo chirurgo non c'è. E' in sala operatoria"
"Ma ci sarà un sostituto, no?"
"Sì, ma è quasi sicuro che lei, dopo aver fatto la fila, si senta rispondere di rivolgersi al suo chirurgo"

Il mio chirurgo, da me debitamente atteso fino a mezzogiorno, e che poi mi ha liberato dall'impiccio in cinque secondi.
Io: "Mi dispiace perseguitarla per una cosa così da poco, ma non trovo nessuno che me lo tolga"
Lui: "Non me ne parli... la capisco".

Mi ha comunque rassicurata in merito alla febbre e al mio stato debilitazione (pensavo di riprendermi più in fretta!): in realtà sono stata operata nel tempo minimo di attesa dopo l'ultima chemio (tre settimane invece di un mese) e quindi l'organismo è ancora stressato da quella terapia.


MATTINATA ALL'OSPEDALE CON "FATINA"
Nella segreteria di Chirurgia la signorina si è messa ad imbustare il mio "curriculum oncologico" per i vari destinatari: all'oncologo, al radiologo (mammografia al seno destro), al radioterapista, al medico di base. E io chi sono? L'ultima ruota del carro? Anzi, le chiusure già pretrattate con la colla normale sono state ripassate con lo stick di Bostik. Volevo dire: "Signorina, evita che io apra con il vapore? Guardi che non sono tipo da sotterfugio... vado dritta alla meta!". E infatti, visto che l'attesa del chirurgo si profilava lunga, sono andata a sedermi su una panchina del chiostro dell'ospedale vecchio (fine '700). Ho stracciato la busta indirizzata al mio medico di base (tanto lo sa che l'avrei fatto) e ho letto la diagnosi.

1) Carcinoma duttale infiltrante, con invasione vascolare peritumorale, della dimensione massima di 10 centimetri, che raggiunge il derma del capezzolo.
2) Metastasi in 8 dei 21 linfonodi repertati
3) Metastasi in 3 dei 3 linfonodi repertati

Niente che non sapessi già, ma la parola "metastasi" messa nero su bianco per due volte, ammetto che mi ha fatto venire brutti pensieri, perfino "testamentari"... Tuttavia mi sono imposta di rispettare la regola che mi sono data: vivere tutta la questione per tappe. E la prossima è quella con di lunedì prossimo, con l'oncologo. Così ho ricominciato a respirare regolarmente e a guardarmi intorno: decisamente rasserenante il suono della fontana centrale e l'ombra dei pini (o saranno cedri del Libano?) centenari. Peccato per le aiole elegantemente circondate da basse siepi di bosso, ma invase da alte erbacce. E' stato in quel momento - giuro - che ho pensato: "Devo essere proprio giù di corda se sono qui seduta e non mi viene incontro nessuna storia...". Istantaneamente dall'ombra delle colonne si è materializzata una donnina fatta a botticella, capelli bianchi, corti e ispidi, maglietta viola con lustrini. Poteva essere Flora, una delle tre fatine della Bella Addormentata nel film di Disney? Naaaaa, l'ho capito nel momento in cui si è avvicinata alla panchina e mi ha chiesto: "Che, disturbo?" in chiaro accento romanesco. "No, no, prego". E' una rogna, non una fatina, ho pensato, progettando già di battermela. Ma lei aveva già estratto dalla borsetta borchiata un pacchetto di sigarette nuovo di zecca e per aprirlo ne stava facendo scempio, borbottando: "Eppoi me dicono de no fuma'. Si accende la sigaretta sbuffando come un mantice, sicura di trovare solidarietà, visto che stavo fumando anch'io. "Ma dico io - continua - che serve se smetto di fumare visto che ho due figli di 40 anni che in casa fumano tutto il giorno. E' come se fumassi anch'io, no? Così ogni giorno smetto e ogni giorno ricomincio". Mi ha guardato in cerca di approvazione. L'ha avuta con un cenno di comprensione e, mentre lei carbonizzava (più che incenerire) la sigaretta, mi sono persa a ripensare ad una cosa curiosa accaduta il giorno prima. Ero appena uscita dal bar dell'ambulatorio analisi, dove mi ero gustata briche con cappuccino, e mi stavo voluttuosamente fumando una sigaretta, quando si avvicina un anzianotto, mi guarda come se dovesse chiedermi un'informazione e invece: "Mi offre una sigaretta?". "Prego" faccio io porgendo il pacchetto che avevo in mano. "No, no - si schermisce - scherzavo. Io ho smesso nell'aprile del '72". E che, celebra ancora l'anniversario? Penso fra me... "Così sa? Ho smesso da un giorno all'altro" aggiunge, guardando perdutamente la mia sigaretta. Non sfoggia virtuosismo per la verità, ma solo tanta nostalgia... Infatti: "Mi scusi eh? Non volevo disturbare...". E si allontana così, un po' ingobbito, perso nel ricordo di una nuvola di fumo.
I miei pensieri vengono interrotti dalla "fatina": "Bella villetta, vero?". Guardo lei, guardo il chiostro. Siamo alle allucinazioni? Lei imperterrita allunga il braccio in un gesto circolare. No, non ha un imprevisto attacco di umorismo... Chiama il chiosco proprio così, villetta. "Be' sa - spiego io - è l'ospedale vecchio". "Quanto vecchio?". "Fine '700". "Mannaggia, è da stamattina alle 8 che aspetto una visita. Ma sto' ospedale vecchio funziona ancora?". Non ho parole, anche perché è serissima. "Dietro qui c'è quello nuovo" ribatto flebile, non sapendo proprio che dire. Ho comunque detto troppo. Lo intuisco da rapido movimento con cui guadagna mezzo metro a sedere vicino a me. "Perché sta qua lei?". "Cancro al seno" rispondo sperando di gelare la conversazione. Invece è come aver scosso una bottiglia di spumante rimasta un'ora sotto il sole. La "fatina" esplode in un resoconto sulla morte per cancro al seno di una sua sorella di trent'anni. "E papà era disposto a pagare per curarla, ma alla clinica privata non ci hanno voluto firmare la garanzia che sarebbe guarita, così l'abbiamo portata all'ospedale...". A costo di sembrare scortese, mi alzo di scatto quando coincia il capitolo sulla nipote che ha abortito a causa di un cancro al seno. Me la batto con il solito pensiero: "Ma tutti a me gli svitati?".
Un abbraccio
Adriana

ps. Ora sono molto stanca e vado a letto. Prometto che domani risponderò alle mail personali.

