Carissimi
oggi ho iniziato la mia seconda settimana di radioterapia. E' subentrato un nuovo tecnico: giovane, biondo, occhi azzurri, piuttosto aitante, ma con un pessimo senso dell'umorismo. Finita la seduta, gli ho detto: "Sta andando meglio di quanto mi aspettassi...". E lui, con aria svagata mentre smanettava l'apparecchiatura, ha canticchiato: "Uno su mille ce la faaa...". "Be' lo spero anch'io!" ho replicato a denti stretti.
IL REUMATOLOGO
Sono anche andata a ritirare le analisi ordinate dal reumatologo, che dovrebbe arginare il mio inizio di osteoporosi. Mi sono rivolta a lui privatamente, onde superare la lista d'attesa, per cui ho pagato 170 euro di visita. Quando però ho telefonato per dire che avevo le analisi da far vedere, quindi iniziare la cura, mi è stato risposto che si tratta comunque di una "visita di controllo" e mi è stata fissata per il 29 dicembre. Ma dico, a che gioco giochiamo?
LA CASA AZZURRA
Stamattina ho anche avuto il secondo appuntamento con l'osteopata-massaggiatore, Luca (quello consigliato da Massimo a Lignano). Mi trovo molto bene, anche se non so bene dove mi sono cacciata. Si chiama "La casa azzurra": ospita un asilo nido e una piccola piscina. Si tengono Laboratori di tutto un po': musica, danza, arte, meditazione, yoga, arti marziali, ginnastica posturale e acquatica. L'ambiente è lindo ed efficiente. Luca è molto preparato, disponibile e amichevole. Stamattina mi ha impastato come una focaccia tutta la zona dell'intervento perché, secondo lui, "ogni cicatrice è un insulto a tutto il sistema-corpo". Ha comunque mani d'oro anche quando mi lavora le spalle e il collo per aiutare i tessuti a ridistendersi e per contrastare il "rattrappire" della radioterapia. Il costo è negli standard di un massaggio normale, ovvero 40 euro. E' comunque impagabile l'entusiasmo che Luca ci mette, come se fosse una questione "personale" fra lui e gli attentati che il mio corpo è costretto a subire.
IL PAPA NERO
Bene, l'ora è tarda, ma voglio continuare a seguire il voto negli Usa. Oggi mi è venuta in mente una cosa: la previsione di Nostradamus circa l'elezione di un "papa nero" nella nostra epoca. Era stata strombazzata in occasione dell'elezione di Woytila e ricordo ancora che, quando fu annunciato questo nome, ci fu un attimo di smarrimento tra la folla. Poi tutto cadde nel "dimenticatoio". E se Nostradamus - nella sua Centuria - avesse in realtà previsto l'elezione del Presidente degli Usa? In fondo per il famoso indovino un "papa" poteva essere la persona più importante del mondo, mica poteva pensare al Presidente degli Stati Uniti, no? Possibile che non sia venuto in mente a tutti questi "futurologi" sempre sproloquianti sui media? Su ragazzi, un po' di elasticità di interpretazione... o, come al solito, aspettate che il fatto accada per dire "dopo": "L'avevo detto io..."
Un abbraccio
Adriana
mercoledì 5 novembre 2008
venerdì 31 ottobre 2008
zucche & zucconi
Carissimi
"se Dio vuole è venerdì", come dicono gli inglesi. E così mi sono sfangata la prima settimana di radio. Sì, ho deciso che contare le sedute era troppo stressante, conterò le settimane: una su 5 è andata :-)
HALLOWEEN
Il sindaco di Padova non ha concesso uno spazio municipale ad una Festa di Halloween. Due le motivazioni: 1) E' un'americanata che nulla ha a che fare con le nostre tradizioni; 2) Recarsi - il giorno dopo una notte di bagordi - in cimitero ad omaggiare i morti è un insulto al "bon ton"; 3) rischio di vandalismi e lerciume sparso.
Concedere o meno uno spazio pubblico per una Festa di Halloween è diritto del sindaco, ma, per favore portiamo motivazioni serie: l'unica è la terza, inutile infiorettarla. Quanto all'americanata, lo è. Ma invece di respingere in toto questa festività (vano tentativo!), perché non riscoprire e riproporre ciò che era nella nostra tradizione? Le zucche con le candele dentro, i tanti dolcetti locali e regionali fatti in casa, le leggende più o meno tremende raccontate accanto al fuoco... insomma tornare anche a quella "frequentazione serena" della Morte che ormai si vive solo in modo drammatico, alla faccia del supposto Paradiso! L'idiozia poi di dire che una festa non è consona alla visita in cimitero... Ma per carità, ben vengano i banchetti e la musica in onore del defunto, come ancora in voga tra popolazioni non certo meno civili di noi.
DOLCETTO O SCHERZETTO?
DOLCETTO: Se volete mi "cospargo il capo di cenere" visto che siamo in tema, ma non sono riuscita a resistere ad un attacco consumistico. Da Auchan - in vista di Halloween - hanno allestito ben due corsie tutte dedicate al cioccolato. Io non sono golosa di dolci, ma il cioccolato (cibo degli dei) mi fa impazzire. E infatti ho proprio perso la testa: ho comperato torte, torroncini, cioccolatini, croccanti e perfino un completo da fonduta. Tutto rigorosamente fondente amaro. Una quantità da "Cioccolato Party", quindi sapete cosa vi aspetta se venite a trovarmi. Per rispetto alle mie magagne intestinali, ne mangio solo un pezzetto al giorno, quindi la scorta durerà per un pezzo. Il mio preferito è il fondente al peperoncino da sciogliere lentamente in bocca, mentre ascolto un Budda Bar. Per me è lo sballo assoluto: più di una volta mi sono trovata a piedi nudi a ballare anche da sola.
SCHERZETTO: godetevi l'allegato. Io sono diventata così "zuccona" da cascarci... Invece il trucco è a portata di mano ;-) Fatemi sapere come va a voi.
Un abbraccione
Adriana
ps. Nel week end risponderò a tutte le mail personali che mi si sono accumulate, ma che leggo quotidianamente. Grazie per essermi così vicini :-)))))))))
"se Dio vuole è venerdì", come dicono gli inglesi. E così mi sono sfangata la prima settimana di radio. Sì, ho deciso che contare le sedute era troppo stressante, conterò le settimane: una su 5 è andata :-)
HALLOWEEN
Il sindaco di Padova non ha concesso uno spazio municipale ad una Festa di Halloween. Due le motivazioni: 1) E' un'americanata che nulla ha a che fare con le nostre tradizioni; 2) Recarsi - il giorno dopo una notte di bagordi - in cimitero ad omaggiare i morti è un insulto al "bon ton"; 3) rischio di vandalismi e lerciume sparso.
Concedere o meno uno spazio pubblico per una Festa di Halloween è diritto del sindaco, ma, per favore portiamo motivazioni serie: l'unica è la terza, inutile infiorettarla. Quanto all'americanata, lo è. Ma invece di respingere in toto questa festività (vano tentativo!), perché non riscoprire e riproporre ciò che era nella nostra tradizione? Le zucche con le candele dentro, i tanti dolcetti locali e regionali fatti in casa, le leggende più o meno tremende raccontate accanto al fuoco... insomma tornare anche a quella "frequentazione serena" della Morte che ormai si vive solo in modo drammatico, alla faccia del supposto Paradiso! L'idiozia poi di dire che una festa non è consona alla visita in cimitero... Ma per carità, ben vengano i banchetti e la musica in onore del defunto, come ancora in voga tra popolazioni non certo meno civili di noi.
DOLCETTO O SCHERZETTO?
DOLCETTO: Se volete mi "cospargo il capo di cenere" visto che siamo in tema, ma non sono riuscita a resistere ad un attacco consumistico. Da Auchan - in vista di Halloween - hanno allestito ben due corsie tutte dedicate al cioccolato. Io non sono golosa di dolci, ma il cioccolato (cibo degli dei) mi fa impazzire. E infatti ho proprio perso la testa: ho comperato torte, torroncini, cioccolatini, croccanti e perfino un completo da fonduta. Tutto rigorosamente fondente amaro. Una quantità da "Cioccolato Party", quindi sapete cosa vi aspetta se venite a trovarmi. Per rispetto alle mie magagne intestinali, ne mangio solo un pezzetto al giorno, quindi la scorta durerà per un pezzo. Il mio preferito è il fondente al peperoncino da sciogliere lentamente in bocca, mentre ascolto un Budda Bar. Per me è lo sballo assoluto: più di una volta mi sono trovata a piedi nudi a ballare anche da sola.
SCHERZETTO: godetevi l'allegato. Io sono diventata così "zuccona" da cascarci... Invece il trucco è a portata di mano ;-) Fatemi sapere come va a voi.
Un abbraccione
Adriana
ps. Nel week end risponderò a tutte le mail personali che mi si sono accumulate, ma che leggo quotidianamente. Grazie per essermi così vicini :-)))))))))
giovedì 30 ottobre 2008
Il Dio Telefono
Carissimi
mi sento finalmente in ripresa. Oggi ho fatto la quarta seduta di radioterapia e tutto sta procedendo per il meglio: non aspetto più di mezz'ora e la mia pelle, a cui elargisco quotidianamente ben tre diversi tipi di crema, per ora non registra problemi. A quello che succede sotto cerco di non pensarci; anzi, mentre sono stesa sul lettino fingo di farmi una lampada abbronzante.
Fra i vari problemi in corso di soluzione, avevo anche quello del lavaggio del port. Veramente mi seccava andare fino all'ospedale di Piove di Sacco per farmi semplicemente dare una siringata d'acqua. Così, martedì mattina ho cominciato a telefonare nelle varie strutture ospedaliere di Padova che potevano fare al caso mio: Hospital Day di Oncologia, Reparto di Oncologia, Centro regionale Tumori. Niente da fare! Ovunque o dava occupato, o squillava a vuoto, o si inseriva il fax. Così ieri pomeriggio, prima della seduta di radio, sono andata all'Hospital Day di Oncologia, ufficialmente aperto solo di mattina. Ho trovato un infermiere in età (simpatico e tombeur de femme) che senza perdere un secondo mi ha seduta su uno sgabellino e vuotato la famosa siringa nel port, ridendosela di appuntamenti e di impegnative mediche per un'operazione tanto banale. "Ma all'ospedale di Piove queste cose me le richiedono... è un tale casino là" gli ho detto. "Casino a Piove? - mi ha risposto - Io ho un fratello che da un anno va a fare la chemio lì e le assicuro che non è niente in confronto al casino che c'è qui". Ok, ho avuto un colpo di fortuna: la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto. Grazie Agostino, ma possibile che le cose filino liscie solo quando si incappa in queste rare e felici combinazioni? Ma la parola "standard" non ha proprio più alcun significato? Possibile, ad esempio, che tre reparti importanti come quelli che ho citato non possano avere un centralino efficiente?
E' incredibile come nell'epoca dei computer si ricorra ancora a così tanta carta, così come il Dio Telefono funzioni solo per le puttanate. Giusto stamattina sentivo che secondo la rilevazione fatta da una società di sondaggi di Mestre, la famiglia italiana - in piena crisi economica - è disposta a tagliare su tutto, ma non a rinunciare al cellulare. Oltre il 50 per cento dei bambini delle elementari ha il cellulare personale...
Riflessione senza alcun intento moralistico: sappiamo bene che in ogni "tribù" il rito del passaggio all'età adulta (più o meno sanguinario) è sempre stato fondamentale. Noi "civilizzati" non siamo mai stati da meno: dai pantaloni corti a quelli lunghi in altri tempi, alle chiavi di casa nei miei. Ora è il cellulare ad essere il momento dell'emancipazione? Ma non ci si rende conto che dare un cellulare ad un bimbo è consegnargli non solo le chiavi di casa, ma quelle del mondo? E magari non del migliore?
Un abbraccione
Adriana
mi sento finalmente in ripresa. Oggi ho fatto la quarta seduta di radioterapia e tutto sta procedendo per il meglio: non aspetto più di mezz'ora e la mia pelle, a cui elargisco quotidianamente ben tre diversi tipi di crema, per ora non registra problemi. A quello che succede sotto cerco di non pensarci; anzi, mentre sono stesa sul lettino fingo di farmi una lampada abbronzante.
Fra i vari problemi in corso di soluzione, avevo anche quello del lavaggio del port. Veramente mi seccava andare fino all'ospedale di Piove di Sacco per farmi semplicemente dare una siringata d'acqua. Così, martedì mattina ho cominciato a telefonare nelle varie strutture ospedaliere di Padova che potevano fare al caso mio: Hospital Day di Oncologia, Reparto di Oncologia, Centro regionale Tumori. Niente da fare! Ovunque o dava occupato, o squillava a vuoto, o si inseriva il fax. Così ieri pomeriggio, prima della seduta di radio, sono andata all'Hospital Day di Oncologia, ufficialmente aperto solo di mattina. Ho trovato un infermiere in età (simpatico e tombeur de femme) che senza perdere un secondo mi ha seduta su uno sgabellino e vuotato la famosa siringa nel port, ridendosela di appuntamenti e di impegnative mediche per un'operazione tanto banale. "Ma all'ospedale di Piove queste cose me le richiedono... è un tale casino là" gli ho detto. "Casino a Piove? - mi ha risposto - Io ho un fratello che da un anno va a fare la chemio lì e le assicuro che non è niente in confronto al casino che c'è qui". Ok, ho avuto un colpo di fortuna: la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto. Grazie Agostino, ma possibile che le cose filino liscie solo quando si incappa in queste rare e felici combinazioni? Ma la parola "standard" non ha proprio più alcun significato? Possibile, ad esempio, che tre reparti importanti come quelli che ho citato non possano avere un centralino efficiente?
E' incredibile come nell'epoca dei computer si ricorra ancora a così tanta carta, così come il Dio Telefono funzioni solo per le puttanate. Giusto stamattina sentivo che secondo la rilevazione fatta da una società di sondaggi di Mestre, la famiglia italiana - in piena crisi economica - è disposta a tagliare su tutto, ma non a rinunciare al cellulare. Oltre il 50 per cento dei bambini delle elementari ha il cellulare personale...
Riflessione senza alcun intento moralistico: sappiamo bene che in ogni "tribù" il rito del passaggio all'età adulta (più o meno sanguinario) è sempre stato fondamentale. Noi "civilizzati" non siamo mai stati da meno: dai pantaloni corti a quelli lunghi in altri tempi, alle chiavi di casa nei miei. Ora è il cellulare ad essere il momento dell'emancipazione? Ma non ci si rende conto che dare un cellulare ad un bimbo è consegnargli non solo le chiavi di casa, ma quelle del mondo? E magari non del migliore?
Un abbraccione
Adriana
martedì 28 ottobre 2008
Stupidi & stupiti
Carissimi
è da un bel po' di giorni che non ci sentiamo, ma non sono stati giorni "buoni". Prima ho dovuto smaltire l'ultima chemio, poi mi è venuta una brutta colica. Ne sono uscita molto spossata in un momento in cui c'erano tante cose a cui far fronte. Il risultato è stato un stress tremendo, perché la mancanza di forze mal si concilia con impegni incalzanti sia sul fronte della salute che di altro tipo. Un conto è riuscire a vivere alla giornata, diverso è subire la precarietà. Sono caduta nel malumore e nell'irritazione, quindi ho preferito defilarmi. Comunque, anche se è stato uno slalom, sono riuscita a contattare tutte le persone che mi aiuteranno a portare avanti la mia guerra.
Dell'amico cardiologo Trivellato vi ho già scritto, i miei successivi contatti sono stati questi:
Ginecologa: si è stupita che nessuno mi abbia consigliato una visita di questo tipo, visto che ho subito un cancro al seno sinistro, che ho un nodulo al seno destro e che il farmaco che sto prendendo mi provocherà una simil-menopausa. Ok, ora ho vari esami da fare.
Reumatologo: si è stupito che nessuno... ecc. e sempre per i succitati motivi. Comunque, secondo una prima diagnosi, la forma di osteoporosi rilevata dalla densitometria non ha niente a che fare con la menopausa (né prima, né seconda) e neppure con il cancro. Risale a molti anni fa e alcune coliche renali che ebbi avrebbero dovuto far pensare ad un eccesso di calcio nelle urine, perdita probabilmente causata da un malfunzionamento della paratiroide. L'averlo scoperto ora è stata una fortuna. seguono esami.
Osteopata: si è stupito che nessuno mi abbia suggerito la fisioterapia in corso di radioterapia. Ieri ho fatto il primo massaggio. E' davvero un ottimo professionista, ma vi racconterò del "contorno" appena mi sarà tornato il buonumore.
Radiologia: si sono stupiti quando infine ho telefonato per ricordare che ero in lista d'attesa. Loro se l'erano scordato. "Le troveremo un buchino" mi ha detto il tecnico. "Mi dispace ma sono a casa perché ho perso la bambina" mi ha risposto la radiologa. Ovviamente mi dispiace molto per lei, perché è davvero una cara persona, tuttavia non va bene che una struttura si inceppi se manca una persona. Comunque ho iniziato le sedute: ogni giorno alle 16 eccetto sabato, domenica e festivi.
Fra una cosa e l'altra sono giornate a "perdifiato" che mi lasciano stremata, immersa nelle carte, nelle telefonate e nella ricerca di parcheggi. Naturalmente ho la testa nel pallone e riesco a destreggiarmi solo grazie ai post it. E anche così, che disastro! Pazienza comperare due volte il dentifricio, ma si può ricomprare una forbicina per unghie appena acquistata una settimana prima????? O dover telefonare a tre amiche perché non mi ricordavo più il nome di una pianta che ho in terrazzo: una banale CAMELIA! E così mi agito, sudo e mi punge tutta la pelle! GRRRRR
Ahhh, dimenticavo... il reumatologo mi ha consigliato SOLE!!!!! Andrò sul Mar Rosso "a tempo perso" e con il burka, visti gli effetti di chemio e radio! Ok, ok... non tragedizziamo, ci andrò a primavera, subito dopo aver fatto la "prova bikini" naturalmente. Ghegheheheh.
Dai, dai... mica voglio deprimervi. Se mi tornano le forze - ovvero smettere di girarmi la testa ogni volta che da seduta mi metto in piedi - riacquisto anche il mio "sense of humor".