domenica 20 luglio 2008

L'ora del lupo - 20 luglio 2008 - 23.30 della notte

Sapete perché i neonati preferenzialmente cominciano a frignare irrequieti, senza essere incazzati, ma inondati da un "blues" al crepuscolo? Succede anche agli adulti, ma in modo più o meno sublimato. I neonati, invece, avendo una memoria più primitiva e recente sentono quella che viene chiamata - semplificando - "l'ora del lupo". E sì, erano cazzi acidi ai primordi, quando la luce se ne andava e ti rifugiavi per la notte nel posto più sicuro a disposizione, ma pur sempre con una strizza mortale nei confronti dei predatori notturni.
Per me qui, l'ora del lupo più micidiale è proprio questa, intorno alle 21, quando gli stomaci sazi da una giornata di ristrettezze alimentari determinate dalla dieta-mare vengono finalmente ingolfati da una libera pascolata. E' allora che entra in funzione all'aperto ( essendo in vacanza, altrimenti si sta in stalla-tv) la digestione bovina omaso-abomaso, ovvero "paciolar". Ma qui non ci sono pacifiche mandrie a ruminare. Stasera mi sono rifugiata in casa come in una caverna. Sono accesi solo il pc e una piccola lampada sulla tastiera.
Avrei voglia di andare a sedermi su un pedalò sulla spiaggia... ehi, amici maltesi, questo è il massimo a cui posso aspirare come scoglio... ma forse lo farò più tardi, quando potrò sgusciare inosservata fuori da questa "riserva". E poi è da quando mi sono rasata che ho una grande tentazione, quella di farmi un giro di notte e passare per maschio. Ora sarebbe anche più facile: una tetta non c'è più, l'altra è molto "avvilita". Sono anche diventata più spigolosa. Avevo già accennato la mia intenzione all'amico Antonio, ma mi aveva stroncato a causa delle guance imberbi e del viso paffuto a spacciarmi per maschio. Nonostante la mia voce arrotata dalle sigarette. Però ora senza ciglia e sopraciglia, oltre che calva, sono ancora più androgina. Mi sembrerebbe di esplorare il mondo da un altro punto di vista. E chissà quali storie mi correrebbero incontro. Che TENTAZIONE, che tremenda TENTAZIONE. Nessuna tendenza lesbica di mezzo, solo curiosità di capire come il linguaggio corporeo influenza quello dei sessi.
No, stasera no. Non mi sento abbastanza libera per farlo. Libera dentro. Mi rode, lo ammetto, il pensiero di domani. Devo parlare con il chirurgo tornato dalla Sardegna. Sarà già un'impresa acchiapparlo al telefono, ma questa era stata l'intesa dopo avergli detto che io partivo per Lignano a smaltire la convalescenza. In realtà non mi aspetto grandi rivelazioni. Vi ricordate? Sarebbe stato un successo se fossi uscita dalla sala operatoria senza entrambi i seni, invece il destro è rimasto lì, segno che il sinistro aveva troppi problemi per occuparsi dell'estetica. Poteva passare se l'intervento avesse preso in considerazione il "nodulo sentinella", ovvero la biopsia di un nodulo nei dintorni del cancro per verificare l'estensione del "contagio". Invece l'ascella mi è stata vuotata, perché i noduli erano già infiammati. E anche ricucita alla "come viene", piena di pieghe. Mi consolo pensando che il chirurgo abbia intenzione di ricucirmi più dettagliatamente in vista di una ricostruzione. Che comunque deciderò in seguito.

Adesso pausa. o forse buonanotte.

Adriana

Papaveri e papere 20 luglio 2008

Oggi, dopo otto sedute che scoccavano da mezzogiorno all'una di ogni giorno, ho dato il temporaneo addio al mio fisioterapista che rivedrò non prima di venerdì prossimo, visto che non ha più un'ora libera per me.
Ma torniamo a domenica scorsa, quando poco prima di mezzogiorno sono arrivata alle Terme a scapito dell'amato aperitivo con i miei vicini Alberto e Isabella, nonché Luciano il giardiniere. L'ambiente è elegante, ma gelido. Mi aggiro furtiva fino ad individuare due condizionatori che sbuffano un'aria ibernante e li spengo. Ma cambia poco, mi aspetto di vedere nuvolette di vapore uscirmi dalle narici e i pochi anziani nella sala d'aspetto sembrano appena usciti dai cassetti refrigerati dell'obitorio. Gli manca solo il cartellino di refrigerazione appeso all'alluce. Io per fortuna ho la mia parrucca che si sta dimostrando un eccellente berrettone para-spifferi. Fisso ipnotizzata i quadri alle pareti diventate spazio per la mostra di un tale di cui non ricordo il nome. Già il formato delle tele è bizzarro, direi 30 di larghezza per 1.50 di altezza. Solo due i soggetti: fiori e marine. Passi per i fiori, uno solo per tela e riprodotto con l'asetticità biologica di una macro da documentario, ma le vedute marine viste in una così spiccata verticalità mi fanno sentire la prigioniera Pia de' Tolomei che scruta il Tirreno (semmai lo vedeva) dalle feritoie di una torre. Intanto penso al massaggiatore: sarà bravo? Sarà simpatico? Sarà come l'icona dei massaggiatori, ovvero fisico da bagnino con l'unico lampo bianco della dentatura sul corpo rigorosamente abbronzato? In fondo queste Terme danno direttamente sulla spiaggia, no? Magari hanno i bagnini-massaggiatori che si alternano fra la battigia e i "box" (qui chiamano così) per le terapie. Mai termine fu più appropriato, scoprirò dopo, visto che i locali hanno l'ampiezza delle tele del pittore e si allineano come cellette nel corridoio alla mia destra. Alla mia sinistra c'è uno scalone che porta al piano superiore, dove l'istituto di estetica dovrebbe toglierti gli anni rimasti in sovrappiù dopo l'eventuale intervento terapico. Tuttavia, data l'età imperante, direi che non si scende nella migliore delle ipotesi sotto i 60, quindi non vedo quale vantaggio potrei trarne dai miei 58.
Allo scoccare del mezzogiorno, il corridoio dei box si anima: prima passi claudicanti, strascicati, pesante ciabattare, ticchettìo di bastoni. Eccoli i redivivi tolti dall'ibernazione della sala d'aspetto. Poi il clamore fatto di battute insulse e saluti sbracati degli "sciamani termali". Al fisico da bagnino si avvicinano, jeans e maglietta arancione come divisa fanno il resto. Nessuna donna. Solo una vecchia infermiera che gira pingue e ondeggiante come una papera alla disperata ricerca di qualcuno a cui misurare la pressione, tanto per tenersi in esercizio. A quale di questi guizzanti tonni-pinna gialla (arancione) della pubblicità Maruzzella, mi pare, toccherà di blandire a carezze il mio riluttante sistema linfatico? E' meglio che dire linfodrenaggio, no? Quello possente e con un cranio rasato che non ha niente da invidiare al mio? Quello dal sorriso pronto e dall'aria biricchina che mi addocchia la maglietta sapientemente drappeggiata ed esclama: "Che magnifico giallo!" (giusto oggi ha detto ad un'ottantenne: "Ahhh, rosa salmone stamattina". Che sia un gerontofilo o il pittore della mostra?". Fare i massaggiatori scalda, ehh? Loro camminano sciolti prelevando noi stoccafissi dell'Artico. Mi sta venendo il complesso dell'orfana che nessuno adotta, quando da dietro la siepe di muscoli spunta il "mio". Visti i quadri dove prevalgono sinistri, solitari e giganteschi papaveri... che canzone poteva venirmi in mente se non "Papaveri e papere"? Anzi, eccolo lì, il mio brutto anatroccolo di non più un metro e 60, fisico esile, pomo d'adamo prorompente. Il nome? Massimo! Ma quanto sanno essere crudeli i genitori o meglio le loro aspettative!

Ora vado ad occuparmi della mia cena, cercando di dribblare "el piaciolar"...
A dopo.
Un abbraccio
Adriana

sabato 19 luglio 2008

Baleniera in disarmo...19 luglio 2008

Sono passati 20 giorni dall'intervento e devo dire che mi sentivo meglio 19 giorni fa rispetto ad ora. Possibile che, date le ottime premesse, la convalescenza si stia rivelando così lunga? Sono tutta uno scricchiolìo come una baleniera in disarmo, altro che amazzone! Ieri, ad esempio, ho avuto 38 di febbre e mi sono preoccupata perché temevo che magari si fosse infettata la ferita del drenaggio. Invece stamattina ero uno straccio, ma sfebbrata. Quindi sono andata - sempre rigorosamente a piedi - a fare la seduta di fisoterapia, però braccio e spalla ancora non si sistemano. Le giornate, comunque, trascorrono fulminee. Tutte le villette sono ormai occupate e io passo il mio tempo ad evitare di partecipare al modo più monotono di trascorrere il tempo: quello del "paciolar". Devo spiegare per quanti non sono veneti. In dialetto chiaccherare si dice "ciacolar", il che denota un'attività poco impegnativa, ma non del tutto priva di significato. Esiste poi il "paciolar" che, propriamente, sarebbe l'azione di masticare e rimasticare qualcosa di poco impegnativo in bocca. Ecco, "paciolar" è l'equivalente del parlare tanto per dare aria alla bocca, dove già l'affermazione "non esistono più le mezze stagioni" assurge a significati filosofici, rispetto al tono medio del "paciolar" che spazia dalle differenze tra la prima e l'ultima fila degli ombrelloni, alla temperatura della piscina, dalle prodezze alle coliche dei cani, ai centinaia di modi per accendere il barbecue. Per fortuna il mio stato di malata giustifica tutte le mie "fughe", senza sembrare scortese. Quello che mi secca di più è che tutto questo via vai di cani e di umani ha relegato gli scoiattoli alle cime più alte dei pini, proprio quando ormai avevano trovato la strada per venire da me a prendersi le noci.
Ok, non vorrei cadere anch'io nel "paciolamento". Quindi ci risentiamo domani. Vorrei parlarvi del mio fisioterapista.
Un abbraccio
Adriana

martedì 15 luglio 2008

Un salto nel Terzo Mondo

Carissimi,
giorni fa si è posto il problema di togliermi i punti e, possibilmente, il drenaggio.
All'ospedale di Latisana (quello più vicino a Lignano) mi dicono che mi serve l'impegnativa del mio medico di base. "Ma io sono a Lignano, mica dovrò tornare a Padova per questo?". "Allora vada alla Guradia Medica, perché comunque serve la certificazione di un dottore". Non replico perché già sento che sarebbe inutile, ma mi chiedo se al reparto di Chirurgia dove mi devo recare per la "rimozione" non ci sia neppure un medico che possa certificare la necessità di questa banale medicazione. Pronto Soccorso? Neanche a parlarne! Lì, dove i punti li danno come una sarta a cottimo, non li tolgono, in quanto non si tratta di un intervento d'urgenza.
Vabbé, vado alla Guardia Medica (sezione turisti), dove si paga anche il rilevamento della pressione. La sala d'attesa è completamente vuota... forse per questo - visto che rompo il tedio di una mattinata a calma piatta - vengo accolta con entusiasmo dal medico di turno. "Ahhhh, come sono fortunato! E' venuta a trovarmi una bella donna". "Aspetti a dirlo" bofonchio io, piuttosto perplessa. Il dottore è sui 70 ben portati, con un aspetto "démodé" visto il capello ondulato (rigorosamente tinti di marrone chiaro) e i baffetti a manubrio. Insomma si prodiga in sbracciate, sorrisi e mi inonda in un improbabile italiano, con un forte accento fra l'arabo e il francese. La notizia che la mia fulgida bellezza è menomata da un seno di meno non lo turba minimamente e anzi vuole esaminare il "misfatto", proclamando che lui è un esperto ginecologo che ha girato tutto il mondo. "Ma ci prova o si fa?" mi chiedo, temendo già di ritrovarmi in un'inappropriata posizione ginecologica. Invece è galante, ma non smanaccione e, mi assicura, che il mio viaggio all'ospedale è del tutto inutile in quanto lui è perfettamente in grado di liberarmi di entrambi gli impicci. "Vuole subito?" mi dice. "No grazie, non prima di lunedì mi ha detto il chirurgo". "Benissimo, allora l'aspetto lunedì mattina" e, un po' frastornata oltre che senza impegnativa, mi ritrovo alla porta. Nei due giorni successivi mi autoconvinco che tutto sommato è una buona idea, anche perché così evito di chiedere al mio gentilissimo vicino Alberto un passaggio in auto fino all'ospedale.
Il lunedì mattina alle 10 sono nell'ambulatorio. Il nostro mi guarda perplesso: "In cosa posso esserle utile?". Stavolta ci vuole proprio: "Be', allora non avevo poi fatto così colpo se lei si è già dimenticato di me... Sono qui per i punti". "Ahhh, la bella signora... si accomodi" (ero peggiorata in un paio di giorni? Preoccupante). Mi denudo fino alla cintola e mi siedo sul lettino. "Questo è il liquido di drenaggio di dieci ore" gli faccio notare. "Troppo, - decide - facciamo solo i punti". Sotto sotto sono sollevata anche perché noto che in luogo di uno sterilizzatore per i ferri c'è una pentola su un fornellino elettrico... Lui intanto continua a cianciare sugli Emirati Arabi dove ha esercitato per moltissimi anni e con pochissimi mezzi tecnici a disposizione. Mi dà le spalle e fruga senza ombra di guanti fra le poche cose posate su un tavolinetto da medicazione. Improvvisamente si gira brandendo la lametta senza manico di un bisturi. "Non ci sono le forbici da punti - spiega, indicandomene un paio da garza con punte arrotondate - e con quelle non posso certo incidere. La lametta andrà benissimo, lei non si preoccupi". "Be', cerchi di non preoccuparsi neppure lei" rispondo, temendo che gli tremi la mano. Invece salvo per un punto un po' profondo, tutto fila liscio e indolore. "Vada di là che c'è uno specchio e controlli se li ho tolti tutti" conclude. Nel bagnetto non c'è manco una finestra, una luce fioca e uno specchio incassato fra due armadietti sopra il lavandino. Lascio correre e lo rassicuro: "Controllerò a casa, dove ho uno specchio che ingrandisce". Sembra soddisfatto e si accinge ad applicarmi una garza adesiva sulla traballante imboccatura del drenaggio. "AAAlt - faccio io - sono allergica a quella roba. Mi metto io a csa del cerotto di carta". Proprio in quel momento butto l'occhio nella vetrinetta dei medicinali desolatamente semivuota, ma dove vedo un rotolo di cerotto. "Eccolo, quello va bene!". "Ma è cerotto quello?" mi risponde questo strano personaggio. Alla fine, pur dubbioso me lo applica. Poi si siede dietro la scrivania e mi dice: "18 euro". "Ricevuta" faccio eco io. Scova un libretto da ricevute nel fondo di un cassetto e scribacchia una generica "prestazione ambulatoriale". Quando sono sulla porta mi dice: "La aspetto per il drenaggio". Oddio, vedremo... ma intanto chi me la fa la dannata impegnativa se decido di andare all'ospedale? Mi apposterò fuori dalla Guardia Medica per sincerarmi che non ci sia questo premuroso, galante e fantasioso medico siriano di Guardia?
Un abbraccio
Adriana