Da lunedì, comunque, torno in palestra. Farò quello che riesco, ma almeno mi sembrerà di essere tornata alla normalità. E, per carità, non stupitevi!
Un abbraccio
Adriana
è da un bel po' di giorni che non ci sentiamo, ma non sono stati giorni "buoni". Prima ho dovuto smaltire l'ultima chemio, poi mi è venuta una brutta colica. Ne sono uscita molto spossata in un momento in cui c'erano tante cose a cui far fronte. Il risultato è stato un stress tremendo, perché la mancanza di forze mal si concilia con impegni incalzanti sia sul fronte della salute che di altro tipo. Un conto è riuscire a vivere alla giornata, diverso è subire la precarietà. Sono caduta nel malumore e nell'irritazione, quindi ho preferito defilarmi. Comunque, anche se è stato uno slalom, sono riuscita a contattare tutte le persone che mi aiuteranno a portare avanti la mia guerra.
Dell'amico cardiologo Trivellato vi ho già scritto, i miei successivi contatti sono stati questi:
Ginecologa: si è stupita che nessuno mi abbia consigliato una visita di questo tipo, visto che ho subito un cancro al seno sinistro, che ho un nodulo al seno destro e che il farmaco che sto prendendo mi provocherà una simil-menopausa. Ok, ora ho vari esami da fare.
Reumatologo: si è stupito che nessuno... ecc. e sempre per i succitati motivi. Comunque, secondo una prima diagnosi, la forma di osteoporosi rilevata dalla densitometria non ha niente a che fare con la menopausa (né prima, né seconda) e neppure con il cancro. Risale a molti anni fa e alcune coliche renali che ebbi avrebbero dovuto far pensare ad un eccesso di calcio nelle urine, perdita probabilmente causata da un malfunzionamento della paratiroide. L'averlo scoperto ora è stata una fortuna. seguono esami.
Osteopata: si è stupito che nessuno mi abbia suggerito la fisioterapia in corso di radioterapia. Ieri ho fatto il primo massaggio. E' davvero un ottimo professionista, ma vi racconterò del "contorno" appena mi sarà tornato il buonumore.
Radiologia: si sono stupiti quando infine ho telefonato per ricordare che ero in lista d'attesa. Loro se l'erano scordato. "Le troveremo un buchino" mi ha detto il tecnico. "Mi dispace ma sono a casa perché ho perso la bambina" mi ha risposto la radiologa. Ovviamente mi dispiace molto per lei, perché è davvero una cara persona, tuttavia non va bene che una struttura si inceppi se manca una persona. Comunque ho iniziato le sedute: ogni giorno alle 16 eccetto sabato, domenica e festivi.
Fra una cosa e l'altra sono giornate a "perdifiato" che mi lasciano stremata, immersa nelle carte, nelle telefonate e nella ricerca di parcheggi. Naturalmente ho la testa nel pallone e riesco a destreggiarmi solo grazie ai post it. E anche così, che disastro! Pazienza comperare due volte il dentifricio, ma si può ricomprare una forbicina per unghie appena acquistata una settimana prima????? O dover telefonare a tre amiche perché non mi ricordavo più il nome di una pianta che ho in terrazzo: una banale CAMELIA! E così mi agito, sudo e mi punge tutta la pelle! GRRRRR
Ahhh, dimenticavo... il reumatologo mi ha consigliato SOLE!!!!! Andrò sul Mar Rosso "a tempo perso" e con il burka, visti gli effetti di chemio e radio! Ok, ok... non tragedizziamo, ci andrò a primavera, subito dopo aver fatto la "prova bikini" naturalmente. Ghegheheheh.
Dai, dai... mica voglio deprimervi. Se mi tornano le forze - ovvero smettere di girarmi la testa ogni volta che da seduta mi metto in piedi - riacquisto anche il mio "sense of humor".
Da lunedì, comunque, torno in palestra. Farò quello che riesco, ma almeno mi sembrerà di essere tornata alla normalità. E, per carità, non stupitevi!
Un abbraccio
Adriana
giovedì 16 ottobre 2008
Ho un cuore sghignazzante
Carissimi
avete presente quella "faccina" (emoticon) che sghignazza con la linguetta fuori ad un lato della bocca? Ebbene il mio cuore - se preso con una certa inquadratura - è proprio così: faccia tonda tonda, due enormi cavità scure che fanno da occhi, un'altra come bocca e a "slinguettare" molto rapidamente è la valvola mitrale. Così mi è apparso ieri sul monitor mentre facevo l'eco color doppler. Mi sarei messa a mia volta sghignazzare, ma dovevo stare zitta e respirare normalmente onde non alterare le immagini. Ho cercato di mettere a parte della mia ilare scoperta, il dottor Trivellato, Mario per me e gli altri amici che l'hanno conosciuto alle mie feste di Natale, ma lui ovviamente - da esperto cardiologo - ha una visuale del tutto diversa.
Tanto per stare sulla notizia, il mio cuore sarà anche sghignazzante, ma sta benissimo. Quindi potrò affrontare la radio in tutta tranquillità.
Siccome tra i lettori di questa mailing c'è anche Mario Trivellato, racconterò il gustoso antefatto alla visita cardiologica di ieri. Avevo appuntamento per le 11.45 al Servizio di Cardiologia dell'Usl 16 diretto da Trivellato e intendevo essere puntuale sia perché lo sono per natura, sia perché alle 13 dovevo essere all'altro capo della città per sottopormi alla densitometria ossea. Sono partita da casa con ampio anticipo, per evitare di angosciarmi nella difficile ricerca di un parcheggio. Trovarlo, infatti, non è stato facile. Scendo dalla Mini e mi avvio al parcometro, ma dopo due passi sento la calza autoreggente della gamba sinistra abbandonare l'aderenza e scendere al ginocchio, ovvero in bella vista, dal momento che avevo una gonna a due palmi sopra ad esso.
Nota per i maschietti: capita che le calze autoreggenti non "reggano" se si ha la pelle troppo asciutta, ma basta spalmare un po' di crema sulla coscia e tutto torna a posto. Né stupitevi se metto le calze autoreggenti per andare ad una visita medica: non è un intento di seduzione (queste poi erano marroni e a trama fitta), solo che i collant mi danno un fastidio tremendo, anche in inverno!
Insomma mi ritrovo lì in una stradina deserta nella periferia del centro storico, senza un briciolo di crema a portata di mano e ad una discreta distanza dalla meta. Naturalmente i tentativi di rimettere a posto la calza che scendeva inesorabile ad ogni passo era tremendamente imbarazzante, seppure seduttivo per i passanti. Riguadagno finalmente la Mini e mi metto a frugare freneticamente nel cruscotto, dove scovo (o meraviglia!) un elastico che infilo subito fino alla coscia. Ma dopo tre passi, invece di uno, la calza è nuovamente al ginocchio. Nell'anfratto di un portone mi metto a fare nodi su nodi per stringere ulteriormente l'elastico che riuscirà senz'altro a bloccarmi la circolazione, ma non a tenere su la calza, come avrò modo di constatare nel giro di un minuto. Intanto i minuti passano inesorabili. Come faccio a presentarmi in queste condizioni? Non sembro più una sessantenne biricchina che porta bene la sua età, ma una sessantenne debosciata! Finalmente sbuco su una via un po' più centrale (via Beato Pellegrino), ma più caratterizzata da negozi di artigianato che di profumerie... Mi serve una cremaaaaa! Altro che Isola dei Famosi, formulo le ipotesi più improbabili: potrei entrare in un bar e chiedere del burro (ma che penseranno?), potrei ordinare un caffé, andare in bagno con la bustina di zucchero, miscelarlo con l'acqua e sperare di rendermi la coscia appiccicosa quel tanto da tenere su la calza; potrei entrare dal parrucchiere e comprare del balsamo per capelli, ma mi sa che mi rende ancora più scivolosa... Aahaha, finalmente un negozietto di alimentari: è talmente stretto che passo di misura dietro i clienti al bancone, così almeno nessuno nota la mia calza al ginocchio. Raggiungo una mensola con qualche detersivo polveroso, ma non c'è traccia di nessuna crema, manco per mobili, men che meno per le mani! Esco disperata, anche perché la strada sta finendo e poiché sbocca su una grossa arteria, non troverò più traccia di negozi. Ed ecco il miracolo: a soli cento metri dalla mia meta, vedo un'erboristeria. Arraffo una crema qualunque che sarei disposta a pagare oro, esco, mi metto dietro un cassonetto delle immondizie e incremo la coscia, la cui calza aderisce ora perfettamente. Proprio in quel momento mi squilla il cel. E' Trivellato: vuole assicurarsi che sarò puntale. Arrivo che spacco il minuto e... per forza mi scopro il cuore che sghignazza.
E ora, per "par condicio" nei confronti dei tanti medici e operatori sanitari che sto frequentando e di cui narro, voglio spendere qualche parola anche sul dottor Mario Trivellato che dirige un reparto davvero modello per efficienza e cortesia del personale. Ma Mario non è "banalmente" un cardiologo - per quanto bravo - bensì un cardiologo che mette, senza metafore, "tutto se stesso" nella sua professione. Nel senso che usa il proprio cuore per bizzarri esperimenti, quale - fra gli altri - monitorarsi in un lancio col paracadute, esercizio mai praticato prima (né dopo). Ed ha 66 anni, mica è di primo pelo. Non basta, ieri ho scoperto che lo scorso settembre si è buttato nel vuoto dal ponte più alto d'Europa, quello di Enego sulla strada che porta ad Asiago: 175 metri d'altezza. Legato ad un elastico da bungee-jumping lungo 41,5 metri di lunghezza, Mario ha fatto un salto da 165 metri in totale, con primo rimbalzo a 120 metri. "Ma perché l'hai fatto?" gli ho chiesto, riservandomi di leggere più tardi l'articolo che parlava di questa prodezza. "Per capire come il cuore reagisce alla paura" mi ha risposto candidamente. Mario, a quando il cammino sulle braci ardenti? Da tutti noi che abbiamo un cuore, grazie per il tuo impagabile entusiasmo.
Un abbraccio
Adriana
avete presente quella "faccina" (emoticon) che sghignazza con la linguetta fuori ad un lato della bocca? Ebbene il mio cuore - se preso con una certa inquadratura - è proprio così: faccia tonda tonda, due enormi cavità scure che fanno da occhi, un'altra come bocca e a "slinguettare" molto rapidamente è la valvola mitrale. Così mi è apparso ieri sul monitor mentre facevo l'eco color doppler. Mi sarei messa a mia volta sghignazzare, ma dovevo stare zitta e respirare normalmente onde non alterare le immagini. Ho cercato di mettere a parte della mia ilare scoperta, il dottor Trivellato, Mario per me e gli altri amici che l'hanno conosciuto alle mie feste di Natale, ma lui ovviamente - da esperto cardiologo - ha una visuale del tutto diversa.
Tanto per stare sulla notizia, il mio cuore sarà anche sghignazzante, ma sta benissimo. Quindi potrò affrontare la radio in tutta tranquillità.
Siccome tra i lettori di questa mailing c'è anche Mario Trivellato, racconterò il gustoso antefatto alla visita cardiologica di ieri. Avevo appuntamento per le 11.45 al Servizio di Cardiologia dell'Usl 16 diretto da Trivellato e intendevo essere puntuale sia perché lo sono per natura, sia perché alle 13 dovevo essere all'altro capo della città per sottopormi alla densitometria ossea. Sono partita da casa con ampio anticipo, per evitare di angosciarmi nella difficile ricerca di un parcheggio. Trovarlo, infatti, non è stato facile. Scendo dalla Mini e mi avvio al parcometro, ma dopo due passi sento la calza autoreggente della gamba sinistra abbandonare l'aderenza e scendere al ginocchio, ovvero in bella vista, dal momento che avevo una gonna a due palmi sopra ad esso.
Nota per i maschietti: capita che le calze autoreggenti non "reggano" se si ha la pelle troppo asciutta, ma basta spalmare un po' di crema sulla coscia e tutto torna a posto. Né stupitevi se metto le calze autoreggenti per andare ad una visita medica: non è un intento di seduzione (queste poi erano marroni e a trama fitta), solo che i collant mi danno un fastidio tremendo, anche in inverno!
Insomma mi ritrovo lì in una stradina deserta nella periferia del centro storico, senza un briciolo di crema a portata di mano e ad una discreta distanza dalla meta. Naturalmente i tentativi di rimettere a posto la calza che scendeva inesorabile ad ogni passo era tremendamente imbarazzante, seppure seduttivo per i passanti. Riguadagno finalmente la Mini e mi metto a frugare freneticamente nel cruscotto, dove scovo (o meraviglia!) un elastico che infilo subito fino alla coscia. Ma dopo tre passi, invece di uno, la calza è nuovamente al ginocchio. Nell'anfratto di un portone mi metto a fare nodi su nodi per stringere ulteriormente l'elastico che riuscirà senz'altro a bloccarmi la circolazione, ma non a tenere su la calza, come avrò modo di constatare nel giro di un minuto. Intanto i minuti passano inesorabili. Come faccio a presentarmi in queste condizioni? Non sembro più una sessantenne biricchina che porta bene la sua età, ma una sessantenne debosciata! Finalmente sbuco su una via un po' più centrale (via Beato Pellegrino), ma più caratterizzata da negozi di artigianato che di profumerie... Mi serve una cremaaaaa! Altro che Isola dei Famosi, formulo le ipotesi più improbabili: potrei entrare in un bar e chiedere del burro (ma che penseranno?), potrei ordinare un caffé, andare in bagno con la bustina di zucchero, miscelarlo con l'acqua e sperare di rendermi la coscia appiccicosa quel tanto da tenere su la calza; potrei entrare dal parrucchiere e comprare del balsamo per capelli, ma mi sa che mi rende ancora più scivolosa... Aahaha, finalmente un negozietto di alimentari: è talmente stretto che passo di misura dietro i clienti al bancone, così almeno nessuno nota la mia calza al ginocchio. Raggiungo una mensola con qualche detersivo polveroso, ma non c'è traccia di nessuna crema, manco per mobili, men che meno per le mani! Esco disperata, anche perché la strada sta finendo e poiché sbocca su una grossa arteria, non troverò più traccia di negozi. Ed ecco il miracolo: a soli cento metri dalla mia meta, vedo un'erboristeria. Arraffo una crema qualunque che sarei disposta a pagare oro, esco, mi metto dietro un cassonetto delle immondizie e incremo la coscia, la cui calza aderisce ora perfettamente. Proprio in quel momento mi squilla il cel. E' Trivellato: vuole assicurarsi che sarò puntale. Arrivo che spacco il minuto e... per forza mi scopro il cuore che sghignazza.
E ora, per "par condicio" nei confronti dei tanti medici e operatori sanitari che sto frequentando e di cui narro, voglio spendere qualche parola anche sul dottor Mario Trivellato che dirige un reparto davvero modello per efficienza e cortesia del personale. Ma Mario non è "banalmente" un cardiologo - per quanto bravo - bensì un cardiologo che mette, senza metafore, "tutto se stesso" nella sua professione. Nel senso che usa il proprio cuore per bizzarri esperimenti, quale - fra gli altri - monitorarsi in un lancio col paracadute, esercizio mai praticato prima (né dopo). Ed ha 66 anni, mica è di primo pelo. Non basta, ieri ho scoperto che lo scorso settembre si è buttato nel vuoto dal ponte più alto d'Europa, quello di Enego sulla strada che porta ad Asiago: 175 metri d'altezza. Legato ad un elastico da bungee-jumping lungo 41,5 metri di lunghezza, Mario ha fatto un salto da 165 metri in totale, con primo rimbalzo a 120 metri. "Ma perché l'hai fatto?" gli ho chiesto, riservandomi di leggere più tardi l'articolo che parlava di questa prodezza. "Per capire come il cuore reagisce alla paura" mi ha risposto candidamente. Mario, a quando il cammino sulle braci ardenti? Da tutti noi che abbiamo un cuore, grazie per il tuo impagabile entusiasmo.
Un abbraccio
Adriana
domenica 12 ottobre 2008

Buon lunedì a tutti
Sto cercando di riemergere da questa ultima chemio che è stata un po' cattivella, o forse sono io che ho accumulato "scorie venefiche". E vabbé, ormai è andata. Ora dovrei riprendermi giorno per giorno.
Ieri sono stata a pranzo con i figli a "La Vecchia Brenta", un ristorante che mi piace molto. E il tempo splendido ha fatto da vivificante cornice. (nella foto, appena finito di pranzare... possibile che sono diventata così piccola?). Ma io mi sono ugualmente stancata molto, tanto da dovermi rifugiare a letto per il resto del pomeriggio. Stancata a fare che? vi chiederete. Anche se eravamo all'aperto, il rumore e il chiacchiericcio agli altri tavoli mi hanno frastornata. Sento più che mai bisogno di quiete. Purtroppo siamo tutti costretti ad una vita chiassosa, ad un silenzio rumoroso, alla condanna del branco. E' strano come siamo pronti a metterci a dieta per il cibo, ma non per il rumore. Ricordo la quiete della Biblioteca Nazionale di Malta con i suoi sommessi scricchiolii e, soprattutto, gli odori: quello secco e polveroso degli antichi scaffali di legno, quello farinoso dei libri, ma di più mi è rimasto impresso quello degli schedari a mano con i loro cassettini odorosi di spezie. Sì, un profumo pungente e aromatico - tipo curry forse - che mi faceva venire l'acquolina in bocca. Ci ripensavo al ristorante, cercando di scacciare un filo di nausea che mi aveva colto.
Naaaa, tranquilli, non sto meditando di entrare in un convento di carmelitane scalze... Anzi mi attende una settimana piuttosto impegnativa, visto che sono diventata una "donna ad alta manutenzione".
Un abbraccio
Adriana
Sto cercando di riemergere da questa ultima chemio che è stata un po' cattivella, o forse sono io che ho accumulato "scorie venefiche". E vabbé, ormai è andata. Ora dovrei riprendermi giorno per giorno.