lunedì 14 luglio 2008

15 luglio 2008 - Il ritorno dell'Internauta

Carissimi
rieccomi. Il passaggio da Tim a Vodafone mi ha permesso di ridiventare un'internauta. Ma che stress e quanti soldi buttati...
Siccome è da un po' che non ci sentiamo, faccio un breve riepilogo generale per chi, pur volendomi bene, non ha molto tempo per leggere le mie "minchiate".
Sono ancora nella mia casa al mare a Lignano e intendo restarci il più possibile. Il mio chirurgo invece è in vacanza in Sardegna per tutta questa settimana, quindi prima della prossima non potrò avere notizie sull'esito dell'esame istologico in merito alle ghiandole ascellari che mi sono state tolte insieme al seno. Inutile che vi dica come questo risultato sia importante... Cerco di non pensarci e di procedere come sempre, cioè affrontando i problemi uno per volta: ora, ad esempio, sto facendo la fisioterapia per ridare mobilitazione e circolazione linfatica al braccio. Non è messo male, ma è riluttante ad adeguarsi ai livelli del destro, così come la spalla e zone circonvicine. Ho potuto liberarmi dei punti (ma non ho vinto niente;-), non del sacchetto di drenaggio che ancora raccoglie un po' dei miei effluvi. Riesco comunque a fare una vita abbastanza attiva (bici, passeggiate, ecc.) nonostante siano trascorse neppure due settimane dall'intervento. Quello che proprio non posso affrontare è la pulizia dei pavimenti, ad esempio... e non mi dispiace affatto ;-))))))) Né posso stare troppo a scrivere al pc, perché si svegliano muscoletti che neanche sapevo di avere. Infatti ora mi fermo qui. Tanto l'essenziale l'ho scritto. Il resto sarà a "capitoletti" tra un lavaggio di denti (è mezzanotte passata); la ricarica di noci per gli scoiattoli; ingurgitare vari estratti di erbe, nonché la melatonina, nel vano tentativo di dormire; lavare le ultime tazze, ecc. In questo modo il movimento mi evita i doloretti ;-)
A risentirci, perché ho proprio voglia di stare con voi stanotte, per raccontare cose o anche per "parlarmi un po' addosso".


L'AMAZZONE

La poesia che Diego mi ha dedicato rischia di farmi montare la testa, oltre che a cavallo... Peggio il secondo caso, vista la scarsa autorità che esercito su questi quadrupedi nonostante un corso al maneggio. Mi ha colpito in particolare il riferimento all'arco di nocciolo, perché era proprio con questo legno che mi costruivo archi e freccie da bambina, ma venivano inesorabilmente distrutti dalla mia esecranda madre che riteneva questo gioco non adatto ad una femmina.
Tuttavia, diventare amazzone in tempi moderni implica anche problemi pratici.
Uno che segnalo - fra i tanti che possono nascere a livello psicologico e che per ora non mi sfiorano - è quello della "sindrome del seno mancante", tanto per parafrasare quella ben più nota dell' arto mancante, ovvero persone cui hanno tagliato ad esempio una gamba continuano a sentire dolore al piede o hanno l'impressione di muovere le dita. Ebbene, io ho ancora la sensazione che il seno sia al suo posto, se tendo i muscoli mi sembra che si espanda e se ho un brivido il capezzolo si inturgidisce. Quindi quando ad esempio mi vuoto quotidianamente il sacchetto del drenaggio guardo con stupore a questa assimetria del costato. Ma ciò non mi impedisce di affrontare un problema più concreto, ovvero quello del look da adattare a questo vuoto che - più per oggettive difficoltà che per libera scelta - vedo difficoltoso da riempire.

LOOK DELLA MODERNA AMAZZONE

Il problema mi si è presentato quasi subito, visto che sono uscita dall'ospedale neanche a 24 ore dall'intervento. Sono entrata con una camicetta tesa, sono uscita con la stessa floscia. Con la ricostruzione al di là da venire, come dicevo, e la medicazione ancora in atto, al seno posticcio in silicone non ci pensi proprio e alla coppetta in gommapiuma... nemmeno. Comunque ho una terza misura, mica un bunker da riempire, mi sono detta. Si tratta solo di "imbrogliare un po' ". Questi dubbi per la verità me li ero posti con discreto anticipo, ma poi quello che vuoi lo capisci solo quando entri nella realtà del fatto. Insomma a me di mettermi un "posticcio" proprio non mi va... Anche perché si tratterebbe di un "posticcio" senza alcuna funzione, se non quella meramente seduttiva. Ok ad un braccio o ad una gamba finta, anche ad un globo oculare, oppure la parrucca (onde non passare per una snob attempata), ma "pareggiare" un seno che già di per se stesso non è prorompente, che senso ha? Mi sono sempre chiesta come facessero quelle (soprattutto giovanissime) che, arrivate al dunque con un maschio, dovessero fare i conti con le imbottiture. E che sono, il mago Silvan? E butta caso che io stessa in questo periodo incontri una persona che mi interessa, maschero una tetta che non c'è per poi togliermi la parrucca e il sacchetto del drenaggio??????? E poi è tutto da dimostrare che due tette raddoppiano il piacere!

Nel giro di tre giorni avevo deciso che girellare per casa in vestaglia non poteva durare. E visto che era tempo di saldi ero tentata da un'incursione di shopping, attività che mi è francamente odiosa anche con due tette e la mia chioma ordinaria. Mi sono quindi messa a rovistare fra le mie cose e ho messo insieme sei completini niente male (vestirsi e svestirsi è stato un ottimo esercizio per il braccio). Niente di aderente dalla vita in su; scollatura disinvolta ma con sciarpetta che cade giusto a sinistra; piccolo gilé che va bene anche in estate, e vaiiii... essere creativi è già bello, ma su se stessi è libidinoso ;-) Oltretutto il chirurgo per chiudere la ferita ha dovuto servirsi di tutta la pelle che poteva, così mi ha tirato un "dècòltèèèè" (come direbbe Vanna Marchi) che sembra passato con il ferro da stiro ;-))))))))))) non fa una grinza!

CROSSWORD

Il mio "studio permanente" dell'Inglese, nonostante i discutibilissimi risultati, basta appunto non discuterli in Iglese, mi porta a cimentarmi con le crossword, le parole crociate. Pazienza se non ci acchiappo perché in Inglese, ma ... La definizione orizzontale era semplice: "Sign of the Zodiac, nasty disease". Ma ci credete che non mi era venuto in mente Cancro, finché non mi sono aiutata con le verticali? Rimozione o preoccupante calo di neuroni?

Un abbraccione
Adriana

giovedì 10 luglio 2008

LA MIA AMICA E' UN'AMAZZONE - Poesia

La mia amica è un’amazzone
di Diego manca

L’amica mia è un’amazzone guerriera,
combatte a testa alta, bella, fiera;
i suoi nemici, pochi, ben nascosti,
verso di lei non sono ben disposti.
Sul suo stallone bianco, a briglia sciolta
avanza galoppando e non si volta
per controllare se qualcun la segue
quando da sola il suo nemico insegue.
Mi pare di vederla quando tende
la corda del suo arco e l’aria fende
il dardo che ha scoccato verso il cielo;
con quella freccia ha squarciato un velo
e vede chiaramente chi le è amico
e la malanatura del nemico,
quindi col suo bell’arco di nocciòlo
lei tutti i suoi malanni stende al suolo.
Adriana, ritta come un asfodelo
cavalca verso i pascoli a cui anelo:
per galoppare un giorno insieme a lei
e sconfiggere i suoi nemici e i miei.





venerdì 4 luglio 2008

4 luglio 2008 - Adriana: Vinta la partita, non il campionato

Carissimi
eccomi qui per raccontarmi, raccontarvi di questa mia seconda partita vinta (la prima è stata con la chemio). Ma non è certo il successo di due partite a far vincere il campionato, o almeno così credo, perché di sport io non ne so proprio niente. Di positivo c'è che ho ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo, di negativo ... il numero di partite che dovrò ancora giocarmi.
Ma andiamo con ordine.