Ieri sono stata a pranzo con i figli a "La Vecchia Brenta", un ristorante che mi piace molto. E il tempo splendido ha fatto da vivificante cornice. (nella foto, appena finito di pranzare... possibile che sono diventata così piccola?). Ma io mi sono ugualmente stancata molto, tanto da dovermi rifugiare a letto per il resto del pomeriggio. Stancata a fare che? vi chiederete. Anche se eravamo all'aperto, il rumore e il chiacchiericcio agli altri tavoli mi hanno frastornata. Sento più che mai bisogno di quiete. Purtroppo siamo tutti costretti ad una vita chiassosa, ad un silenzio rumoroso, alla condanna del branco. E' strano come siamo pronti a metterci a dieta per il cibo, ma non per il rumore. Ricordo la quiete della Biblioteca Nazionale di Malta con i suoi sommessi scricchiolii e, soprattutto, gli odori: quello secco e polveroso degli antichi scaffali di legno, quello farinoso dei libri, ma di più mi è rimasto impresso quello degli schedari a mano con i loro cassettini odorosi di spezie. Sì, un profumo pungente e aromatico - tipo curry forse - che mi faceva venire l'acquolina in bocca. Ci ripensavo al ristorante, cercando di scacciare un filo di nausea che mi aveva colto.
Naaaa, tranquilli, non sto meditando di entrare in un convento di carmelitane scalze... Anzi mi attende una settimana piuttosto impegnativa, visto che sono diventata una "donna ad alta manutenzione".
Un abbraccio
Adriana
venerdì 3 ottobre 2008
3 ottobre 2008 - Meglio in crociera che in casa di riposo
Carissimi
eccomi qua dopo il consueto, tumultuoso ritorno a casa. Mio figlio Filippo deve arredare il suo nuovo appartamento e ha chiesto il mio aiuto. Cosa che mi ha fatto molto contenta, ma è davvero una maratona occuparsi di mobili e relativi prezzi.
Stamattina ho parlato con la radiologa, perché mi aveva detto di chiamarla qualche giorno prima dell'ultima chemio (che sarà martedì). Ho così appreso che la radioterapia non posso iniziarla prima di tre settimane dall'ultima chemio, onde evitare gli effetti dannosi da sovrapposizione. Potevo anche arrivarci da sola, ma sono stata fuorviata dal discorso che mi aveva fatto: "Se si libera prima un posto, la avvertiremo". E così sono rimasta vincolata a Lignano nel timore di una "chiamata d'urgenza". Ora invece mi trovo a dover aspettare la fine di ottobre prima di incominciare. Uffaaaaa. Penso che mi darò alla pazza gioia ;-)
Avete visto l'allegato? Certo che è un'idea fantastica (almeno pro tempore...). Del resto è da anni che i pensionati vanno in vacanza sul Mar Rosso perché è molto più conveniente della costiera romagnola.
Un abbraccio
Adriana
eccomi qua dopo il consueto, tumultuoso ritorno a casa. Mio figlio Filippo deve arredare il suo nuovo appartamento e ha chiesto il mio aiuto. Cosa che mi ha fatto molto contenta, ma è davvero una maratona occuparsi di mobili e relativi prezzi.
Stamattina ho parlato con la radiologa, perché mi aveva detto di chiamarla qualche giorno prima dell'ultima chemio (che sarà martedì). Ho così appreso che la radioterapia non posso iniziarla prima di tre settimane dall'ultima chemio, onde evitare gli effetti dannosi da sovrapposizione. Potevo anche arrivarci da sola, ma sono stata fuorviata dal discorso che mi aveva fatto: "Se si libera prima un posto, la avvertiremo". E così sono rimasta vincolata a Lignano nel timore di una "chiamata d'urgenza". Ora invece mi trovo a dover aspettare la fine di ottobre prima di incominciare. Uffaaaaa. Penso che mi darò alla pazza gioia ;-)
Avete visto l'allegato? Certo che è un'idea fantastica (almeno pro tempore...). Del resto è da anni che i pensionati vanno in vacanza sul Mar Rosso perché è molto più conveniente della costiera romagnola.
Un abbraccio
Adriana
martedì 30 settembre 2008
CICATRICI AL FEMMINILE
Carissimi
domani (mercoledì) torno a Padova. Ormai è in arrivo l'autunno vero e, non avendo il riscaldamento, non ha più senso stare qui. Sto facendo i bagagli con un pelo di nostalgia per un'estate volata in un soffio. Torno a Padova domani (mercoledì). Tutti mi dicono che ho un aspetto magnifico. E, in effetti, mi sento molto bene. Peccato che ci sia ancora una chemio in agguato... Ma, almeno per ora, è l'ultima. Vedo anche l'ora - sia quel che sia - di iniziare il ciclo di radioterapia. Più cose mi lascio alle spalle, più strada mi sembra di fare per rientrare in possesso del mio corpo. Certo che gliene sto dando di filo da torcere a questo cancro, vero? Magari si sta pentendo di essersela presa proprio con me ;-) Ma non si può mai dire... Avete sentito di Steve Mc Queen? E sì che lui avrà potuto contare sul meglio in assoluto per curarsi... Questione di culo, quindi, non di cure. Forse avrebbe dovuto seminare erba. Io lascio qui il mio giardino in perfetto ordine, con un'altra area seminata che voglio veder verdeggiare in primavera. E vi assicuro che non è facile in un terreno così duro. Ma la sera, davanti alla tv, faccio esercizi alle braccia con pesetti da due chili per mano, soprattutto per svegliare i muscoli del braccio sinistro ancora in parte insensibile dall'ascella al gomito. Però posso stenderlo perfettamente come l'altro, grazie alle terapie di Massimo.
Qualcuno si è stupito perché ho accennato al programma-trash "L'Isola dei Famosi". E perché? Se mi prendessero ci andrei di corsa: non ho nessuna immagine da salvaguardare e, soprattutto, "pecunia non olet", come rispose l'imperatore Vespasiano quando mise una tassa sui cessi pubblici che aveva fatto costruire. E il premio in palio è di 200 mila euro, un toccasana per una disoccupata come me! Senza contare il premio di consolazione di due settimane-vacanza nelle Honduras.
Io tifo per Vladimir Luxuria, perché mostra serenità, equilibrio e sense of humor, il che salva sempre dal ridicolo. Voglio vedere se la falsità di questo programma lo costringerà a "dare i numeri", come richiesto ad altri... dietro compenso, ovviamente. E' solo tutto un giro di soldi, come alla Lotteria. Mica ti senti ridicolo perché compri un biglietto no? Soprattutto se è per le Honduras ;-) E poi, dove lo mettete il mio narcisismo? Unica donna con una tetta sola fra tutte quelle "perfettone". Se potessi partecipare a quel gioco sarebbe anche un modo per mandare un messaggio forte alle donne: fate quella dannata mammografia! Una su dieci - attualmente - ha un seno compromesso... altro che "prova bikini!".
Un esempio? Due giorni fa è venuta a trovarmi Clara, mi coetanea. Gestisce l'agenzia immobiliare che mi affittava questa casa al mare quando i figli erano troppo piccoli per venire da soli e io troppo presa al lavoro per portarceli. Clara due anni fa si è beccata un cancro al polmone. Piccolissimo, in una radiografia di routine che aveva fatto su insistenza del medico visto che era una fumatrice. L'intervento ai polmoni è comunque dolorosissimo, in confronto al mio che è stato una passeggiata. Lei poi non è ancora tornata a vivere, nonostante gli esami continuino a confermarle che è perfettamente guarita. Ora ha problemi alle ginocchia, quindi si muove poco e così è pure ingrassata. Altro problema per sentirsi depressa. Ma la cosa più curiosa è che, nonostante essere passata attraverso il cancro e quindi continuando ad essere a rischio di recidiva, non si è mai fatta una mammografia. Raramente è andata dalla ginecologa e sempre ha ignorato le prescrizioni. L'atteggiamento di Clara NON mi scandalizza. Lei ha solo meno attenuanti di quelle che ho avuto io nell'ignorare la prevenzione.
Come avrete capito, non parlo volentieri del MIO cancro, perché la considero una cosa molto personale. Ne parlo solo se può fare informazione o per aggiornare collettivamente su come sto, proprio per evitare telefonate ripetitive. Credo che il MIO cancro sia narcisista peggio di me che mi ritengo di non esserlo, eccetto quando mi faccio beffe di lui... ma questa è guerra, no? A lui piace che gli si presti attenzione, quindi credo che renderlo "asettico", cioè parlare di lui come se fosse uno dei tanti, lo deluda MORTALMENTE. Ignorarlo poi, gli dà una depressione tremenda.
Ma tornando a Clara, vedevo che aveva comunque curiosità di conoscere la mia esperienza "in fieri". Tuttavia, come vi ho già detto, non ho voglia di "socializzare" le mie esperienze terapeutiche. L'obiettivo è guarire, non tediare.
Io e Clara eravamo nel mio giardino, anche lui "in fieri", così ho bloccato il suo "girarci intorno" tirando su la la maglia della tuta e dicendole: "Ecco, così sono ora. Potevo essere meglio se mi fossi fatta la mammografia in tempo. Quindi vattela a fare!". E' rimasta scioccata e si è congedata dopo pochi minuti, dicendo che aveva freddo, che sentiva l'umido, che temeva di prendersi un malanno... Ma come, hai paura di rischiare il raffreddore e non il cancro?
La mia foto dell'Amazzone so che ha lasciato molti perplessi. E' stata giudicata "cruda". Era meglio, mi è stato detto, quella del Budda. Ma non è una questione estetica, bensì di messaggio. Si può essere integri anche con parti mancanti. "Ma io una brutta cicatrice che mi prende tutta la schiena" mi ha detto Clara dopo aver visto la mia. lei prova vergogna, io no. Perché vergognarsi o meno di una cicatrice? Dipende da dov'è e quanto è invalidante? Le cicatrici del "maschio-guerriero" sono gloriose, mentre quelle "femmine-donne" sono da nascondere? Devo nascondere con protesi la mia "anomalia" che è frutto di una guerra? Devo far finta che hai avuto un cancro e non è successo niente perché ho una tetta finta dentro la pelle o nel reggiseno per mascherare un problema che farà ammalare altre? E ciò in ossequio all'estetica dei reggiseni? C'ero nei giorni del femminismo, anche se ai margini, perché "ero un cane senza collare". Bruciare i reggiseni in piazza non ha portato a niente se oora è ancora un problema mostrare il seno nudo spiaggia con maschi che hanno tette più grosse ecadenti delle tue! Credo sia meglio rivendicare la visibilità delle ferite.
Io ho avuto due figli, entrambi col cesareo. La prima volta, mio marito (ora ex) mi disse: "Non dire niente del cesareo, i miei hanno detto che è andato tutto bene". Mi sentii ferita. Sembrava una vergogna. Ero giovane, cercai di recuperare fisicamente il più in fretta possibile, in modo da dimostrare che "era andato tutto regolare". Con il secondo figlio è andata nello stesso modo. Cicatrici da nascondere. Come tirare fuori una tetta in pubblica e allattare.
Le cicatrici ricalcano la geografia convenzionale del corpo: alcune sono ammesse, altre no. I maschi le ammettono praticamente ovunque, anzi ora se le conclamano con la moda dei tatuaggi. Alle femmine sono concessi i tatuaggi, ma non le cicatrici vere. Quelle di vita vissuta. Un taglio alla guancia? Sei una puttana sfregiata, prima di pensare che puoi aver sbattuto la faccia contro un parabrezza. Un taglio attraverso il collo? Te l'ha fatto un amante deluso, non l'operazione alla tiroide. Spogli questo corpo di femmina e ti poni il problema delle cicatrici, privando entrambi del piacere. Più stupido del maschio primitivo. Una femmina con le cicatrici era una garanzia di femmina combattiva, quindi in grado di proteggere la prole. Quindi la mie cicatrice, il mio seno in meno, non sono è da nascondere più di altre che subiscono i maschi.
Ancora un appello alle donne: il cancro al seno non è qualcosa di privato solo perché è più vistoso rispetto all'estetica comune.
Finiamo con leggerezza.
la prof di Lingua e Letteratura Inglese di mio figlio Michele (all'esame ha preso 30 e lode) gli ha detto che privacy si pronuncia privacy e non praivacy. E' molto imbarazzante in un o Stato come l'Italia in cui da anni tutti dicono "praivacy", come il garante della "privacy", appunto. E ora come si fa? Visto che la fonte è attendibile, perché siamo rimasti vittime di questo errore NAZIONALE senza che nessuno ce lo facesse notare? E se davvero dire "praivacy" e non "privacy" devo spiegare ogni volta o passare per ignorante?
Grazie per avermi letto.
Adriana
domani (mercoledì) torno a Padova. Ormai è in arrivo l'autunno vero e, non avendo il riscaldamento, non ha più senso stare qui. Sto facendo i bagagli con un pelo di nostalgia per un'estate volata in un soffio. Torno a Padova domani (mercoledì). Tutti mi dicono che ho un aspetto magnifico. E, in effetti, mi sento molto bene. Peccato che ci sia ancora una chemio in agguato... Ma, almeno per ora, è l'ultima. Vedo anche l'ora - sia quel che sia - di iniziare il ciclo di radioterapia. Più cose mi lascio alle spalle, più strada mi sembra di fare per rientrare in possesso del mio corpo. Certo che gliene sto dando di filo da torcere a questo cancro, vero? Magari si sta pentendo di essersela presa proprio con me ;-) Ma non si può mai dire... Avete sentito di Steve Mc Queen? E sì che lui avrà potuto contare sul meglio in assoluto per curarsi... Questione di culo, quindi, non di cure. Forse avrebbe dovuto seminare erba. Io lascio qui il mio giardino in perfetto ordine, con un'altra area seminata che voglio veder verdeggiare in primavera. E vi assicuro che non è facile in un terreno così duro. Ma la sera, davanti alla tv, faccio esercizi alle braccia con pesetti da due chili per mano, soprattutto per svegliare i muscoli del braccio sinistro ancora in parte insensibile dall'ascella al gomito. Però posso stenderlo perfettamente come l'altro, grazie alle terapie di Massimo.
Qualcuno si è stupito perché ho accennato al programma-trash "L'Isola dei Famosi". E perché? Se mi prendessero ci andrei di corsa: non ho nessuna immagine da salvaguardare e, soprattutto, "pecunia non olet", come rispose l'imperatore Vespasiano quando mise una tassa sui cessi pubblici che aveva fatto costruire. E il premio in palio è di 200 mila euro, un toccasana per una disoccupata come me! Senza contare il premio di consolazione di due settimane-vacanza nelle Honduras.
Io tifo per Vladimir Luxuria, perché mostra serenità, equilibrio e sense of humor, il che salva sempre dal ridicolo. Voglio vedere se la falsità di questo programma lo costringerà a "dare i numeri", come richiesto ad altri... dietro compenso, ovviamente. E' solo tutto un giro di soldi, come alla Lotteria. Mica ti senti ridicolo perché compri un biglietto no? Soprattutto se è per le Honduras ;-) E poi, dove lo mettete il mio narcisismo? Unica donna con una tetta sola fra tutte quelle "perfettone". Se potessi partecipare a quel gioco sarebbe anche un modo per mandare un messaggio forte alle donne: fate quella dannata mammografia! Una su dieci - attualmente - ha un seno compromesso... altro che "prova bikini!".
Un esempio? Due giorni fa è venuta a trovarmi Clara, mi coetanea. Gestisce l'agenzia immobiliare che mi affittava questa casa al mare quando i figli erano troppo piccoli per venire da soli e io troppo presa al lavoro per portarceli. Clara due anni fa si è beccata un cancro al polmone. Piccolissimo, in una radiografia di routine che aveva fatto su insistenza del medico visto che era una fumatrice. L'intervento ai polmoni è comunque dolorosissimo, in confronto al mio che è stato una passeggiata. Lei poi non è ancora tornata a vivere, nonostante gli esami continuino a confermarle che è perfettamente guarita. Ora ha problemi alle ginocchia, quindi si muove poco e così è pure ingrassata. Altro problema per sentirsi depressa. Ma la cosa più curiosa è che, nonostante essere passata attraverso il cancro e quindi continuando ad essere a rischio di recidiva, non si è mai fatta una mammografia. Raramente è andata dalla ginecologa e sempre ha ignorato le prescrizioni. L'atteggiamento di Clara NON mi scandalizza. Lei ha solo meno attenuanti di quelle che ho avuto io nell'ignorare la prevenzione.
Come avrete capito, non parlo volentieri del MIO cancro, perché la considero una cosa molto personale. Ne parlo solo se può fare informazione o per aggiornare collettivamente su come sto, proprio per evitare telefonate ripetitive. Credo che il MIO cancro sia narcisista peggio di me che mi ritengo di non esserlo, eccetto quando mi faccio beffe di lui... ma questa è guerra, no? A lui piace che gli si presti attenzione, quindi credo che renderlo "asettico", cioè parlare di lui come se fosse uno dei tanti, lo deluda MORTALMENTE. Ignorarlo poi, gli dà una depressione tremenda.
Ma tornando a Clara, vedevo che aveva comunque curiosità di conoscere la mia esperienza "in fieri". Tuttavia, come vi ho già detto, non ho voglia di "socializzare" le mie esperienze terapeutiche. L'obiettivo è guarire, non tediare.
Io e Clara eravamo nel mio giardino, anche lui "in fieri", così ho bloccato il suo "girarci intorno" tirando su la la maglia della tuta e dicendole: "Ecco, così sono ora. Potevo essere meglio se mi fossi fatta la mammografia in tempo. Quindi vattela a fare!". E' rimasta scioccata e si è congedata dopo pochi minuti, dicendo che aveva freddo, che sentiva l'umido, che temeva di prendersi un malanno... Ma come, hai paura di rischiare il raffreddore e non il cancro?
La mia foto dell'Amazzone so che ha lasciato molti perplessi. E' stata giudicata "cruda". Era meglio, mi è stato detto, quella del Budda. Ma non è una questione estetica, bensì di messaggio. Si può essere integri anche con parti mancanti. "Ma io una brutta cicatrice che mi prende tutta la schiena" mi ha detto Clara dopo aver visto la mia. lei prova vergogna, io no. Perché vergognarsi o meno di una cicatrice? Dipende da dov'è e quanto è invalidante? Le cicatrici del "maschio-guerriero" sono gloriose, mentre quelle "femmine-donne" sono da nascondere? Devo nascondere con protesi la mia "anomalia" che è frutto di una guerra? Devo far finta che hai avuto un cancro e non è successo niente perché ho una tetta finta dentro la pelle o nel reggiseno per mascherare un problema che farà ammalare altre? E ciò in ossequio all'estetica dei reggiseni? C'ero nei giorni del femminismo, anche se ai margini, perché "ero un cane senza collare". Bruciare i reggiseni in piazza non ha portato a niente se oora è ancora un problema mostrare il seno nudo spiaggia con maschi che hanno tette più grosse ecadenti delle tue! Credo sia meglio rivendicare la visibilità delle ferite.
Io ho avuto due figli, entrambi col cesareo. La prima volta, mio marito (ora ex) mi disse: "Non dire niente del cesareo, i miei hanno detto che è andato tutto bene". Mi sentii ferita. Sembrava una vergogna. Ero giovane, cercai di recuperare fisicamente il più in fretta possibile, in modo da dimostrare che "era andato tutto regolare". Con il secondo figlio è andata nello stesso modo. Cicatrici da nascondere. Come tirare fuori una tetta in pubblica e allattare.
Le cicatrici ricalcano la geografia convenzionale del corpo: alcune sono ammesse, altre no. I maschi le ammettono praticamente ovunque, anzi ora se le conclamano con la moda dei tatuaggi. Alle femmine sono concessi i tatuaggi, ma non le cicatrici vere. Quelle di vita vissuta. Un taglio alla guancia? Sei una puttana sfregiata, prima di pensare che puoi aver sbattuto la faccia contro un parabrezza. Un taglio attraverso il collo? Te l'ha fatto un amante deluso, non l'operazione alla tiroide. Spogli questo corpo di femmina e ti poni il problema delle cicatrici, privando entrambi del piacere. Più stupido del maschio primitivo. Una femmina con le cicatrici era una garanzia di femmina combattiva, quindi in grado di proteggere la prole. Quindi la mie cicatrice, il mio seno in meno, non sono è da nascondere più di altre che subiscono i maschi.
Ancora un appello alle donne: il cancro al seno non è qualcosa di privato solo perché è più vistoso rispetto all'estetica comune.
Finiamo con leggerezza.
la prof di Lingua e Letteratura Inglese di mio figlio Michele (all'esame ha preso 30 e lode) gli ha detto che privacy si pronuncia privacy e non praivacy. E' molto imbarazzante in un o Stato come l'Italia in cui da anni tutti dicono "praivacy", come il garante della "privacy", appunto. E ora come si fa? Visto che la fonte è attendibile, perché siamo rimasti vittime di questo errore NAZIONALE senza che nessuno ce lo facesse notare? E se davvero dire "praivacy" e non "privacy" devo spiegare ogni volta o passare per ignorante?
Grazie per avermi letto.
Adriana
domenica 28 settembre 2008
Buona nuova settimana-domenica 28 settembre 2008 15.16
Buona nuova settimana carissimi, soprattutto a quelli che si sentono "un po' giù". Non spaventatevi, non è colpa vostra, ma dell'autunno. Il problema è che normalmente viviamo CONTRO il ritmo delle stagioni e quindi si paga il prezzo in termini di disadattamento, disarmonia, disordine, ecc.... a proposito, sapete perché si dice disastro? Deriva dalla particella latina dis che significa dividere confusamente. Infatti disastro significa stelle che vanno ognuna per conto proprio, con tutte le conseguenze del caso.Parlavamo di stagioni e di come gli attuali ritmi di vita ci impongono di contraddire le loro naturali indicazioni. Partiamo pure dall'Autunno, tanto per essere sulla notizia (il maggior numero di suicidi si registra in autunno, forse più che in primavera, altra stagione letale).AUTUNNOSCOIATTOLI: Torno ad un argomento che ormai vi è diventato familiare. Come vi ho detto, si stanno aggirando "grassi e lucidi come castagne", pigri all'inverosimile perché ormai non arrivano prima delle 11 del mattino e fanno pure gli schizzinosi, nel senso che colgono solo le nocciole più belle e... naturalmente, si fanno beffe delle mie ghiande colte tra sciami di zanzare (quelle obbediscono a leggi proprie ed è per questo che sono un disastro). E' chiaro che gli scoiattoli sono pronti per l'inverno, rilassati, fiduciosi nelle provviste accumulate, pronti a "staccare".UMANI: Fin dall'estate, ci si mettono i media con il consueto annuncio di "autunno caldo". L'impatto con il mutare della stagione è diventato una guerra, quando anche gli antichi umani accantonavano le guerre in vista di una stagione più clemente. Riaprono contemporaneamente lavoro, scuole, politica, ecc. Babbo Natale che strofina renne e fabbrica giocattoli da distribuire in tutto il Mondo, in realtà è un fannullone rispetto a quanto si aspettano gli Umani nei confronti di se stessi. Già hanno avuto l'estate per riposare (riposare?), quindi ora bisogna dare il meglio delle energie accumulate, fare piani, affrontare responsabilità... migliorare se stessi e il mondo dopo essere stati graziati dall'afa e dall'inerzia (inerzia?). L'inverno incombe: attivi, bisogna essere attivi. Seminare, germogliare, raccogliere... I tempi della produttività premiano chi arriva con le "primizie". Chi non ce la fa diventa concime per la terra. Chi si attacca ai carri giusti sa che supererà i guadi entro la primavera.INVERNOSCOIATTOLI: non sarò qui per assistere alla loro quasi definitiva dipartita invernale. Ora hanno diradato le loro visite, poi si rifuggeranno nelle loro misteriose tane farcite di provviste e piomberanno nel sonno. Diventeranno catatonici come chi guarda per ore la tv e allunga la mano solo per riempirsi la bocca di cibo o di alcol? O il loro respiro silenzioso ronzerà come una zanzara del cavo di in tronco? Sicuramente faranno escursioni al primo raggio gelido di sole. Li ho già visti in montagna, ma non conosco questi di pianura.UMANI: combattuta la voglia di relax in autunno, gli Umani si apprestano in piena nevrosi all'inverno. Per molti, anzi, in piena schizofrenia. Fanno tutto quello che non si sentono di fare. Luce e buio hanno dissestato i ritmi dell'estate. Ora sono più difficili da assecondare, ma li manteniamo. E ci puniamo. In estate siamo riusciti ad essere magri? Ora ci concediamo il "di più" per far fronte al freddo. Accumuliamo per la primavera, in modo da punirci in vista dell'estate. Gli scoiattoli, invece, accumulano in estate per far fronte all'inverno. Ma non volevo parlare di diete, che poco mi riguardano, bensì di ritmi di vita. Essere attivi in autunno e in inverno è un prezzo che dobbiamo pagare in quanto Umani, quindi più sofistificati rispetto agli scoiattoli. Tuttavia - per la nostra sanità mentale e fisica - dobbiamo tenere conto che in noi esiste anche lo Scoiattolo (ahhahah, quelli della Cesta dei Gatti ora penseranno alle carte dei Druidi). Saper staccare è un diritto biologico. Saper staccare da parte dell'umano è un diritto dell'intelligenza, alla quale si fa insulto con il senso di colpa colmandolo con il timore di essere inadeguati. Ma chi se ne impippaaaa? Abbiamo inventato la ruota che ci ha permesso di mutare posizione o di tornare sulle nostre posizioni. E abbiamo inventato la porta, per chiudere e aprire. E ci siamo inventati un Cammino. Con molti compagni. Alcuni faranno con noi strada per chilometri, altri per un metro. Con alcuni sarà bello. Altri sarà meglio lasciarli andare.PRIMAVERAMentre scrivevo Primavera, mi sono passata le mani sul collo, come per scostare i capelli, i riccioli sulla fronte. E' incredibile quanto di incredulo esista in noi. Però questo ci ha dato il dono di stupirsi. Sentirsi scemi di fronte a qualcosa che non rientra nella norma. O è la norma a far sentire scemi?SCOIATTOLI: A primavera erano qui smunti, opachi, irritabili (quindi vedete che Walt Disney c'entra poco). Ma soprattutto affamati. Non si occupavano di niente se non di arraffare tutto ciò che era a portata di bocca, mangiando sul posto... E' così che hanno devastato il mio albero di nespole giapponesi, insieme ai compari uccelli. Insomma grande abboffata senza tanta etichetta fino alla fine di luglio.UMANI: L'Inverno li ha sfiniti, boccheggiano verso l'estate. Si guardano, non si piacciono. Oppure si piacciono... sentono palpabile il risultato raggiunto, ma non riescono a soffermarsi. Più avanti, più avanti. Perché il gioco in cui ti sei messo vale una vita, uno stipendio, la sicurezza, la notorietà.Sveglia, sveglia.... Il tuo mondo - caro Umano - non è a portata di zampa di Scoiattolo. Hai voluto la bicicletta? Pedala.ESTATESCOIATTOLI: ehila, che splendida forma. Hanno mangiato per tutta la primavera, dandosi da fare per trovare il cibo disponibile. Unico obiettivo: accumulare grasso per l'inverno dentro di sé, e accumulare provviste se il grasso non basta. Arrivano, prendono, scavano, sepelliscono. Forse dimenticano quelle riserve, sotto la mia erba, destinate al marciume.UMANI:PROVA BIKINI: ero sempre occupata in altre cose, quindi non sapevo cosa fosse. Il cancro mi ha costertto, fra il resto, di anestetizzarmi con la tv. Ma davvero da anni va avanti questa storia? Ci si mette - credo anche i maschi - davanti allo specchio e si vede come si starà in costume... cercando di migliorarsi? Non bastava un autunno di stress, un inverno in guerra, una primavera in cui sconfiggere il "sonno del guerriero"? Anche l'estate deve essere impegnativa: fra chi c'è e chi non c'è, fra chi non conosce sosta e chi no, fra chi ha capito che l'estate è opportunista e chi no.Amo le parole: opportuno è qualcuno che conosce la discrezione dell'affetto, opportunista è colui che vuole qualcosa in cambio.Vi abbraccioAdriana
sabato 27 settembre 2008
Varie avventure dal 5 al 26 settembre
5 settembre 2008
Heeehiii, sto bene, ma mica posso bombardarvi con le mie scemenze, no? E' vero che, in genere, se tenevo il cel spento e non scrivevo significava che non stavo bene, ma ora sto bene praticamente ogni giorno, quindi non posso assillare con le "non notizie" come fanno i giornali ;-)
NOTIZIE DALL'ESTERO
"I gemelli del Faraone"
Io avrò anche il cervello tarlato dalla chemio, ma non ho mica capito questa notizia dell'Ansa. http://www.blogger.com/Ma possono esserci feti gemelli di 5 e 8 mesi? O almeno diano un minimo di spiegazione insieme alla notizia!
"Il ritiro dell'atleta cinese"
Non sono sulla notizia, lo ammetto. Ma il ritiro di quell'atleta subito dopo essere sceso in pista ha continuato a punzecchiarmi. Marco Wong aveva dato la sua versione su questa mailing, poi ne abbiamo riparlato al telefono. Lui non si è sbilanciato sulle ipotesi che mi ha riferito, io propendo per questa (non mi risulta riferita dalla stampa): da ben due anni, l'atleta - sebbene fosse un caso nazionale - chiedeva di essere "dimesso" o "pensionato". Insomma ne aveva piene le palle, ma le Olimpiadi incalzavano, lui era un mito... Doveva esserci! Non entro nel merito (perché non lo so) su quali vantaggi o quali stress abbia avuto per due anni, sta di fatto che il fermarsi praticamente alla partenza è stato un NO imperativo, che l'ha messo in una posizione pubblica inequivocabile e inattaccabile. La stampa - per chi lo capisce - può essere un grande ombrello protettivo per chi è vulnerabile. Peccato che sia la stampa stessa a non capirlo o a non esercitarlo.
"La governatrice dell'Alaska"
Quella "uoma" mi fa impazzire. E' incredibile come le renne di Babbo Natale! "L'insostenibile pesantezza dell'essere" per parafrasare Kundera.
NOTIZIE DALL'INTERNO
Quelle a livello nazionale sono così avvilenti, che preferisco Schiudermi al mio Interno.
"Gli scoiattoli"
Sto cercando un approccio più diretto. Ora hanno anche una vaschetta di noci appesa alla ringhiera del terrazzo. E' lì che faccio colazione, fra le brume mattutine, e vorrei tentare di attirarli più vicini... alla mia vista miope. Circola voce - ma non la posso confermare - che ci sia un Rosso veramente spudorato. Ho saputo che qui, in una delle villette di Arco del Tramonto, c'è uno "in età" che riesce a dar da mangiare in mano agli scoiattoli. Se è vero, mi sa che lui è più imprendibile del Rosso. Però il Rosso deve essere davvero tosto, perché ha fatto un brutto scherzo a Luciano il giardiniere, che - mentre puliva la piscina dagli aghi di pino - aveva apoggiato il pacchetto di sigarette sul bordo. E il Rosso glielo ha buttato in acqua!
"Il terapista Pirata"
Il nuovo terapista Pirata è veramente una sega! Stamattina gli ho detto che guardando la tv, quando c'è la pubblicità, inganno il tempo con due "pesetti" da due chili per mano, tanto per ricostruire i muscoli delle braccia. E lui mi fa: "Io voi donne non vi capisco". "Perché?". "Vi date da fare dove non c'è niente da fare". "Ma se faccio muscolo è meglio che vedere una pellaccia cadente, no?". "E' inutile, il muscolo si allarga, ma non tende la pelle". "Cellulite?". "No, proprio grasso che casca. Non so perché vi ostinate, come mia moglie...". Ma va fa un culo. Ti sembra una cosa da dire a una che cerca di stare con la testa fuori dalla merda? Le sue parole sono aria, le sue mani non trasmettono niente. E' profondamente annoiato dal suo lavoro, ma non ha neppure la consapevolezza per ammetterlo. Mi ha raccontato:
"Stanotte ho sognato che ho fatto il cretino. Come quelli della tv, lì in mezzo al tornado in America solo per filmarlo. Ero uscito da qui, dalle Terme, per fotografare il tornado e quello mi ha portato via, in mezzo al mare, all'ultima secca. Mi sembrava di essere l'unico sopravissuto. Poi il tornado è arrivato alle Terme e si è portato via tutto..."
"Hai problemi con il lavoro che fai?"
"No, sono contento"
"E' Tutta l'estate che lavori, forse vorresti andare in ferie"
"Per andare dove?"
Ecco, avrei ancora due massaggi da fare con lui, ma li cancellerò. E' incapace e annoiato, preso dal suo fisico palestrato, non trasmette niente quando fa il suo mestiere. Frande, grosso e figo, ma le sue mani sono mute. Sfiorano la pelle e continua chiedere: "Si sente bene?". Una meraviglia! Ma torna a fare il bagnino, va'!
"Ultimissima"
notte non ha funzionato. Vedremo stanotte. Continuo a credere nel potere di imbrogliarsi.
Vi abbraccio
17 settembre 2008
Carissimi
ecco quale è stato il mio "bentornato" a Padova, giovedì scorso.
Scendo dal treno con Daniela e, dopo pochi minuti, mi accorgo che ho dimenticato il giubbetto (nuovo!). Il treno intanto era ripartito. Davo per scontato che le Ferrovie (così come per gli autobus o per i vigili urbani) avessero un ufficio oggetti smarriti. Mi sono messa a cercare l'ufficio informazioni, per farmi indicare l'ufficio che cercavo. E, guarda caso, scopro che adiacente all'ufficio informazioni, c'è un ufficio Assistenza clienti. Sembrava fatto al caso mio. Mi avvicino alla porta a vetri e, prima ancora di aprirla, l'impiegato mi fa segno di andare alla porta dell'ufficio informazioni. Entro e faccio solo in tempo a dire: "Ho dimenticato un giubbetto" e l'impiegato mi fa segno (ma sono tutti muti?) di andare alla porta dell'ufficio Assistenza. "Aaaalt - sono sbottata io - non fate ping pong con me, vedetevela voi due". L'impiegato - seccatissimo - tira su il telefono e borbotta con il collega, il quale - anche lui seccatissimo - chiude l'ufficio Assistenza e si siede ad una scrivania vuota dell'ufficio Informazioni. Non capisco l'alchimia dello spostamento, ma l'impiegato, con aria da martire (Guarda che mi tocca fare) si appresta ad ascoltarmi. "Ho lasciato il mio giubbetto sul treno Venezia-Milano, appena ripartito". "Numero della carrozza?". Ma che razza di pretesa! Sono salita a Mestre e, per fare 20 minuti di percorso, mi vado a preoccupare del numero della carrozza? "Non ho guardato, ma sarà stata la terza o la quarta carrozza di testa. Ero seduta nel primo sedile subito vicino all'entrata". "Che tipo di giubbetto?". Segue accurata descrizione, anche del tipo di cotone. Annuisce e afferra con aria stanca il telefono. E già, caro, perché solo una telefonata al capotreno devi fare, mica spalare carbone nella caldaia di una locomotiva. Bofonchia qualcosa, come se si trattasse di segreti di stato, mette giù il telefono e sospira. Mi guarda facendomi intendere che sono un'enorme scocciatura. "Il capotreno è da solo...". Perché serve anche un vice? "... quindi andrà a vedere quando trova un minuto di tempo". Ma il treno non lo guida il macchinista? "... torni fra un po'". Esco, mi fumo una sigaretta, appuro che mio figlio Filippo sta girando intorno alla stazione perché non trova un parcheggio. Ma non mi allontano dalla porta di vetro, perché non vorrei che ricominciasse il "valzer degli uffici". Dopo 20 minuti torno dentro. L'impiegato sta solo tamburellando con la biro sulla scrivania, ma alza gli occhi e mi guarada come per dire: "Ancora qui?". Riprende in mano il telefono e ci bofonchia nuovamente dentro. Afferro un "deposito bagagli" e mi dico "Bingo, l'hanno trovato". Infatti. "E' fortunata, è stato trovato". Mica saranno tutti ladri sui treni, o sono l'unica che tenta di recuperare qualcosa di dimenticato? "Benissimo. Dove posso ritirarlo?". "Al deposito bagagli" e mi snocciola le tariffe-bagaglio: prima ora tot, le altre ore tot altro. "Va bene, quando lo posso ritirare?". "Vediamo, il treno arriva fra 20 minuti". Comincio a non capire... "Mi scusi, quale treno? Quello dov'ero salita io era diretto a Milano, sarà già lontano da Padova". "Infatti, fra venti minuti sarà a Verona. Lei potrà ritirare il suo giubbetto al deposito - bagagli di Verona...". "Ma come, con tutti i treni che vengono a Padova mi fate andare fino a Verona?". "Senta lei, guardi che le ho fatto giusto un favore" sbotta incazzatissimo. "Non me la sto prendendo con lei - bugia! - ma mi sembra assurdo dover andare fino a Verona quando basta che il capotreno passi il giubbetto a uno dei colleghi dei treni verso Padova". "Non sono affari nostri e non ci prendiamo questa responsabilità" urla ancora più alterato. "Ma un ufficio oggetti smarriti...". Manco mi risponde più. Sta imbufalito con lo sguardo alla scrivania e mi fa segno sprezzante con la mano di uscire.