IL RICOVERO

Martedì 1 luglio alle 8 ero già nella mia stanza al decimo piano, dalla cui finestra con ampia vista su Padova ho fumato la prima sigaretta clandestina, non senza prima aver acceso una candela alla citronella e vaporizzato un deodorante al borotalco perfino sul cartello che proibisce di fumare, pena un'ammenda - mi pare - di 33 euro da versare al responsabile... Sì, puntini al posto del nome. Questo mi ha incoraggiato nella trasgressione, perché prima che si trovasse o si nominasse un responsabile sicuramente sarei stata dimessa. Avevo giusto spento la cicca che si è presentato un plotone di infermiere, guidato da una specie di bulldog che ha subito abbaiato: "Qui si fuma e io sono contraria al fumo". "Guardi che una sigaretta la si concede anche ai condannati a morte" ho ribattuto io. "Non c'entra, oltretutto viene una gran brutta voce". "Sexy, vorrà dire" ho risposto con un sorriso ammiccante, mentre pensavo che a quella la voce sexy non sarebbe venuta neppure con due pacchetti di Gauloise al giorno per vent'anni consecutivi. Per fortuna è battuta in ritirata (non si fa incazzare un'ospite pagante!) e mi ha lasciato nelle mani di due più giovani e accondiscendenti colleghe che mi hanno trafficato intorno per gli esami di rito.
Erano circa le 9.30: intervento fissato fra mezzogiorno e l'una. Tanto valeva mettersi a letto e far trascorrere il tempo con un buon libro, sperando che non ci fossero altre intrusioni ad interrompere il mio accumulo di nicotina in previsione di lunghe ore di astinenza. Mezzogiorno, l'una, le due, le tre... comincio a pensare che per una svista magari non sono stata inserita nel calendario degli interventi. Alle 15.30 entra un'infermiera seguita da due operai. "Devono cambiare il neon sopra il letto - mi spiega - perché è saltato". "Non sono stata io" stavo per ribattere, visto che in genere "SONO IO" a fare queste cose. In ogni caso, perché la mia vita deve essere costellata di lampadine fulminate? Ne approfitto per chiedere notizie del chirurgo. "Ha dato la precedenza ad un'altra signora. Lei sarà operata a metà pomeriggio". "Ma siamo già a metà pomeriggio" obietto io, pensando che potevano almeno avvertirmi prima. "Vedrà che non manca molto".
Alle 16.30 vengono finalmente a prendemi.
Nella sala pre-operatoria un infermiere, che si presenta come Emiliano (gentile da parte sua), mi avverte che essendo l'intervento segnato come bilaterale dovrà fissarmi al lettino a braccia spalancate. "Ma come farò a passare dalla porta?" chiedo, già temendo strane manovre. Emiliano mi guarda perplesso, forse non sa se prendermi o meno sul serio... sta di fatto che i braccioli sono richiudibili, come constato un attimo dopo entrando in sala operatoria. Neanche il tempo di vedere il chirurgo che già sono nel mondo dei sogni. Anzi non è vero, perché in anestesia non si sogna affatto.
Mi sveglio al solito incitamento: "Respira, respira!" cosa che in qualche modo riesco a fare, anche se vengo subito impedita da un bolo di saliva. Mi accorgo infatti che non posso assolutamente deglutire. La mia gola è come morta e così il collo. Unica salvezza sbavare come una lumaca in calore, con Emiliano che ogni tanto viene con l'aspiratore a ripulirmi la bocca. Ma pure il naso è intasato e per quello non c'è niente da fare. Dove sarà mai quella dannata anestesista che pareva così gentile e sollecita? Sono spariti tutti, accidenti! Finalmente i muscoli della gola tornano a funzionare, ma in compenso mi si accende un dolore rovente dalla spalla alla mano sinistra. E' così che constato come il mio seno destro sia ancora al suo posto. Quindi non è andata come doveva. L'intervento sul sinistro - durato in tutto circa tre ore - non si è profilato risolutivo.
Devo dire che mi è stato dato subito un antidolorifico che nel giro di mezz'ora mi ha rimesso a nuovo.

IL DECORSO POST OPERATORIO

La notte è passata molto dolcemente, con il sonno interrotto solo talvolta da una sollecita e dolce infermiera che, casualmente, avevo conosciuto anni fa. Verso mattina il dolore stava ricominciando, subito stroncato da un'altra dose. Mi sono svegliata alle 7 tutta pimpante e, nell'ordine, ho fatto colazione (té e fette biscottate con burro e marmellata); ho acceso la candela alla citronella, mi sono alzata e sono andata alla finestra trascinandomi dietro la flebo e sacchetti del drenaggio, mi sono fumata con grande soddisfazione una sigaretta decidendo che il peggio era passato. Ero giusto tornata a letto che sono arrivate due infermiere per rassettare la stanza. Per fortuna non avevano il naso fino del bulldog o forse se ne infischiavano. Una comunque mi dice: "Come mai la candela?". "E' per le zanzare". "Ma non ci sono zanzare al decimo piano...". "Eccome se ci sono. - ribatto io - Vengono su con l'ascensore insieme agli umani. Lei lo sa che la cicalina ci è arrivata dagli Stati Uniti con gli aerei?". Si eclissano senza null'altro aggiungere.
Arriva il chirurgo, da solo.
"Si fuma qui dentro...".
"Intende fare la spia?".
"No, no... era solo una domanda"
"Come mai un solo seno?"
"Ho fatto solo l' indispensabile, cioè mastectomia radicale e asportazione delle ghiandole ascellari. Ora bisognerà aspettare l'esito dell'esame istologico. Ci vorranno 10-15 giorni. Poi decideremo".
Entrambi sappiamo che significa, quindi non c'è niente da aggiungere.
"Piuttosto, come si sente?"
"Benissimo"
"Allora la dimetto domani".
"Per me anche oggi"
"D'accordo per oggi allora. Le firmo le dimissioni per il pomeriggio".
Le infermiere che vengono a portarmi le varie carte da firmare, che mi cambiano il drenaggio in uno meno ingombrante, che mi danno gli antibiotici da prendere a casa sono esterefatte. "Ma come, se ne va di già? E' stata operata solo ieri sera...". Calma, calma. Alle 18 "scrocco" anche la cena (petto di pollo grigliato, puré e frutta cotta). Alle 19 sono già nel mio letto. Liberaaaaa ;-)