Per fortuna Daniela si ricorda che sua figlia Marta, quella mattina, è proprio a Verona. Passerà lei a recuperare il giubbetto. "Ma me lo daranno?" chiede. Ah già, la Responsabilità dell'oggetto! Ma quale???????????? A me manco hanno chiesto il nome e a Marta il giubbetto l'hanno consegnato senza fiatare, senza chiedere se era lei la persona che lo cercava. Ecco TrenItalia... l'efficienza e la cortesia
17 settembre 2008 bis
Carissimi
e vabbé "far finta di essere sani"... ma starò mica esagerando?
Giovedì sono tornata con bus+treno a Padova e ho scoperto a mie spese l'ennesima magagna delle Ferrovie dello Stato è stato disastroso (ve la racconto domani, merita un "pezzo" a sé). Venerdì 28esimo compleanno di mio figlio Filippo con annessi&connessi. Sabato varie cose da sistemare in casa, tanto che sono rimasta in azione fino alle 18, quando mi sono data per morta e ho continuato anche farlo domenica, così mi sono letta "La figlia dell'eretica" sulla strage delle streghe di Salem. Ieri, lunedì, analisi del sangue, ritiro delle stesse nel pomeriggio, due ore di chiacchiere con mio figlio Michele perché io sono un po' il suo "sfogatoio" e ciò non può che farmi piacere; ma è pur sempre una cosa impegnativa.
TRIPLO SMACK AGLI AMICI
Oggi giornata da record, anche perché Filippo è a Cambridge per il suo lavoro all'università: alle 8.30 già stavo imprecando perché non si trovava un taxi, comunque alle 9 ero in ospedale a Padova per rifare la "centratura" della radio, in quanto in quella precedente una delle lastre non era venuta chiara. L'appuntamento è stato ritardato perché la dottoressa e il tecnico erano stati chiamati in sala operatoria per un'emergenza, così invece di cavarmela in poco, ho aspettato quasi un'ora e mezza. Comunque alle 10.30 è venuta a prendermi Pierina (smack) e siamo filate all'ospedale di Piove di Sacco per farmi la chemio. Sono arrivata alle 11; incredibile: sala d'aspetto quasi vuota, avevo davanti solo tre persone. Presto detto: il primario era ad un convegno ed è lui che si cucca la stragrande maggioranza delle visite consistenti tre per paziente: ammissione alla cura e sua impostazione; verifica a metà; dismissione a fine ciclo. Tutte le altre visite sono puramente di routine (dieci minuti l'una) e sono curate dalle due assistenti (quelle che vi ho già fatto conoscere). Ma, come si dice, "quando il gatto non c'è i topi ballano". Infatti con tre, solo tre pazienti davanti, io sono enrata in sala chemio alle 13.30! Perché? O be', c'è la pausa pranzo, no? Sacrosanta! Ma queste due assistenti devono proprio andarci contemporaneamente? Una potrebbe pasturarsi alle 12 e una alle 13, senza arrestare l'attesa dei pazienti! E, guarda caso, la stessa cosa mi è successa un'altra volta che il primario era ad un convegno! Ho finito alle 15.30 ed è venuta a prendermi Morena (smack) che mi ha riportato a Padova. Dopo un veloce spuntino e due bagagli, alle 16 sono partita con mio figlio Michele e il suo amico Greg alla guida (smack) per Lignano, pisolando sfinita sul sedile posteriore, dove ho avuto l'ennesima prova che non sono allergica al pelo di gatto in quanto nello stato confusionale post chemio mi ero portata dal mio divano proprio il cuscino su cui dorme di solito la mia gatta Bice, così sono arrivata alla meta che sembravo Babbo Natale, con tanto di barba e baffi bianchi.
Ora sono finalmente qui nella mia casetta che aspetto un sonno improbabile, visto che il primo giorno di chemio è sempre come essere sotto cocaina. "Allora ci sarà la fila..." ha commentato Michele. "Non c'è dubbio" ho ringhiato io.
Qui non c'è proprio più nessuno. L'erba, non ci crederete, in 5 giorni è già spuntata. Fitti steli lunghi un centimetro (i miei capelli ci hanno messo un mese), ma a grave rischio con la prima gelata. Troppa fretta hanno avuto, complici le piogge e l'aria ancora mite. Avrei dovuto spostare la semina a febbraio, comunque in questi giorni verrà senza dubbio il giardiniere Luciano e sentirò la sua prognosi. Per inciso: grazie a tutti quelli che hanno colto la mia "verde speranza" per la prossima primavera, il calore del vostro affetto mi aiuterà a passare il freddo dell'inverno.
DUE INVERNI, COSI' DIVERSI
Alle fine di maggio dello scorso anno avevo - traumaticamente - lasciato il lavoro, proiettandomi in un futuro pieno di incertezze. Trascorsi quasi tutta l'estate qui a Lignano. Ero confusa, ansiosa e anche spaventata per il profilarsi di un inverno in cui temevo che mi sarei ridotta a ciabattare per casa, perennemente in tuta da ginnastica, impiegando il mio tempo a fare in casa quei lavori di riordino che mi ripromettevo da anni... Insomma uno squallore! A ottobre, invece, l'opportunità di accompagnare Carla a Malta e di raccogliere il materiale per quel libro-saggio che avrei voluto scrivere con il titolo: "Siamo tutti figli del riccio". Un soggiorno proficuo nella mia amata isola, prolungato da una settimana a due mesi. Tornai alla metà dicembre,continuando a lavorare al libro in tutti i momenti liberi che mi lasciavano le feste natalizie. Erano passati i giorni cupi... in tasca già un biglietto di ritorno a Malta per l'8 marzo, dove avrei raccolto la documentazione residua che mi mancava. Invece il 3 febbraio la mia vita ha avuto una nuova sterzata, mi ha imposto un compito impegnativo: salvarmi la pelle o, anche, vivere al meglio il tempo che mi verrà concesso.
No, non ho più potuto dedicarmi al mio amato libro. Non per mancanza di tempo, ma di concentrazione. Parte del mio cervello è coperto da una "nuvola nera" che lo rende ottuso e svogliato, l'altra parte è impegnata ad occuparsi dell'ordinaria amministrazione. O sarebbe meglio dire straordinaria. L'unico varco che sono riuscita a forzare in quella "nuvola nera" è stato tornare ad occuparmi del mio Inglese. Eppure non sto affrontando questo inverno con le amare prospettive del precedente, segno che anche una grave malattia può diventare qualcosa per cui vivere intensamente. Sapete cosa mi salva dal pericolo dell'autocommiserazione, dell'avvilimento, della paura cieca? Non la forza, il coraggio, lo spirito di indipendenza - come tutti credono - , ma la mia innata curiosità. Sono riuscita a diventare curiosa anche nei confronti di me stessa e del MIO cancro. Quindi, in ultima analisi, di un'inaspettata avventura che mi trovo costretta ad affrontare. Soprattutto non è una curiosità morbosa, cioè egocentrica, ma aperta con una nuova prospettiva sul mondo che mi circonda. Cerco soprattutto di non cadere nella trappola (la tentazione è forte) del narcisismo, del cinismo, della pigrizia a cui la malattia darebbe l'alibi. In definitiva, devo necessariamente accettare la presenza di quella "nuvola nera", ma non permetterle di oscurare quel pezzo di cielo azzurro sotto il quale vive la parte di bambino che è in ciascuno di noi e grazie al quale tutto diventa mitico, impavido e giocoso.
UMANITA' IN PILLOLE
Sfoggio di pazienza
In questi mesi non ho mai visto bambini o giovani (diciamo sotto i 40) nel reparto oncologico in cui vado. Devo ricordarmi di chiedere il perché. A Radiologia non è così, forse perché a Padova c'è la "Città della Speranza", l'apposito reparto per i minori affetti da cancro. Anche stamattina è stato un via vai di barelle con piccoli e piccolissimi ospiti rannicchiati sotto il telo verde. Spuntano i crani spettrali, i visi tutt'occhi. In carrozzina un dodicenne spastico, contorto come un tralcio di vite, la bocca farfugliante. "Che palle!" è sbottato ad un tratto, stanco dell'attesa. Mi ha quasi strappato un sorriso. Ma che espressione comica da un bambino già nato con una grave disgrazia a cui se ne aggiunta una ancora più grave. E i genitori che sembravano così attempati a dirgli imbarazzati "sttt, sttt, caro, porta pazienza". E come no?!
L'ascensore-astronave
Sola, stavo per salire in ascensore al sesto piano del reparto di Oncologia. Attraverso la porta che si sta chiudendo si lancia un... o mio Dio, stavo per scrivere un anzianotto, uno di mezza età... insomma di non molto più "grande" di me, ma io mica mi vedo o mi sento così. Mi ricordo ancora che a 50 anni mi sono incazzata con un collega il quale aveva titolato "Anziana investita" riferendosi ad una donna della mia età. Ma torniamo a quello visibilmente sconvolto dalle porte morderecce dell'ascensore. "Devo andare al settimo" mi comunica affannato, come se fossi il ragazzino con il berretto a tamburello che si vede nei vecchi film americani. Allungo il dito e, con un sorriso di cortesia, schiaccio il pulsante corrispondente al reparto di Geriatria, quello che - se ricordate - diventò una scalata all'Everest quando gli ascensori restarono fermi per oltre cinque ore. "Grazie, grazie... sa, io non me ne intendo...". Mi sento magnanima: "La sua fermata è dopo la mia. Deve solo uscire, non occorre che lei prema altro. Questo è un ascensore intelligente...". Mi guarda con reverenza. LA FORZA SIA CON NOI, mi sento in Star Wars.
L'Alaska dietro l'angolo
Ieri mi tefona una vicina.
Lei: "Comeeee? Riparti per Lignano?"
Io: "Certo, mi godo il verde e la tranquillità"
Lei: "Ma non hai il riscaldamento!"
Io: "Guarda che siamo in settembre, neppure a casa accenderei il riscaldamento. Sono a soli 100 chilometri da Padova e in piena pianura friulana, non in Alaska. A Lignano la gente vive esattamente come noi". Ma quanto piccolo è il mondo!
SI E' MESSO A PIOVERE
Proprio in questo momento si è messo a piovere. Per me è un rumore irresistibile. A me piace camminare sotto la pioggia, né capisco quelli che, quando scoppia un temporale, abbandonano di corsa la spiaggia coprendosi con gli asciugamani, pur avendo sguazzato in mare fino ad un minuto prima. Ma della pioggia mi piace ancora di più il rumore quando mi culla a letto, mentre sto leggendo un libro. Impagabili, lunghissimi pomeriggi che ora posso permettermi senza sentirmi in colpa se trascuro altre cose. Quindi vi lascio e vado a raggiungere la mia "cesta dei gatti" per una notte nuovamente protetta dal mio "acchiappa sogni".
Un abbraccio
Adriana
ps. Gli scoiattoli hanno fatto man bassa di tutte le nocciole, anche quelle messe in un cestino nel mio terrazzo: domani li aspetto al varco per un "incontro ravvicinato".
umanità (sala radio, ascensore, lia)
erba e scoiattoli
privacy-media
23 settembre 2008
Carissimi
eccomi finalmente in posizione verticale. L'ultima chemio infatti è stata un po' fetente, nel senso che ho dovuto stare a letto per qualche giorno. Ora ne ho un'altra il 7 ottobre e poi passerò alla radio. Fino al 4 ottobre, quindi, resterò qui circondata dagli scoiattoli che ormai arrivano a scorrazzare anche sul terrazzo, così potevo osservarli anche da sotto le coperte. Sono diventati lustri e grassi come castagne, nonché tanto impertinenti da andar a seppellire il loro bottino di noci giusto fra la mia erba appena nata, facendo buchi e montagnole. Li perdono solo perché si stanno attrezzando per superare l'inverno. Nella foto non si vedono le malefatte, ma ci sono. Questo mi fa venire in mente che, la settimana scorsa, Luciano è venuto a trovarmi con un suo collega giardiniere per bere il solito "tajut" (bicchiere friulano di vino bianco"). Non mi è sembrato amico di Luciano, ma solo una conoscenza, una brutta conoscenza, in quanto si è subito vantato di aver appena comperato 1500 cartucce. "Deve andare in guerra?" ho chiesto. "Naaaa, mi servono per sparare alle allodole. Si spreca un mucchio di fuoco con quelle...". "Aaaalt, non voglio sapere altro e poi devo andare a prepararmi il pranzo" ho concluso congedandoli. Nel pomeriggio ho detto a Luciano: "Non portare più qui il tuo collega, non offro vino ai cacciatori", soprattutto a quelli che sparano a tutto ciò che si muove.
Un abbraccio
Adriana

Carissimi
alcuni si stanno chiedendo che ci faccio qui da sola, in un mare fuori stagione. L'atmosfera è da "The day after" con tutte queste case sprangate e nessuno in giro, ma la cosa non mi disturba affatto. Mi piacciono i fiori tardivi nei giardini deserti, il buio che cala in fretta e ti fa rifugiare in casa per cucinare una zuppa che intiepidisce l'aria e lo stomaco, guardare cazzate alla tv o rifugiarsi a letto per leggere... stamattina ho visto che in quasi quattro mesi qui ho accumulato una pila di venti libri letti. A proposito di tv, mi vergogno a dirlo ma Luciano il giardiniere mi ha contagiata nel guardare L'isola dei famosi. Quando verso mezzogiorno passa di qui per bersi un "tajut", ci mettiamo a discutere su questi finti naufraghi. Vediamo la faccenda da punti di vista diversi: lui crede che sia tutto vero, io che non sia così dura come fanno vedere. Se mi garantissero crema solare e Autan ci andrei anch'io fra i Non famosi. Che, almeno in questo caso, mi sembrano assai più simpatici e intraprendenti di quei quattro marpioni di Famosi che non fanno che litigare e fare sfoggio della loro ignavia. E così io e Luciano dibattiamo come si dovrebbe pescare, accendere e conservare il fuoco, costruire ripari credibili, ecc. Altro che prendere il sole e fare giochetti di società! La nostra fantasia si è spinta tanto in là che oggi abbiamo messo a punto la tecnica che adotteremmo per catturare lo squalo che sta spaventando i pesci e che tipo di esche vanno usate. Ahhahahhah... Poi lui è tornato alla staccionata da dipingere e io sono andata in un boschetto a raccogliere ghiande per gli scoiattoli. Luciano dice che gli piacciono... ma, sarà... e quando mai le hanno assaggiate? Sono piuttosto lontane da qui. Non vorrei essermi fatta mangiare dalle zanzare per niente...
Un grazie a Rossana per il Cavallo... Spero di non dovermi trovare a quota mille a furia di scalare terra.
Un abbraccioneAdriana
Heeehiii, sto bene, ma mica posso bombardarvi con le mie scemenze, no? E' vero che, in genere, se tenevo il cel spento e non scrivevo significava che non stavo bene, ma ora sto bene praticamente ogni giorno, quindi non posso assillare con le "non notizie" come fanno i giornali ;-)
NOTIZIE DALL'ESTERO
"I gemelli del Faraone"
Io avrò anche il cervello tarlato dalla chemio, ma non ho mica capito questa notizia dell'Ansa. http://www.blogger.com/Ma possono esserci feti gemelli di 5 e 8 mesi? O almeno diano un minimo di spiegazione insieme alla notizia!
"Il ritiro dell'atleta cinese"
Non sono sulla notizia, lo ammetto. Ma il ritiro di quell'atleta subito dopo essere sceso in pista ha continuato a punzecchiarmi. Marco Wong aveva dato la sua versione su questa mailing, poi ne abbiamo riparlato al telefono. Lui non si è sbilanciato sulle ipotesi che mi ha riferito, io propendo per questa (non mi risulta riferita dalla stampa): da ben due anni, l'atleta - sebbene fosse un caso nazionale - chiedeva di essere "dimesso" o "pensionato". Insomma ne aveva piene le palle, ma le Olimpiadi incalzavano, lui era un mito... Doveva esserci! Non entro nel merito (perché non lo so) su quali vantaggi o quali stress abbia avuto per due anni, sta di fatto che il fermarsi praticamente alla partenza è stato un NO imperativo, che l'ha messo in una posizione pubblica inequivocabile e inattaccabile. La stampa - per chi lo capisce - può essere un grande ombrello protettivo per chi è vulnerabile. Peccato che sia la stampa stessa a non capirlo o a non esercitarlo.
"La governatrice dell'Alaska"
Quella "uoma" mi fa impazzire. E' incredibile come le renne di Babbo Natale! "L'insostenibile pesantezza dell'essere" per parafrasare Kundera.
NOTIZIE DALL'INTERNO
Quelle a livello nazionale sono così avvilenti, che preferisco Schiudermi al mio Interno.
"Gli scoiattoli"
Sto cercando un approccio più diretto. Ora hanno anche una vaschetta di noci appesa alla ringhiera del terrazzo. E' lì che faccio colazione, fra le brume mattutine, e vorrei tentare di attirarli più vicini... alla mia vista miope. Circola voce - ma non la posso confermare - che ci sia un Rosso veramente spudorato. Ho saputo che qui, in una delle villette di Arco del Tramonto, c'è uno "in età" che riesce a dar da mangiare in mano agli scoiattoli. Se è vero, mi sa che lui è più imprendibile del Rosso. Però il Rosso deve essere davvero tosto, perché ha fatto un brutto scherzo a Luciano il giardiniere, che - mentre puliva la piscina dagli aghi di pino - aveva apoggiato il pacchetto di sigarette sul bordo. E il Rosso glielo ha buttato in acqua!
"Il terapista Pirata"
Il nuovo terapista Pirata è veramente una sega! Stamattina gli ho detto che guardando la tv, quando c'è la pubblicità, inganno il tempo con due "pesetti" da due chili per mano, tanto per ricostruire i muscoli delle braccia. E lui mi fa: "Io voi donne non vi capisco". "Perché?". "Vi date da fare dove non c'è niente da fare". "Ma se faccio muscolo è meglio che vedere una pellaccia cadente, no?". "E' inutile, il muscolo si allarga, ma non tende la pelle". "Cellulite?". "No, proprio grasso che casca. Non so perché vi ostinate, come mia moglie...". Ma va fa un culo. Ti sembra una cosa da dire a una che cerca di stare con la testa fuori dalla merda? Le sue parole sono aria, le sue mani non trasmettono niente. E' profondamente annoiato dal suo lavoro, ma non ha neppure la consapevolezza per ammetterlo. Mi ha raccontato:
"Stanotte ho sognato che ho fatto il cretino. Come quelli della tv, lì in mezzo al tornado in America solo per filmarlo. Ero uscito da qui, dalle Terme, per fotografare il tornado e quello mi ha portato via, in mezzo al mare, all'ultima secca. Mi sembrava di essere l'unico sopravissuto. Poi il tornado è arrivato alle Terme e si è portato via tutto..."
"Hai problemi con il lavoro che fai?"
"No, sono contento"
"E' Tutta l'estate che lavori, forse vorresti andare in ferie"
"Per andare dove?"
Ecco, avrei ancora due massaggi da fare con lui, ma li cancellerò. E' incapace e annoiato, preso dal suo fisico palestrato, non trasmette niente quando fa il suo mestiere. Frande, grosso e figo, ma le sue mani sono mute. Sfiorano la pelle e continua chiedere: "Si sente bene?". Una meraviglia! Ma torna a fare il bagnino, va'!
"Ultimissima"
notte non ha funzionato. Vedremo stanotte. Continuo a credere nel potere di imbrogliarsi.
Vi abbraccio
17 settembre 2008
Carissimi
ecco quale è stato il mio "bentornato" a Padova, giovedì scorso.
Scendo dal treno con Daniela e, dopo pochi minuti, mi accorgo che ho dimenticato il giubbetto (nuovo!). Il treno intanto era ripartito. Davo per scontato che le Ferrovie (così come per gli autobus o per i vigili urbani) avessero un ufficio oggetti smarriti. Mi sono messa a cercare l'ufficio informazioni, per farmi indicare l'ufficio che cercavo. E, guarda caso, scopro che adiacente all'ufficio informazioni, c'è un ufficio Assistenza clienti. Sembrava fatto al caso mio. Mi avvicino alla porta a vetri e, prima ancora di aprirla, l'impiegato mi fa segno di andare alla porta dell'ufficio informazioni. Entro e faccio solo in tempo a dire: "Ho dimenticato un giubbetto" e l'impiegato mi fa segno (ma sono tutti muti?) di andare alla porta dell'ufficio Assistenza. "Aaaalt - sono sbottata io - non fate ping pong con me, vedetevela voi due". L'impiegato - seccatissimo - tira su il telefono e borbotta con il collega, il quale - anche lui seccatissimo - chiude l'ufficio Assistenza e si siede ad una scrivania vuota dell'ufficio Informazioni. Non capisco l'alchimia dello spostamento, ma l'impiegato, con aria da martire (Guarda che mi tocca fare) si appresta ad ascoltarmi. "Ho lasciato il mio giubbetto sul treno Venezia-Milano, appena ripartito". "Numero della carrozza?". Ma che razza di pretesa! Sono salita a Mestre e, per fare 20 minuti di percorso, mi vado a preoccupare del numero della carrozza? "Non ho guardato, ma sarà stata la terza o la quarta carrozza di testa. Ero seduta nel primo sedile subito vicino all'entrata". "Che tipo di giubbetto?". Segue accurata descrizione, anche del tipo di cotone. Annuisce e afferra con aria stanca il telefono. E già, caro, perché solo una telefonata al capotreno devi fare, mica spalare carbone nella caldaia di una locomotiva. Bofonchia qualcosa, come se si trattasse di segreti di stato, mette giù il telefono e sospira. Mi guarda facendomi intendere che sono un'enorme scocciatura. "Il capotreno è da solo...". Perché serve anche un vice? "... quindi andrà a vedere quando trova un minuto di tempo". Ma il treno non lo guida il macchinista? "... torni fra un po'". Esco, mi fumo una sigaretta, appuro che mio figlio Filippo sta girando intorno alla stazione perché non trova un parcheggio. Ma non mi allontano dalla porta di vetro, perché non vorrei che ricominciasse il "valzer degli uffici". Dopo 20 minuti torno dentro. L'impiegato sta solo tamburellando con la biro sulla scrivania, ma alza gli occhi e mi guarada come per dire: "Ancora qui?". Riprende in mano il telefono e ci bofonchia nuovamente dentro. Afferro un "deposito bagagli" e mi dico "Bingo, l'hanno trovato". Infatti. "E' fortunata, è stato trovato". Mica saranno tutti ladri sui treni, o sono l'unica che tenta di recuperare qualcosa di dimenticato? "Benissimo. Dove posso ritirarlo?". "Al deposito bagagli" e mi snocciola le tariffe-bagaglio: prima ora tot, le altre ore tot altro. "Va bene, quando lo posso ritirare?". "Vediamo, il treno arriva fra 20 minuti". Comincio a non capire... "Mi scusi, quale treno? Quello dov'ero salita io era diretto a Milano, sarà già lontano da Padova". "Infatti, fra venti minuti sarà a Verona. Lei potrà ritirare il suo giubbetto al deposito - bagagli di Verona...". "Ma come, con tutti i treni che vengono a Padova mi fate andare fino a Verona?". "Senta lei, guardi che le ho fatto giusto un favore" sbotta incazzatissimo. "Non me la sto prendendo con lei - bugia! - ma mi sembra assurdo dover andare fino a Verona quando basta che il capotreno passi il giubbetto a uno dei colleghi dei treni verso Padova". "Non sono affari nostri e non ci prendiamo questa responsabilità" urla ancora più alterato. "Ma un ufficio oggetti smarriti...". Manco mi risponde più. Sta imbufalito con lo sguardo alla scrivania e mi fa segno sprezzante con la mano di uscire.
Per fortuna Daniela si ricorda che sua figlia Marta, quella mattina, è proprio a Verona. Passerà lei a recuperare il giubbetto. "Ma me lo daranno?" chiede. Ah già, la Responsabilità dell'oggetto! Ma quale???????????? A me manco hanno chiesto il nome e a Marta il giubbetto l'hanno consegnato senza fiatare, senza chiedere se era lei la persona che lo cercava. Ecco TrenItalia... l'efficienza e la cortesia
17 settembre 2008 bis
Carissimi
e vabbé "far finta di essere sani"... ma starò mica esagerando?
Giovedì sono tornata con bus+treno a Padova e ho scoperto a mie spese l'ennesima magagna delle Ferrovie dello Stato è stato disastroso (ve la racconto domani, merita un "pezzo" a sé). Venerdì 28esimo compleanno di mio figlio Filippo con annessi&connessi. Sabato varie cose da sistemare in casa, tanto che sono rimasta in azione fino alle 18, quando mi sono data per morta e ho continuato anche farlo domenica, così mi sono letta "La figlia dell'eretica" sulla strage delle streghe di Salem. Ieri, lunedì, analisi del sangue, ritiro delle stesse nel pomeriggio, due ore di chiacchiere con mio figlio Michele perché io sono un po' il suo "sfogatoio" e ciò non può che farmi piacere; ma è pur sempre una cosa impegnativa.
TRIPLO SMACK AGLI AMICI
Oggi giornata da record, anche perché Filippo è a Cambridge per il suo lavoro all'università: alle 8.30 già stavo imprecando perché non si trovava un taxi, comunque alle 9 ero in ospedale a Padova per rifare la "centratura" della radio, in quanto in quella precedente una delle lastre non era venuta chiara. L'appuntamento è stato ritardato perché la dottoressa e il tecnico erano stati chiamati in sala operatoria per un'emergenza, così invece di cavarmela in poco, ho aspettato quasi un'ora e mezza. Comunque alle 10.30 è venuta a prendermi Pierina (smack) e siamo filate all'ospedale di Piove di Sacco per farmi la chemio. Sono arrivata alle 11; incredibile: sala d'aspetto quasi vuota, avevo davanti solo tre persone. Presto detto: il primario era ad un convegno ed è lui che si cucca la stragrande maggioranza delle visite consistenti tre per paziente: ammissione alla cura e sua impostazione; verifica a metà; dismissione a fine ciclo. Tutte le altre visite sono puramente di routine (dieci minuti l'una) e sono curate dalle due assistenti (quelle che vi ho già fatto conoscere). Ma, come si dice, "quando il gatto non c'è i topi ballano". Infatti con tre, solo tre pazienti davanti, io sono enrata in sala chemio alle 13.30! Perché? O be', c'è la pausa pranzo, no? Sacrosanta! Ma queste due assistenti devono proprio andarci contemporaneamente? Una potrebbe pasturarsi alle 12 e una alle 13, senza arrestare l'attesa dei pazienti! E, guarda caso, la stessa cosa mi è successa un'altra volta che il primario era ad un convegno! Ho finito alle 15.30 ed è venuta a prendermi Morena (smack) che mi ha riportato a Padova. Dopo un veloce spuntino e due bagagli, alle 16 sono partita con mio figlio Michele e il suo amico Greg alla guida (smack) per Lignano, pisolando sfinita sul sedile posteriore, dove ho avuto l'ennesima prova che non sono allergica al pelo di gatto in quanto nello stato confusionale post chemio mi ero portata dal mio divano proprio il cuscino su cui dorme di solito la mia gatta Bice, così sono arrivata alla meta che sembravo Babbo Natale, con tanto di barba e baffi bianchi.
Ora sono finalmente qui nella mia casetta che aspetto un sonno improbabile, visto che il primo giorno di chemio è sempre come essere sotto cocaina. "Allora ci sarà la fila..." ha commentato Michele. "Non c'è dubbio" ho ringhiato io.
Qui non c'è proprio più nessuno. L'erba, non ci crederete, in 5 giorni è già spuntata. Fitti steli lunghi un centimetro (i miei capelli ci hanno messo un mese), ma a grave rischio con la prima gelata. Troppa fretta hanno avuto, complici le piogge e l'aria ancora mite. Avrei dovuto spostare la semina a febbraio, comunque in questi giorni verrà senza dubbio il giardiniere Luciano e sentirò la sua prognosi. Per inciso: grazie a tutti quelli che hanno colto la mia "verde speranza" per la prossima primavera, il calore del vostro affetto mi aiuterà a passare il freddo dell'inverno.
DUE INVERNI, COSI' DIVERSI
Alle fine di maggio dello scorso anno avevo - traumaticamente - lasciato il lavoro, proiettandomi in un futuro pieno di incertezze. Trascorsi quasi tutta l'estate qui a Lignano. Ero confusa, ansiosa e anche spaventata per il profilarsi di un inverno in cui temevo che mi sarei ridotta a ciabattare per casa, perennemente in tuta da ginnastica, impiegando il mio tempo a fare in casa quei lavori di riordino che mi ripromettevo da anni... Insomma uno squallore! A ottobre, invece, l'opportunità di accompagnare Carla a Malta e di raccogliere il materiale per quel libro-saggio che avrei voluto scrivere con il titolo: "Siamo tutti figli del riccio". Un soggiorno proficuo nella mia amata isola, prolungato da una settimana a due mesi. Tornai alla metà dicembre,continuando a lavorare al libro in tutti i momenti liberi che mi lasciavano le feste natalizie. Erano passati i giorni cupi... in tasca già un biglietto di ritorno a Malta per l'8 marzo, dove avrei raccolto la documentazione residua che mi mancava. Invece il 3 febbraio la mia vita ha avuto una nuova sterzata, mi ha imposto un compito impegnativo: salvarmi la pelle o, anche, vivere al meglio il tempo che mi verrà concesso.
No, non ho più potuto dedicarmi al mio amato libro. Non per mancanza di tempo, ma di concentrazione. Parte del mio cervello è coperto da una "nuvola nera" che lo rende ottuso e svogliato, l'altra parte è impegnata ad occuparsi dell'ordinaria amministrazione. O sarebbe meglio dire straordinaria. L'unico varco che sono riuscita a forzare in quella "nuvola nera" è stato tornare ad occuparmi del mio Inglese. Eppure non sto affrontando questo inverno con le amare prospettive del precedente, segno che anche una grave malattia può diventare qualcosa per cui vivere intensamente. Sapete cosa mi salva dal pericolo dell'autocommiserazione, dell'avvilimento, della paura cieca? Non la forza, il coraggio, lo spirito di indipendenza - come tutti credono - , ma la mia innata curiosità. Sono riuscita a diventare curiosa anche nei confronti di me stessa e del MIO cancro. Quindi, in ultima analisi, di un'inaspettata avventura che mi trovo costretta ad affrontare. Soprattutto non è una curiosità morbosa, cioè egocentrica, ma aperta con una nuova prospettiva sul mondo che mi circonda. Cerco soprattutto di non cadere nella trappola (la tentazione è forte) del narcisismo, del cinismo, della pigrizia a cui la malattia darebbe l'alibi. In definitiva, devo necessariamente accettare la presenza di quella "nuvola nera", ma non permetterle di oscurare quel pezzo di cielo azzurro sotto il quale vive la parte di bambino che è in ciascuno di noi e grazie al quale tutto diventa mitico, impavido e giocoso.
UMANITA' IN PILLOLE
Sfoggio di pazienza
In questi mesi non ho mai visto bambini o giovani (diciamo sotto i 40) nel reparto oncologico in cui vado. Devo ricordarmi di chiedere il perché. A Radiologia non è così, forse perché a Padova c'è la "Città della Speranza", l'apposito reparto per i minori affetti da cancro. Anche stamattina è stato un via vai di barelle con piccoli e piccolissimi ospiti rannicchiati sotto il telo verde. Spuntano i crani spettrali, i visi tutt'occhi. In carrozzina un dodicenne spastico, contorto come un tralcio di vite, la bocca farfugliante. "Che palle!" è sbottato ad un tratto, stanco dell'attesa. Mi ha quasi strappato un sorriso. Ma che espressione comica da un bambino già nato con una grave disgrazia a cui se ne aggiunta una ancora più grave. E i genitori che sembravano così attempati a dirgli imbarazzati "sttt, sttt, caro, porta pazienza". E come no?!
L'ascensore-astronave
Sola, stavo per salire in ascensore al sesto piano del reparto di Oncologia. Attraverso la porta che si sta chiudendo si lancia un... o mio Dio, stavo per scrivere un anzianotto, uno di mezza età... insomma di non molto più "grande" di me, ma io mica mi vedo o mi sento così. Mi ricordo ancora che a 50 anni mi sono incazzata con un collega il quale aveva titolato "Anziana investita" riferendosi ad una donna della mia età. Ma torniamo a quello visibilmente sconvolto dalle porte morderecce dell'ascensore. "Devo andare al settimo" mi comunica affannato, come se fossi il ragazzino con il berretto a tamburello che si vede nei vecchi film americani. Allungo il dito e, con un sorriso di cortesia, schiaccio il pulsante corrispondente al reparto di Geriatria, quello che - se ricordate - diventò una scalata all'Everest quando gli ascensori restarono fermi per oltre cinque ore. "Grazie, grazie... sa, io non me ne intendo...". Mi sento magnanima: "La sua fermata è dopo la mia. Deve solo uscire, non occorre che lei prema altro. Questo è un ascensore intelligente...". Mi guarda con reverenza. LA FORZA SIA CON NOI, mi sento in Star Wars.
L'Alaska dietro l'angolo
Ieri mi tefona una vicina.
Lei: "Comeeee? Riparti per Lignano?"
Io: "Certo, mi godo il verde e la tranquillità"
Lei: "Ma non hai il riscaldamento!"
Io: "Guarda che siamo in settembre, neppure a casa accenderei il riscaldamento. Sono a soli 100 chilometri da Padova e in piena pianura friulana, non in Alaska. A Lignano la gente vive esattamente come noi". Ma quanto piccolo è il mondo!
SI E' MESSO A PIOVERE
Proprio in questo momento si è messo a piovere. Per me è un rumore irresistibile. A me piace camminare sotto la pioggia, né capisco quelli che, quando scoppia un temporale, abbandonano di corsa la spiaggia coprendosi con gli asciugamani, pur avendo sguazzato in mare fino ad un minuto prima. Ma della pioggia mi piace ancora di più il rumore quando mi culla a letto, mentre sto leggendo un libro. Impagabili, lunghissimi pomeriggi che ora posso permettermi senza sentirmi in colpa se trascuro altre cose. Quindi vi lascio e vado a raggiungere la mia "cesta dei gatti" per una notte nuovamente protetta dal mio "acchiappa sogni".
Un abbraccio
Adriana
ps. Gli scoiattoli hanno fatto man bassa di tutte le nocciole, anche quelle messe in un cestino nel mio terrazzo: domani li aspetto al varco per un "incontro ravvicinato".
umanità (sala radio, ascensore, lia)
erba e scoiattoli
privacy-media
23 settembre 2008
Carissimi
eccomi finalmente in posizione verticale. L'ultima chemio infatti è stata un po' fetente, nel senso che ho dovuto stare a letto per qualche giorno. Ora ne ho un'altra il 7 ottobre e poi passerò alla radio. Fino al 4 ottobre, quindi, resterò qui circondata dagli scoiattoli che ormai arrivano a scorrazzare anche sul terrazzo, così potevo osservarli anche da sotto le coperte. Sono diventati lustri e grassi come castagne, nonché tanto impertinenti da andar a seppellire il loro bottino di noci giusto fra la mia erba appena nata, facendo buchi e montagnole. Li perdono solo perché si stanno attrezzando per superare l'inverno. Nella foto non si vedono le malefatte, ma ci sono. Questo mi fa venire in mente che, la settimana scorsa, Luciano è venuto a trovarmi con un suo collega giardiniere per bere il solito "tajut" (bicchiere friulano di vino bianco"). Non mi è sembrato amico di Luciano, ma solo una conoscenza, una brutta conoscenza, in quanto si è subito vantato di aver appena comperato 1500 cartucce. "Deve andare in guerra?" ho chiesto. "Naaaa, mi servono per sparare alle allodole. Si spreca un mucchio di fuoco con quelle...". "Aaaalt, non voglio sapere altro e poi devo andare a prepararmi il pranzo" ho concluso congedandoli. Nel pomeriggio ho detto a Luciano: "Non portare più qui il tuo collega, non offro vino ai cacciatori", soprattutto a quelli che sparano a tutto ciò che si muove.