PICCOLA GRANA FASTIDIOSA

La medicazione ha cominciato a prudermi nel pomeriggio di ieri. E' passato il mio medico per un saluto. Gli dico: "Ti ricordi che quando mi hanno messo il port mi era venuta quella brutta allergia per la colla dei cerotti?". "Sì". "Mi sta succedendo la stessa cosa. Che si può fare?". "Niente, io non ti cambio la medicazione. Aspetta fino a lunedì quando vedrai il chirurgo". GRRRRRR
La zona intorno si stava tutta arrossando e il prurito tormentoso. Mi è venuta in aiuto la sorella di Fernando. Lei è primario di Dermatologia all'ospedale di Vicenza. E' stata tassativa: togliere quanto prima la medicazione o sarei stata costretta a ricorrere a cortisonici che però rallentano la cicatrizzazione della ferita. "E ne ho visti di questi casi" ha aggiunto. "Ma allora perché ancora si usa questo tipo di cerotto?". "Perché la sanità è diventata un'industria". GRRRR
Erano ormai le 21.30... Ma non me la sentivo di passare una notte in quelle condizioni. Sono andata all'ospedale al mio reparto. In chirurgia c'era di turno proprio l'infermiere Emiliano che in cinque minuti mi ha cambiato la medicazione usando banale cerotto bianco di carta. "Eh sì, ne vediamo eccome di questi casi...". GRRRR
Il tempo di tornare a casa e il prurito è completamente scomparso. Anche questo è "giocare sulla pelle" del paziente!

Un abbraccio

Adriana

lunedì 30 giugno 2008

30 giugno 2008 - Ci siamo:alle 8 in ospedale, alle 13 l'intervento




Ci siamo:

alle 8 in ospedale, alle 13 l'intervento. Anche dall'ultimo colloquio con il chirurgo sono emerse molte incognite circa il "modus operandi" (e mai modo di dire fu più proprio). Resterò in ospedale per circa tre giorni e seguirò la solita regola: cel acceso sono disponibile, spento no. Potete comunque rivolgervi a questi numeri: ....

Finalmente, dopo lungo allenamento, mi giocherò questa prima partita.
Mi permetto di mandarvi questa foto... che mi sono scattata ieri sera, cioè quando avevo ancora le tette. A loro dovevo un documentato e tenero addio. Ieri, sotto il mio albero, le ho accarezzate a lungo e ringraziate per la loro bella e utile compagnia nel corso di questi anni (ho allattato Filippo per 13 mesi e Michele per 16. Ho smesso perché mi mordeva con i suoi dentini aguzzi). Prima di andare all'ospedale salirò sulla bilancia: voglio ben vedere quanto pesavano :-) Vuoi vedere che mi scopro essere una taglia 42 senza saperlo? :-)))))))))))))))))))
Un abbraccio a voi tutti che mi siete così vicini. E spero a risentirci presto.
Adriana


domenica 29 giugno 2008

23 giugno-foto ricevute da Marina, che si definisce la "quarta dell'Ave Maria"














...
queste sono foto ricevute da Marina, la "quarta dell'Ave Maria"

26 giugno 2008 - Pappagalli e dintorni

Carissimi
è stato quasi con stupore che mi sono resa conto come ormai fosse iniziata la stagione delle vacanze. Fra molti di voi c'è un gran andirivieni, tanto che ho quasi perso il filo di chi parte e chi torna. A proposito, c'è anche chi ha perso il filo con i Tre dell'Ave Maria. Rapidamente: Fernando è rimpatriato da circa una settimana; Giuseppe sta vedendo i "sorci verdi" a causa della tendinite, ma ha raggiunto Antonio a Compostela e ora sono in marcia verso l'ultima meta: Finis Terrae (lo scrivo in latino, perché non ricordo come lo scrivano gli spagnoli).
Non voglio perseguitarvi con resoconti ed elucubrazioni, ma queste "note di viaggio" servono soprattutto a me per metabolizzare ciò che mi sta accadendo. Oggi ho finito di sistemare le ultime cose in sospeso e fino a lunedì voglio starmene assolutamente in pace, come un'atleta in ritiro. Quindi scusatemi se troverete spesso il telefono muto.

I COMMERCIANTI A LIGNANO

Non solo sono carissimi, ma anche tremendamente sgarbati.

Dal pescivendolo:

IO: "Queste seppie sono adatte alla griglia?"
LUI: "E che ne so io?"

Dal tecnico di computer:

IO: "Secondo lei è colpa del server o del modem?"
LUI: "Non ho neanche tempo di starla a sentire"

Dal falegname:
IO: "In quest'asse non mi ha fatto le smussature che le avevo chiesto, quindi non entra nei supporti"
LUI: "Ci metto cinque minuti"
IO: "Le devo qualcosa?" (più per cortesia...)
LUI: "20 euro"

... guai a chi mi parla male dei vu' cumpra'!


IL PARCO DEI PAPPAGALLI

Riccardo, il figlio di Alberta e fervente zoofilo, desiderava vedere il "Parco dei Pappagalli", situato proprio sulla via del ritorno da Lignano. O almeno così sembrava... invece è stato tutto un percorso di stradine secondarie e di argini. Dopo un bel po' di girovagare, Morena è sbottata: "Devo proprio dirvelo...". "Cosaaaaa?". "Io ho il terrore dei pappagalli". "Adesso ho capito - ha risposto Alberta - perché non volevi neppure prendere in mano il dépliant del Parco...". "Ma che ti spaventa dei pappagalli?" ho chiesto io. "La lingua nera, quella malefica linguetta nera che agitano dentro il becco... Che impressione!" risponde schifata. "Ma i pappagalli hanno la lingua nera?" osserva incautamente Alberta che rischia di dare la stura a circa un'ora di sottigliezze sulla specie da parte di Riccardo. "Dritta o a sinistra?" aggiunge subito, trovandosi ad un bivio. "Dritta" risponde Morena che non conosce affatto la strada, ma che ha tutta l'intenzione di depistarci. E infatti ci riesce. Ci troviamo con la macchina imbucata in uno stretto sentiero, buio e umido perfino in quell'ora di canicola, e che termina a ridosso del muro posteriore di una casa fatiscente. Non sembra che ci sia anima viva e da tre enormi bidoni della spazzatura emana fin dentro l'auto un'orrenda puzza di carogna. Sì, non immondizia generica, proprio "cadavere". Alberta scende e si avvicina ad una porticina con l'aria di essere la prima arrivata ad un party: "Ehilà... c'è nessuno?". Dopo un certo tramestio, esce un tipo conciato non meglio della casa. Sarei pronta a giurare che sotto il grembiulaccio bianco, ma lurido, nasconde un coltellaccio insanguinato da macellaio. Alberta sta flautando la richiesta di spiegazioni in merito al Parco dei Pappagalli, mentre Morena tenta di rassicurarsi dicendo: "Forse è il retro di una trattoria". Seeeee... "Dal boia"! In retromarcia riguadagnamo la luce del sole e, poco dopo, ci troviamo al centro di un paesetto. E' una domenica pomeriggio da dopo-bomba... il deserto assoluto, finestre e porte sprangate. Scorgiamo all'esterno di un bar due uomini di una certa età. "Scusate, andiamo bene per il Parco dei Pappagalli?". Uno dei due alza le braccia al cielo e prorompe in un "Ahhhhhhh!" pieno di soddisfazione, a cui seguono entusiastiche spiegazioni. Siamo perplesse. "Vuoi vedere - azzardo io - che quello è il padrone del Parco? Magari adesso sta telefonando per dire: Stanno arrivando quattro turisti, tirate fuori i pappagalli..."
Alla fine al Parco ci arriviamo, ma è l'ora di chiusura! Per fortuna vicino alla cassa c'è il proprietario, che subito si inalbera quando mi sente dire che sul dépliant c'è scritto "Aperto fino al tramonto" e, accidenti, il sole è ancora in cielo! La cosa stupefacente è che lui pure somiglia ad un pappagallo con gli occhietti tondi e un naso aguzzo svettatante su una testina che si muove a scatti sul lungo collo rinsecchito. Ci concede una visita ridotta e una firma sui biglietti per poterli riutilizzare.
Il Parco è veramente molto bello (oltre 300 specie, fra cui molte in estinzione). Morena mostra un eccezionale autocontrollo (anche perché scopre) che non tutti hanno la lingua nera o che comunque la loro passione non è fare le "boccacce". Vediamo che in particolare studia i cartelli che, accanto ad ogni gabbia, danno spiegazioni sugli esemplari. RISCHI è la voce che attira di più la nostra amica pappagallo-fobica. Finché si blocca e legge: "Ahhhh, APPARENTEMENTE nessun rischio. Sottolineo APPARENTEMENTE" ribadisce guardando il pappagallo che suppone APPARENTEMENTE non-assassino! La guardiamo stranite... Alberta le spiega blandamente: "Cara, si parla dei rischi che corrono i pappagalli da parte degli umani, non viceversa".
E facciamo pure le "guardone"! Parte della visita, infatti, se ne va in contemplazione di una coppia di pappagalli blu che si accoppiano (fianco a fianco) in un saettare di penne, code e ventagli iridescenti, con grugnito di soddisfazione finale.


VISITA DALL'ANESTESISTA

Strani esseri gli anestesisti: sentono la loro opera sottovalutata dai pazienti in confronto a quella del chirurgo, ma quando esuli dalle loro domande di routine ti guardano come una paranoica.

IO: "Sono entrata in sala operatoria per cinque volte e ho sempre avuto un decorso post-operatorio o doloroso o anomalo, tanto che mi sentivo sempre ripetere: ma che strano signora"... Cito un paio di esempi.
LEI: "E' tutto normale"
IO: "Visto che ho i diverticoli e un intestino molto irritabile, non sarebbe opportuna una profilassi prima dell'intervento?"
LEI: "Del tipo?"
IO: "Presentarmi con l'intestino pulito..."
LEI: "Questo si fa solo con gli interventi addominali"
IO: "D'accordo, ma il mio problema è che l'intestino ci metterà tre o quattro giorni prima di riprendere le sue funzioni e le scorie che mi restano dentro potrebbero darmi problemi di infezione ai diverticoli..."
LEI: "Prenda prima un blando purgante, se vuole"
IO: "Magari sospendo con frutta, verdura e cibi integrali, visto che la loro giacienza in loco provoca gas che non riesco ad espellere..."
LEI: "Se vuole..."

Ma perché non me ne sono rimasta a Lignano???????? Ho perso una settimana di mare per compilare a voce un questionario che potevo fare anche al computer!

Un abbraccio
Adriana

mercoledì 25 giugno 2008

25 giugno 2008 - ADRIANA DI NUOVO A PADOVA

Carissimi
eccomi qui. Per la verità, sono a Padova fin da domenica sera, ma poi sono stata travolta da una serie di grane. Insomma il solito conto arretrato che viene presentato a fine ferie.
Stamattina ho avuto la visita con l'anestesista. Niente di clamoroso, se non le mie solite perplessità. Lunedì prossimo devo rivedere il chirurgo per gli ultimi preliminari all'intervento, immagino. Mentre martedì primo luglio enterò in sala operatoria. Le incognite sono ancora tante. E sono quelle che mi pesano più dell'intervento in sé. Sono comunque andata all'Istituto di Bellezza per farmi pedicure, maschera al viso e massaggio. Insomma se devo "lasciarci la pelle", preferisco che sia liscia e morbida ;-)
Questa è la versione corta per i frettolosi, il "cazzeggio puro" arriverà nella prossima mail che spero di scrivere stanotte, quando sarà più fresco.
Un abbraccio
Adriana

11-13-14-25 giugno- ADRIANA: diario postumo e lettera di Marina























































11 GIUGNO – ADRIANA-DIARIO POSTUMO



Appena finita l'ultima chemio, mio figlio Filippo mi ha portato direttamente alla mia casa al mare di Lignano. Lui è subito ripartito perché aveva una montagna di lavoro arretrato, ma io sono stata ben felice di essere immersa nel verde di un "villaggio" completamente spopolato, con l'unica compagnia di uccelli e scoiattoli. Con tutta la calma disponibile e lunghe pause per riprendere fiato ho fatto del micro-giardinaggio e mangiato le nespole giapponesi del mio albero straordinariamente carico. Sarà stata l'aria marina, ma la stanchezza post-chemio mi è sembrata meno pesante, anche se la bottiglia dell'acqua calda è diventata la mia inseparabile coperta di Linus.
Non sono rimasta sola a lungo: dopo qualche giorno è arrivato Stefano a darmi "man forte" con i fiori.
Un abbraccio
Adriana


13 GIUGNO – ADRIANA-DIARIO POSTUMO
Giorno di vendemmia delle nespole: arruolati Alberto e Isabella (i miei vicini) e il capelluto giardiniere Luciano. I frutti più alti sono stati lasciati agli scoiattoli che li sbucciano accuratamente prima di papparseli. Che intenditori!
Alla fine, il meritato "taiut" che in friulano è una pausa segnata da un piccolo bicchiere (taiut appunto) di vino.
Un abbraccio
Adriana



14 GIUGNO – ADRIANA-DIARIO POSTUMO








E come farsi mancare una bella grigliata di pesce? E' arrivata anche Carla, che mi ha portato una fantastica cuffia da bagno stile anni '50-'60, ma la sfoggerò solo quando la piscina supererà gli attuali 24-25 gradi. BRRRRR...
Un abbraccio
Adriana


25 GIUGNO – ADRIANA-DIARIO POSTUMO









Sono partiti tutti, così nell'improvvisa tranquillità cerco di fotografare gli scoiattoli che entrano nella casetta per le noci che mi ha costruito il mio vicino Alberto. Invece niente da fare, neppure se mi alzo all'alba! Sono bestiole che stanno estremamente all'erta. Anche il solo alzare la macchina fotografica le mette in fuga.
In questi giorni sono anche apparsi i famosi "cerchi nel grano" in un campo di un paese vicino. Ma non ho mezzi per arrivarci... mi sarebbe piaciuto metterci il naso. Si sentono tante versioni sulla loro esecuzione...
Un abbraccio
Adriana








mercoledì 11 giugno 2008

11 giugno 2008 - (6 giugno, diario postumo)


