Un abbraccio
Adriana

Carissimi
alcuni si stanno chiedendo che ci faccio qui da sola, in un mare fuori stagione. L'atmosfera è da "The day after" con tutte queste case sprangate e nessuno in giro, ma la cosa non mi disturba affatto. Mi piacciono i fiori tardivi nei giardini deserti, il buio che cala in fretta e ti fa rifugiare in casa per cucinare una zuppa che intiepidisce l'aria e lo stomaco, guardare cazzate alla tv o rifugiarsi a letto per leggere... stamattina ho visto che in quasi quattro mesi qui ho accumulato una pila di venti libri letti. A proposito di tv, mi vergogno a dirlo ma Luciano il giardiniere mi ha contagiata nel guardare L'isola dei famosi. Quando verso mezzogiorno passa di qui per bersi un "tajut", ci mettiamo a discutere su questi finti naufraghi. Vediamo la faccenda da punti di vista diversi: lui crede che sia tutto vero, io che non sia così dura come fanno vedere. Se mi garantissero crema solare e Autan ci andrei anch'io fra i Non famosi. Che, almeno in questo caso, mi sembrano assai più simpatici e intraprendenti di quei quattro marpioni di Famosi che non fanno che litigare e fare sfoggio della loro ignavia. E così io e Luciano dibattiamo come si dovrebbe pescare, accendere e conservare il fuoco, costruire ripari credibili, ecc. Altro che prendere il sole e fare giochetti di società! La nostra fantasia si è spinta tanto in là che oggi abbiamo messo a punto la tecnica che adotteremmo per catturare lo squalo che sta spaventando i pesci e che tipo di esche vanno usate. Ahhahahhah... Poi lui è tornato alla staccionata da dipingere e io sono andata in un boschetto a raccogliere ghiande per gli scoiattoli. Luciano dice che gli piacciono... ma, sarà... e quando mai le hanno assaggiate? Sono piuttosto lontane da qui. Non vorrei essermi fatta mangiare dalle zanzare per niente...
Un grazie a Rossana per il Cavallo... Spero di non dovermi trovare a quota mille a furia di scalare terra.
Un abbraccioneAdriana
martedì 19 agosto 2008
...CESTA DEI GATTI - FERRAGOSTO 2008
E' venuta a farmi visita anche Esther Williams (ve la ricordate in quei film in bianco e nero in cui era perennemente in acqua per nuotare e ballare?) ps. La cuffia in puro stile "vintage" mi è stata regalata dall'amica Carla :-) E' riuscita a scovarla ad Abano Terme, dove le vecchie tedesche hanno ancora il coraggio di portare simili orpelli.
FERRAGOSTO E DINTORNI - 2008
A parte un furibondo temporale, è stato un ferragosto magnifico. Ecco la tavolata con (da sinistra) Marisa (arrivata per l'occasione da Trieste), Antonio detto "il vigile Piazza", Giuseppe e Marina (la quarta dell'Ave Maria perché incontrata sul sentiero di Compostela). Obbligatorio farsi venire l'acquolina osservando uno dei piatti che ho preparato: crostoni con gamberoni.


Amico cinese e situazione in Cina - 19 agosto 2008
Carissimi
vi presento Marco Wong, un mio caro amico cinese di origine, ma italianissimo da due generazioni (almeno mi pare) e che risiede a Roma. Ecco cosa mi ha scritto, lui che la Cina la conosce bene, a proposito delle mie considerazioni di ieri notte.
Ciao Adriana,
sono tornato oggi da una breve vacanza e trovo tutti i tuoi messaggi che sprigionano allegria e di questo sono molto contento.
Due note su Liu Xiang, è il detentore del record mondiale dei 110 ostacoli e campione olimpico di Atene 2004.
A questo punto ti chiederai perchè, tra tanti campioni, le sue gesta siano così seguite. Non è così facile spiegarselo senza fare un accenno allo spirito olimpico "made in China".
Tutti i ragazzi cinesi studiano sui libri di storia il secolo buio che è cominciato dall'agonia dell'ultima dinastia cinese, quella dei Qing, fino alla storia recente. Un secolo di molte umiliazioni nazionali che hanno visto le colonie, le droghe come l'oppio che le nazioni occidentali spacciavano in Cina per demolirne l'economia e così via.
Quindi le Olimpiadi sono il segno della rinascita cinese nel consesso internazionale. Il caso di Liu Xiang all'interno di questo contesto è anche più importante perchè è un atleta che riesce non nelle discipline sportive in cui i cinesi riescono bene, come la ginnastica o i tuffi o il ping pong, ma in uno sport, l'atletica, ed in una disciplina, la velocità, in cui i cinesi sono tradizionalmente deboli.
Liu Xiang quindi è una metafora di vita, è l'esempio di come con la volontà, lo sforzo ed il sacrificio si possa riuscire là dove tutti pensavano che non saresti mai riuscito.
E questo è lo stesso motivo per cui l'altro sportivo più noto in Cina sia Yao Ming, uno dei cestisti più forti al mondo e che dimostra il proprio valore proprio in America, tra l'altro detenendo il record del più alto atleta della NBA americana con i suoi 2 metri e 29.
Un augurio,
Marco
Grazie Marco, ma tu mi hai spiegato il chi e il perché generale, ma io continuo ad essere incuriosita del perché Liu Xiang è sceso in campo solo per fare una falsa partenza. Che non fosse in grado di correre - se davvero lo strappo muscolare era all'origine del problema - l'avrà saputo ben prima, no? Avrebbe potuto gareggiare, ma facendo una figuraccia, cosa che il "protagonismo" nello sport non concede più? Lo strappo muscolare era un pretesto e invece è rimasto vittima della tensione a causa dell'eccesso di aspettativa da parte del suo Paese? Aveva qualcosa da dire - e non poteva farlo apertamente - tanto da dover ricorrere ad un "gesto clamoroso"?
Personalmente ero contraria al fatto che le Olimpiadi si tenessero in Cina, Paese dove vengono meno sacrosanti Diritti Umani e Civili, ma ora mi ricredo, perché le Olimpiadi stanno portando alla luce temi che altrimenti avrebbero continuato ad essere in secondo piano, quali il Tibet, appunto. Tu parli di "rinascita cinese", ma sta avvenendo solo dal punto di vista economico o anche sociale? L'eccelsa apertura dei Giochi olimpici ha ripercorso la storia di questo Paese, tacendo però il buio periodo maoista e post maoista. Questo perché non è stato "metabolizzato"?
Un abbraccio
Adriana
vi presento Marco Wong, un mio caro amico cinese di origine, ma italianissimo da due generazioni (almeno mi pare) e che risiede a Roma. Ecco cosa mi ha scritto, lui che la Cina la conosce bene, a proposito delle mie considerazioni di ieri notte.
Ciao Adriana,
sono tornato oggi da una breve vacanza e trovo tutti i tuoi messaggi che sprigionano allegria e di questo sono molto contento.
Due note su Liu Xiang, è il detentore del record mondiale dei 110 ostacoli e campione olimpico di Atene 2004.
A questo punto ti chiederai perchè, tra tanti campioni, le sue gesta siano così seguite. Non è così facile spiegarselo senza fare un accenno allo spirito olimpico "made in China".
Tutti i ragazzi cinesi studiano sui libri di storia il secolo buio che è cominciato dall'agonia dell'ultima dinastia cinese, quella dei Qing, fino alla storia recente. Un secolo di molte umiliazioni nazionali che hanno visto le colonie, le droghe come l'oppio che le nazioni occidentali spacciavano in Cina per demolirne l'economia e così via.
Quindi le Olimpiadi sono il segno della rinascita cinese nel consesso internazionale. Il caso di Liu Xiang all'interno di questo contesto è anche più importante perchè è un atleta che riesce non nelle discipline sportive in cui i cinesi riescono bene, come la ginnastica o i tuffi o il ping pong, ma in uno sport, l'atletica, ed in una disciplina, la velocità, in cui i cinesi sono tradizionalmente deboli.
Liu Xiang quindi è una metafora di vita, è l'esempio di come con la volontà, lo sforzo ed il sacrificio si possa riuscire là dove tutti pensavano che non saresti mai riuscito.
E questo è lo stesso motivo per cui l'altro sportivo più noto in Cina sia Yao Ming, uno dei cestisti più forti al mondo e che dimostra il proprio valore proprio in America, tra l'altro detenendo il record del più alto atleta della NBA americana con i suoi 2 metri e 29.
Un augurio,
Marco
Grazie Marco, ma tu mi hai spiegato il chi e il perché generale, ma io continuo ad essere incuriosita del perché Liu Xiang è sceso in campo solo per fare una falsa partenza. Che non fosse in grado di correre - se davvero lo strappo muscolare era all'origine del problema - l'avrà saputo ben prima, no? Avrebbe potuto gareggiare, ma facendo una figuraccia, cosa che il "protagonismo" nello sport non concede più? Lo strappo muscolare era un pretesto e invece è rimasto vittima della tensione a causa dell'eccesso di aspettativa da parte del suo Paese? Aveva qualcosa da dire - e non poteva farlo apertamente - tanto da dover ricorrere ad un "gesto clamoroso"?
Personalmente ero contraria al fatto che le Olimpiadi si tenessero in Cina, Paese dove vengono meno sacrosanti Diritti Umani e Civili, ma ora mi ricredo, perché le Olimpiadi stanno portando alla luce temi che altrimenti avrebbero continuato ad essere in secondo piano, quali il Tibet, appunto. Tu parli di "rinascita cinese", ma sta avvenendo solo dal punto di vista economico o anche sociale? L'eccelsa apertura dei Giochi olimpici ha ripercorso la storia di questo Paese, tacendo però il buio periodo maoista e post maoista. Questo perché non è stato "metabolizzato"?
Un abbraccio
Adriana
lunedì 18 agosto 2008
Petardi, non fuochi d'artificio - 18 agosto 2008
OLIMPIADI
So che vi avevo annunciato fuochi d'artificio, ma permettetemi prima qualche petardata.
Mi ha colpito questa faccenda del super atleta cinese che ha messo piede in campo e poi si è fermato fra l'imbarazzo e la delusione di tutti. Le spiegazioni (?) sono state molto confuse e imbarazzanti. Come vorrei poter raccogliere la sua storia vera, magari banalissima, aderente al fatto che "stava male"... ma non mi tornerebbe in questa versione, senza voler essere dietrologa. Stamattina, alla radio, ho ascoltato il commento del nostro ex campione olimpionico di corsa (1960) di Livio Berruti. Ha detto cose molto significative, anche se malamente diluite dai giornalisti.
Inizio dalla meno importante, altrimenti me la dimentico. Il giornalista ha affermato che i record, seppure in miglioramento stratosferico, hanno un limite oggettivo: "Non si potrà mai percorrere i 100 metri in un secondo". Berruti ha risposto che anche la Fisica era assoluta, ma è diventata opinabile da quando deve (o dovrebbe) - in base a nuove scoperte - rivedere le proprie valide, ma irrigidite leggi. "Non escludo che in futuro si possa correre in tempi assurdi rispetto ad ora". E non parlava di costumi in fibra tecnologica, alimentazione (12 mila calorie al giorno per quel figone di nuoto) o prestanza fisica. Parlava di una "Soglia".
La seconda cosa che sta esplodendo - ma non fa abbastanza botto perché tanti colgano - è la disparità di trattamento. La punibilità a cui ha accennato Berruti nei confronti degli atleti che praticano sport "secondari" .
Vi ricordate - se l'avete visto - il vincitore medaglia d'argento mi pare di tiro al piattello? Ha promesso l'escavatrice al figlio, ma ha anche chiesto di non gravare con la tassa il premio olimpico. La questione è stata appoggiata dalla medaglia d'oro femminile... ora non mi viene il nome... ma a me lo sport agonistico non interessa. Però ho anche sentito dai colleghi giornalisti affermare che il Premio in denaro i per i nostri atleti olimpici superano anche gli Stati Uniti (non ricordo le cifre, ma ho memorizzato un triplo).
Allineata, e scocciatissima, la squadra di scherma femminile di scherma che ha portato a casa una medaglia d'oro. Erano con biglietto (11 ore di volo) in classe economy, mentre hanno visto i calciatori (hanno perso con il Belgio) in classe business.
Torniamo al nostro cinese, sul quale aveva puntato tutta la Cina.
Berruti ha detto: "Ai nostri tempi non esisteva l'immagine. Si rischiava e basta, saremmo stati in pista comunque, anche non al meglio della nostra forma".
Che è successo a questo temutissimo cinese che si inginocchiato a pochi metri dalla partenza?
A quelli che hanno la mia età ricordo Mark Spitz,campione di nuoto nel '67, mi pare. Mitico! Era uno di noi con quel suo caschetto di capelli alla Beatles e tutta la la sua vèrve polemica.
Ma questo cinese, così sconosciuto a noi, seppure conosciuto ad un miliardo di persone, chi è?
Quando ho sentito la notizia, mi sono proiettata in una sala di cineforum della mia adolescenza. Ma mi sono confusa. Era "Ricorda con rabbia" di Osborne. No. Ma ho sentito la stessa tensione. Ahhahah, il mio cervello-immondizia... Devo scavare in una discarica per cercare qualcosa di significativo.
Per chi non ha visto il film: lui è un ragazzo dei quartieri bassi. Poteva solo finire in riformatorio. Non comunica, ma trova nella squadra di corsa campestre-maratona il proprio posto. Sicuramente è il più bravo. Sa che può vincere l'avversario, non ricordo se all'interno dello stesso carcere o in competizione con un altro.
Ricordo questa maratona. I piedi in bianco e nero che battevano muschio, pietre, acqua. Lui è il primo. Lo vedo. La sua faccia sudata. La sua determinazione per arrivare alla meta. Rivedo la faccia degli operatori sportivi, degli educatori, del educatore del carcere. La vittoria - certa - è per loro. Un trionfo dei metodi educativi, dell'omologazione.
E lui corre. Sa che avrà molti privilegi dalla sua vincita. Arriva, ansimante, gli altri indietro, il filo del vincitore da abbattere. Si è fermato due metri prima del traguardo. Inginocchiato. Non sconfitto.
Non tutte le storie mi incrociano.
Adriana
So che vi avevo annunciato fuochi d'artificio, ma permettetemi prima qualche petardata.
Mi ha colpito questa faccenda del super atleta cinese che ha messo piede in campo e poi si è fermato fra l'imbarazzo e la delusione di tutti. Le spiegazioni (?) sono state molto confuse e imbarazzanti. Come vorrei poter raccogliere la sua storia vera, magari banalissima, aderente al fatto che "stava male"... ma non mi tornerebbe in questa versione, senza voler essere dietrologa. Stamattina, alla radio, ho ascoltato il commento del nostro ex campione olimpionico di corsa (1960) di Livio Berruti. Ha detto cose molto significative, anche se malamente diluite dai giornalisti.
Inizio dalla meno importante, altrimenti me la dimentico. Il giornalista ha affermato che i record, seppure in miglioramento stratosferico, hanno un limite oggettivo: "Non si potrà mai percorrere i 100 metri in un secondo". Berruti ha risposto che anche la Fisica era assoluta, ma è diventata opinabile da quando deve (o dovrebbe) - in base a nuove scoperte - rivedere le proprie valide, ma irrigidite leggi. "Non escludo che in futuro si possa correre in tempi assurdi rispetto ad ora". E non parlava di costumi in fibra tecnologica, alimentazione (12 mila calorie al giorno per quel figone di nuoto) o prestanza fisica. Parlava di una "Soglia".
La seconda cosa che sta esplodendo - ma non fa abbastanza botto perché tanti colgano - è la disparità di trattamento. La punibilità a cui ha accennato Berruti nei confronti degli atleti che praticano sport "secondari" .
Vi ricordate - se l'avete visto - il vincitore medaglia d'argento mi pare di tiro al piattello? Ha promesso l'escavatrice al figlio, ma ha anche chiesto di non gravare con la tassa il premio olimpico. La questione è stata appoggiata dalla medaglia d'oro femminile... ora non mi viene il nome... ma a me lo sport agonistico non interessa. Però ho anche sentito dai colleghi giornalisti affermare che il Premio in denaro i per i nostri atleti olimpici superano anche gli Stati Uniti (non ricordo le cifre, ma ho memorizzato un triplo).
Allineata, e scocciatissima, la squadra di scherma femminile di scherma che ha portato a casa una medaglia d'oro. Erano con biglietto (11 ore di volo) in classe economy, mentre hanno visto i calciatori (hanno perso con il Belgio) in classe business.
Torniamo al nostro cinese, sul quale aveva puntato tutta la Cina.
Berruti ha detto: "Ai nostri tempi non esisteva l'immagine. Si rischiava e basta, saremmo stati in pista comunque, anche non al meglio della nostra forma".
Che è successo a questo temutissimo cinese che si inginocchiato a pochi metri dalla partenza?
A quelli che hanno la mia età ricordo Mark Spitz,campione di nuoto nel '67, mi pare. Mitico! Era uno di noi con quel suo caschetto di capelli alla Beatles e tutta la la sua vèrve polemica.
Ma questo cinese, così sconosciuto a noi, seppure conosciuto ad un miliardo di persone, chi è?
Quando ho sentito la notizia, mi sono proiettata in una sala di cineforum della mia adolescenza. Ma mi sono confusa. Era "Ricorda con rabbia" di Osborne. No. Ma ho sentito la stessa tensione. Ahhahah, il mio cervello-immondizia... Devo scavare in una discarica per cercare qualcosa di significativo.
Per chi non ha visto il film: lui è un ragazzo dei quartieri bassi. Poteva solo finire in riformatorio. Non comunica, ma trova nella squadra di corsa campestre-maratona il proprio posto. Sicuramente è il più bravo. Sa che può vincere l'avversario, non ricordo se all'interno dello stesso carcere o in competizione con un altro.
Ricordo questa maratona. I piedi in bianco e nero che battevano muschio, pietre, acqua. Lui è il primo. Lo vedo. La sua faccia sudata. La sua determinazione per arrivare alla meta. Rivedo la faccia degli operatori sportivi, degli educatori, del educatore del carcere. La vittoria - certa - è per loro. Un trionfo dei metodi educativi, dell'omologazione.