Carissimi
non so se la chemio ha il potere di generare campi elettrici di energia negativa, ma da una decina di giorni mi sembra di vivere in mezzo ad un poltergeist. Oddio, io avevo già una certa predisposizione a far saltare le lampadine (in media un paio al mese), ma ora - via! - si esagera! Prima di partire da casa ho dovuto fronteggiare in rapida successione la rottura del frigorifero, un tracollo del congelatore, il colasso del citofono... prima che l'epidemia raggiungesse anche la lavatrice me la sono svignata qui nella casa al mare sperando di trovare un po' di tranquillità, invece il pc o il server che siano mi stanno nevrotizzando.
Ma facciamo un passo indietro.
Prima di partire sono venute a trovarmi le mie due ex colleghe di redazione Alberta e Morena. Una serata all'insegna del kebab a domicilio e di quelle risate che solo fra donne si riescono a fare, soprattutto scambiandosi le proprie debolezze. Morena (la bella moretta al centro della foto) ha superato noi due in facezie quando ci ha raccontato di aver partecipato a Rimini alle selezioni per "Donna-Avventura", un programma televisivo che non ho mai visto ma che sembra vada in onda su Rete 4. In un "percorso di guerra" sorvegliato da zelanti militari che se la ridevano sotto i baffi ha dovuto - fra l'altro - attraversare un ponte tibetano, inerpicarsi in mountain bike e rotolarsi in un tunnel di fango. Finalmente, giunta sfinita e quasi impresentabile davanti al giudice... ha scoperto che le giornaliste non erano ammesse, così come specificato dal regolamento, che lei non aveva letto. :-))))))))))))))))))))))))
Alberta da parte sua ci ha deliziate con le vicende del suo coro "Coristi per caso", che in questi giorni ha goduto di una pubblica esibizione... di cui non so ancora gli esiti.
Oltre alla foto di noi tre nella mia cucina, allego anche quella del ruspante mazzo di rose che mi ha portato Alberta dal suo giardino: da notare la carta-regalo consistente in due pagine de "Il Mattino di Padova" (a cui auguro tutte le spine del caso), nonché la rustica legatura fatta con un pezzo di corda raccattato, credo, dal bidone delle immondizie.
Un abbraccio
Adriana

martedì 10 giugno 2008

10 giugno 2008 - Razzicurazioni...

Carissimi
rassicuro tutti. Questi giorni del "dopo ultima chemio" non sono stati peggiori del solito, cioè abbastanza buoni, ma ho avuto problemi con il pc: ricevevo la posta, ma non riuscivo a spedirla. Ora sembra tutto a posto, ma ho un server che fa schifo. Risponderò alle mail personali arretrate e vi racconterò un po' della mia "quotidianità marinara" :-)
Per le difficoltà che vi ho detto, forse vi sono arrivati oggi da parte mia dei "doppioni". Scusatemi per l'intasamento. A questo proposito invito nuovamente a rispondermi personalmente su adregina@tin.it e non a tutti in indirizzo, oppure di servirsi dei blog mio www.adregina2.blogspot.com o di quello dei Tre dell'Ave Maria antonio-giuseppe-fernando.blogspot.com
A presto
Adriana

giovedì 5 giugno 2008

5 giugno 2008-Finalmente sono in "libertà vigilata"...

Carissimi,
Aaahhh, finalmente sono in "libertà vigilata"... Certo che i "globuli bianchi" sono proprio degli stronzi! Martedì erano ben sotto il minimo consentito per la chemio, mentre oggi - giovedì - sono tornati in quota. Quindi domani approdo finalmente all'ultima seduta. E speriamo che non ci siano sorprese, perché subito dopo la chemio (in genere comincio a star male in nottata) mio figlio Filippo mi accompagna nella mia casa al mare dove spero di restare fino al 25 giugno, giorno dell'appuntamento con l'anestesista.
Avrò con me il pc, quindi continueremo a sentirci via mail o con il cel.
Un abbraccione
Adriana

mercoledì 4 giugno 2008

4 giugno 2008-resoconto non-telegrafico

Carissimi
se avete tempo e voglia, questa è il resoconto non-telegrafico dell'infausta giornata di ieri. Non che il chirurgo mi abbia detto cose che già non mi aspettassi, anche se un po' peggiorative. E comunque sentirsele dire danno quella "sostanza" che prima mancava. Che dire? "Quando il gioco si fa duro, solo i duri coimnciano a giocare".

VISITA

La massa è rimasta praticamente inalterata, anche se non più infiammata e leggermente più mobile. La chemio dovrebbe aver impedito un'ulteriore espansione e l'immissione in circolo di eventuali metastasi.

INTERVENTO

E' stato fissato per il primo luglio perché serve una pausa minima di almeno tre settimane dall'ultima chemio. Sarà di tipo demolitivo, ascella compresa. Paradossalmente, se tutto andrà bene, mi sarà vuotata anche l'ascella destra, ma la decisione sarà presa dal chirurgo in "corso d'opera", mentre se va male la destra non verrà toccata. Comunque previo mio consenso prima di entrare in sala operatoria. Il motivo è questo: se in cancro alla sinistra, pur esteso, si mostra completamente asportabile (al di là di ogni ragionevole dubbio) si procederà anche alla prima fase di ricostruzione, che comunque potrebbe aver bisogno anche di un anno intero e raggiungerà un risultato parziale in quanto si partirà da una superficie completamente piatta. In pratica inseriranno sotto pelle un palloncino (espansore) che verrà molto gradatamente gonfiato fino a fare sufficientemente spazio ad una protesi definitiva con ricostruzione del capezzolo. Ovviamente tutto ciò non verrà messo in moto se ci saranno zone cancerogene residue non operabili e semmai trattabili in modi diversi. Se invece si propende per la ricostruzione, si trende necessario vuotare completamente anche la destra: questo sia per "pareggiarla" con l'altra o con l'inserimento di una protesi sarebbe sensibilmente più grande, sia soprattutto perché ha questo nodulo che, pur essendo per ora benigno, avrebbe necessità di continui controlli, essendo di origine natura calciforme esattattamente come il fratellino che poi ha preso una pessima strada. Secondo il chirurgo, comunque, intervenire su una o due mammelle contemporaneamente non comporta un aggravio dell'intervento. Come dicevo, il seno destro non sarà invece toccato, se quello di sinistra si presenterà troppo disastrato.
In entrambi i casi, dovrò affidarmi alla radioterapia, in quanto la chemio "ha già dato quello che poteva", come ha asserito il chirurgo.
Mi resta comunque un'altra scelta: infischiarmene della ricostruzione, ricorrendo ad una protesi a sinistra e tenermi la tetta quasi sana a destra.

POST INTERVENTO

In questo contesto ancora molto in evoluzione non sono pronosticabili tempi, né possibilità di guarigione. Circa gli effetti collaterali del vuotamento dell'ascella, il chirurgo si è mostrato piuttosto ottimista: dice che ormai le tecniche sono molto raffinate e che la "sindrome del braccio gonfio" è praticamente scomparsa, soprattutto in persone come me "piuttosto magre".

TELEFONO

Come avrete constatato ho entrambi i telefoni staccati: non è perché sto male, ma sento il bisogno di stare defilata, anche perché sono facile alla stanchezza e devo economizzare le forze per far fronte all'ordinario.
Ora vado a letto e leggere e a dormire. Ho anche cose belle da raccontarvi. Se mi sento, le scrivo verso sera.
Un abbraccio
Adriana

martedì 3 giugno 2008

3 giugno 2008 - Sarò telegrafica...

Carissimi
sarò telegrafica perché, per vari motivi, ho avuto una giornata pesantissima.
Visita col chirurgo: intervento il primo luglio su uno o entrambi i seni. La chemio non ha combinato molto. Il cancro continua ad essere molto grosso. Già preventivato anche lo svuotamento dell'ascella.
Chemio: la seduta di domani è saltata perché i miei globuli bianchi hanno fatto un grosso capitombolo.
Un abbraccio
Adriana