E lui corre. Sa che avrà molti privilegi dalla sua vincita. Arriva, ansimante, gli altri indietro, il filo del vincitore da abbattere. Si è fermato due metri prima del traguardo. Inginocchiato. Non sconfitto.
Non tutte le storie mi incrociano.
Adriana
Gas esilirante - 18 agosto 2008
Carissimi
è così tanto l'affetto che mi ha circondata in questi giorni che è diventato "effetto" gas esilarante. E ho una voglia pazzesca di condividere con voi questa prorompente, irriverente, dissacratoria risata che mi sento dentro. Mi aiuteranno le parole, ma mi affiderò soprattutto alle immagini. Marina è stata davvero speciale nel cogliermi, anche se talvolta facevo fatica a trattenermi dal ridere.
Se state leggendo questa mail per prima, balzate subito indietro o leggerete una cronaca a rovescio.
Adri Assatanata
ps. Nel pomeriggio si annuncia l'Antennista - i temporali hanno fatto strage sui tetti - quindi potrei dover interrompere questo mio stato di Grazia e prendere a calci in culo il folletto che si aggira per casa scatenando i poltergeist.
è così tanto l'affetto che mi ha circondata in questi giorni che è diventato "effetto" gas esilarante. E ho una voglia pazzesca di condividere con voi questa prorompente, irriverente, dissacratoria risata che mi sento dentro. Mi aiuteranno le parole, ma mi affiderò soprattutto alle immagini. Marina è stata davvero speciale nel cogliermi, anche se talvolta facevo fatica a trattenermi dal ridere.
Se state leggendo questa mail per prima, balzate subito indietro o leggerete una cronaca a rovescio.
Adri Assatanata
ps. Nel pomeriggio si annuncia l'Antennista - i temporali hanno fatto strage sui tetti - quindi potrei dover interrompere questo mio stato di Grazia e prendere a calci in culo il folletto che si aggira per casa scatenando i poltergeist.
Sveglia, sveglia - 12 agosto 2008

Ho tre modi per essere svegliata la mattina: alle 8 le campane, ma il sagrestano non è affatto preciso; lo scampanio varia fra le 8 meno un quarto alle 8 e un quarto; alle 9 attacca Luciano il giardiniere, capace di inventarsi qualsiasi rumore finché non mi affaccio ad urlargli di piantarla; alle 10 passa il camion del pescivendolo che urla "peeessse frescoooo". Oggi mi sono comperata uno spiedino di pesce che era una meraviglia. Guardatelo e fatevi venire l'acquolina ;-)
Un abbraccio
Adriana
Un abbraccio
Adriana
Grigliata a casa di Luciano - 10 agosto 2008

Carissimi
ieri sera abbiamo fatto una grigliata a casa di Luciano il giardiniere vittima dei miei scherzi (da sinistra, Luciano, Sandra sua moglie e il mio vicino Alberto). Mi ero fatta fare una foto da Alberto mentre andavo sull'altalena, ma è venuta orrenda (mancano i capelli al vento ;-)))))))))))))))))
In questi giorni mi hanno fatto compagnia il prode Antonio e il baby, poi fino alla vigilia di Ferragosto sarò sola. O meglio in attesa di un'altra infornata di amici. In realtà vorrei avervi tutti qui, magari per una bella battaglia con le bombe d'acqua.
Io sto abbastanza bene, se si eccettua questa maledetta insonnia. La sera sono comunque piuttosto stanca - cosa insolita per me - ma poi passo la notte leggendo, talvolta scrivendo a mano sul mio piccolo taccuino nero. Mi è venuto il ghiribizzo di buttare giù un librettino dal titolo: "Intervista al fantasma Chiù". Vi incuriosisce?
Un abbraccio
Adriana
ps. Fantastica apertura dei Giochi Olimpici: la concretizzazione del detto: "Muoversi come un sol uomo". Vi immaginate se muovono il loro smisurato esercito invece dei giocolieri?
ieri sera abbiamo fatto una grigliata a casa di Luciano il giardiniere vittima dei miei scherzi (da sinistra, Luciano, Sandra sua moglie e il mio vicino Alberto). Mi ero fatta fare una foto da Alberto mentre andavo sull'altalena, ma è venuta orrenda (mancano i capelli al vento ;-)))))))))))))))))
In questi giorni mi hanno fatto compagnia il prode Antonio e il baby, poi fino alla vigilia di Ferragosto sarò sola. O meglio in attesa di un'altra infornata di amici. In realtà vorrei avervi tutti qui, magari per una bella battaglia con le bombe d'acqua.
Io sto abbastanza bene, se si eccettua questa maledetta insonnia. La sera sono comunque piuttosto stanca - cosa insolita per me - ma poi passo la notte leggendo, talvolta scrivendo a mano sul mio piccolo taccuino nero. Mi è venuto il ghiribizzo di buttare giù un librettino dal titolo: "Intervista al fantasma Chiù". Vi incuriosisce?
Un abbraccio
Adriana
ps. Fantastica apertura dei Giochi Olimpici: la concretizzazione del detto: "Muoversi come un sol uomo". Vi immaginate se muovono il loro smisurato esercito invece dei giocolieri?
lunedì 11 agosto 2008
La donna che sussurrava agli scoiattoli - 11 agosto 2008

Stamattina ero in terrazza a fare colazione, quando ho sorpreso una coppia di scoiattoli che stavano facendo razzìa delle noci che avevo messo nella casetta sul pino. Essendo in coppia si parlavano, così ho imparato il loro verso e mi sono messa ad imitarli (bisogna far aderire la lingua al palato e dare piccoli schiocchi secchi). Domattina riprendo le prove di dialogo. Il mio terapista Massimo ha detto che comincerà a preoccuparsi quando mi vedrà arrivare non più con il cappello alla Indiana Jones (nella foto), ma con il berretto alla Davy Crocket, con la coda pendente sulla spalla. Ahhh già, non vi ho detto che la parrucca non la uso quasi più, perché mi è cresciuta una fitta calottina di capelli-peluria, sopracciglia comprese (le ciglia, invece, sono più pigre, come tutti gli altri peli del corpo, di cui non c'è ancora traccia). Sì lo so che dalla foto non si vede il progresso, ma vi assicuro che ora non passo per una chemioterapizzata, ma per una signora piuttosto snob e fin troppo sicura del proprio look new age (visto come parlo Inglese?????;-))))
Spero solo che la prossima chemio non mi faccia ripartire da zero: sarebbe frustrante una grandinata sul grano appena spuntato.
Tornando al fisioterapista Massimo, che potrei definire osteopata con inclinazione zen ("tutto è uno e uno è tutto" ed è per questo che mi tira un piede per far bene alla spalla, ad esempio) mi ha voluto coinvolgere fin dall'inizio nel suo "Massimo-sistema". Alla prima seduta il dialogo è stato minimo se non che gli ho chiesto perché avesse messo una cassetta di musica da camera, la cosa che sento più dissonante dopo il jazz freddo (sorvolo sulla disco, hip hop e compagnia). Ma sì, mi pare di avervelo già scritto: era il cd di un bagnino. Che volete fare? L'ambiente di Lignano è abbastanza esclusivo perché quest'hanno abbiano introdotto i posti "élite" negli stabilimenti balneari: ombrelloni bianchi con 15 cm di spazio in più per i lettini (non scherzo!) e bagnino compiacente che (forse!) ti porta il caffé dietro lauta mancia, per compensare il "servizio in più" richiesto dagli 800 euro per due mesi di spiaggia a pagamento (quella libera praticamente non esiste e gli ombrelloni non-bianchi non scendono molto al di sotto di quel prezzo). Da sempre evito questa "fossa dei dannati"! E non oso pensare l'umore di quel bagnino che, amante della musica da camera, subisce le chiacchiere da lettino sul luogo di lavoro.
La seconda volta con Massimo ho portato il cd "Budda bonsai", molto adatto al rilassamento. Lui me l'ha chiesto per farne una copia e ciò mi è sembrato promettente. La terza volta ho osato con il secondo Budda Bar... ahi, ahi! Massimo, tutto sommato, è il classico bravo, inquadrato, socializzato "ex ragazzo di patronato", crocetta intagliata nel cuoio al collo e chitarra-kirie eleinson a portata di cuore, come dimostra la sua suoneria telefonica con canzone di Antonello Vinditti: "Eravamo ragazzi con le chitarre..." (pressapoco..., credo dall'ultimo cd Chiamato Artista).
Devo dare atto a Massimo che è andato subito al centro del problema (il suo!). "Lei è religiosa?". "No. Preferisco l'Umanità". "In che senso?". "Nel senso della completezza. E' già tutto molto armonico e perfetto, basta solo coglierlo". "Non parleremo di Religione" ha replicato Massimo. E lo stimo per questo. Ma, per la verità, io preferirei abbandonarmi alla musica del Budda Bar di turno durante le terapie. Seguire con il pensiero il mio muscolo che si allunga e che si stacca dall'osso a cui la cicatrice si è abbarbicata come edera, piuttosto che mettere in funzione il cervello per dialogare sul "Massimo-sistema", a cui non manca una forte componente di narcisismo.
In questi giorni sono passata alla terapia in piscina (con acqua di mare riscaldata). Una delizia! Lì non c'è la possibilità di chiacchierare, perché noi pazienti siamo tutti gomito a gomito. Massimo, in tuta da sub (altrimenti si macera la pelle) mi tira da una parte e dall'altra.
Ma l'ultima volta della "terapia a secco", come viene detta quando non si è in piscina, Massimo - dopo aver abbandonato la speranza che gli spiegassi i motivi reconditi per cui il mio inconscio mi aveva spinto ad avere un cancro al seno - mi ha fatto un discorso che posso condividere, così come condivido (avendo fatto il corso di massaggio cinese) che tirando un piede si guarisce la spalla. "Uno è tutto e tutto è uno" l'avete visto - portato all'estremo - all'apertura dei Giochi Olimpici. Massimo-sistema, senza lacuna coglizione di medicina cinese, ha detto: "Il nostro corpo è un tutt'uno. I suoi strati di pelle si formano diversificati da un'unica cellula, quindi per tutta la vita continuano ad interagire fra di loro. La cicatrice dell'appendicite crea un tirante che può diventare l'artrosi alla spalla. La medicina cura con antinfiammatori, infiltrazioni, massaggi in loco... non serve a niente, o a poco. L'origine è altrove. Distante dal punto dolente. Così è per la malattia. Il nostro corpo è flessibilissimo, l'adattamento è la sua prerogativa per sopravvivere. Noi umani lo sottoponiamo sempre a nuove sollecitazioni (molto di più di quanto facciano gli animali) e lui cerca sempre nuove soluzioni. Finché il punto di rottura non supera quello di adattamento. Allora ci ammaliamo".
Se ci pensate, è esattamente così che facciamo con la vita razionale di ogni giorno: accomodiamo di ora in ora, di giorno in giorno le situazioni. Finché non esplodiamo dicendo: "E adesso che cazzo faccio?" e ti senti in difficoltà anche a scegliere fra un cappuccino e un caffé. Oppure: " Naaaaaaaaaaaa, non ce la faccio più!" e tutte le piccole cose normali diventano una guerra.
Questa scimmia sulla spalla che si chiama cancro mi sta insegnando il linguaggio degli scoiattoli. Ma non sono diventata zen. Amo troppo le emozioni giocose per riuscire a sublimarle.
Con affetto
Adriana
Spero solo che la prossima chemio non mi faccia ripartire da zero: sarebbe frustrante una grandinata sul grano appena spuntato.
Tornando al fisioterapista Massimo, che potrei definire osteopata con inclinazione zen ("tutto è uno e uno è tutto" ed è per questo che mi tira un piede per far bene alla spalla, ad esempio) mi ha voluto coinvolgere fin dall'inizio nel suo "Massimo-sistema". Alla prima seduta il dialogo è stato minimo se non che gli ho chiesto perché avesse messo una cassetta di musica da camera, la cosa che sento più dissonante dopo il jazz freddo (sorvolo sulla disco, hip hop e compagnia). Ma sì, mi pare di avervelo già scritto: era il cd di un bagnino. Che volete fare? L'ambiente di Lignano è abbastanza esclusivo perché quest'hanno abbiano introdotto i posti "élite" negli stabilimenti balneari: ombrelloni bianchi con 15 cm di spazio in più per i lettini (non scherzo!) e bagnino compiacente che (forse!) ti porta il caffé dietro lauta mancia, per compensare il "servizio in più" richiesto dagli 800 euro per due mesi di spiaggia a pagamento (quella libera praticamente non esiste e gli ombrelloni non-bianchi non scendono molto al di sotto di quel prezzo). Da sempre evito questa "fossa dei dannati"! E non oso pensare l'umore di quel bagnino che, amante della musica da camera, subisce le chiacchiere da lettino sul luogo di lavoro.
La seconda volta con Massimo ho portato il cd "Budda bonsai", molto adatto al rilassamento. Lui me l'ha chiesto per farne una copia e ciò mi è sembrato promettente. La terza volta ho osato con il secondo Budda Bar... ahi, ahi! Massimo, tutto sommato, è il classico bravo, inquadrato, socializzato "ex ragazzo di patronato", crocetta intagliata nel cuoio al collo e chitarra-kirie eleinson a portata di cuore, come dimostra la sua suoneria telefonica con canzone di Antonello Vinditti: "Eravamo ragazzi con le chitarre..." (pressapoco..., credo dall'ultimo cd Chiamato Artista).
Devo dare atto a Massimo che è andato subito al centro del problema (il suo!). "Lei è religiosa?". "No. Preferisco l'Umanità". "In che senso?". "Nel senso della completezza. E' già tutto molto armonico e perfetto, basta solo coglierlo". "Non parleremo di Religione" ha replicato Massimo. E lo stimo per questo. Ma, per la verità, io preferirei abbandonarmi alla musica del Budda Bar di turno durante le terapie. Seguire con il pensiero il mio muscolo che si allunga e che si stacca dall'osso a cui la cicatrice si è abbarbicata come edera, piuttosto che mettere in funzione il cervello per dialogare sul "Massimo-sistema", a cui non manca una forte componente di narcisismo.
In questi giorni sono passata alla terapia in piscina (con acqua di mare riscaldata). Una delizia! Lì non c'è la possibilità di chiacchierare, perché noi pazienti siamo tutti gomito a gomito. Massimo, in tuta da sub (altrimenti si macera la pelle) mi tira da una parte e dall'altra.
Ma l'ultima volta della "terapia a secco", come viene detta quando non si è in piscina, Massimo - dopo aver abbandonato la speranza che gli spiegassi i motivi reconditi per cui il mio inconscio mi aveva spinto ad avere un cancro al seno - mi ha fatto un discorso che posso condividere, così come condivido (avendo fatto il corso di massaggio cinese) che tirando un piede si guarisce la spalla. "Uno è tutto e tutto è uno" l'avete visto - portato all'estremo - all'apertura dei Giochi Olimpici. Massimo-sistema, senza lacuna coglizione di medicina cinese, ha detto: "Il nostro corpo è un tutt'uno. I suoi strati di pelle si formano diversificati da un'unica cellula, quindi per tutta la vita continuano ad interagire fra di loro. La cicatrice dell'appendicite crea un tirante che può diventare l'artrosi alla spalla. La medicina cura con antinfiammatori, infiltrazioni, massaggi in loco... non serve a niente, o a poco. L'origine è altrove. Distante dal punto dolente. Così è per la malattia. Il nostro corpo è flessibilissimo, l'adattamento è la sua prerogativa per sopravvivere. Noi umani lo sottoponiamo sempre a nuove sollecitazioni (molto di più di quanto facciano gli animali) e lui cerca sempre nuove soluzioni. Finché il punto di rottura non supera quello di adattamento. Allora ci ammaliamo".
Se ci pensate, è esattamente così che facciamo con la vita razionale di ogni giorno: accomodiamo di ora in ora, di giorno in giorno le situazioni. Finché non esplodiamo dicendo: "E adesso che cazzo faccio?" e ti senti in difficoltà anche a scegliere fra un cappuccino e un caffé. Oppure: " Naaaaaaaaaaaa, non ce la faccio più!" e tutte le piccole cose normali diventano una guerra.
Questa scimmia sulla spalla che si chiama cancro mi sta insegnando il linguaggio degli scoiattoli. Ma non sono diventata zen. Amo troppo le emozioni giocose per riuscire a sublimarle.
Con affetto
Adriana
mercoledì 6 agosto 2008
Arcobaleni, bambini e coccole - 6 agosto 2008
Carissimi
eccomi con un'aggiornamento.
Ieri chemio, stamattina centratura per la radio, oggi pomeriggio sono nuovamente a Lignano. Mi ci ha portato Stefano, detto "baby" che ora è qui con me. Mi sento piuttosto in forma, se non fosse che non dormo da... oltre 24 ore. Ma è chemio o coca quello che mi hanno buttato in vena? Ma per stanotte ho un Tavor che mi ha "spacciato" una vicina.
CHEMIO
E' cambiata non solo la composizione, ma anche il modo di somministrazione. E non so quale sia stato a fregarmi, anche se un'idea me la sono fatta. Oltre al solito flacone di chemio che viene giù goccia a goccia, segue un lavaggio della vena, sempre goccia a goccia. Ieri l'hanno interrotto a metà e l'infermiera è arrivata con due poderose siringone - sempre chemio - una viola e una gialla. Questa infermiera è nuova e del tipo che non sorride neanche se le mostri il culo. Non è stata la mancanza di cortesia a preoccuparmi, ma il fatto che si sia rivolta ad una collega per chiedere se doveva fare prima la viola o la gialla, che, in aggiunta al flacone appena terminato color celeste, mi faceva già sentire un mezzo arcobaleno. Mi ha innestato nella valvola della flebo la siringona viola e l'ha sparata dentro di brutto, come si fa con una normale iniezione. Ha messo anche quella gialla e stava facendo la stessa cosa, quando io mi sono sentita svenire. Glielo ho detto e ha sospeso. Mi sono ripresa, e lei ha ripreso a darci dentro fin quasi alla fine. Col che io stavo nuovamente svenendo. "La pressione" le ho detto. Infatti me l'ha misurata ed era scesa a 110 (io ho 80-130). "Secondo me lei mi ha iniettato troppo in fretta troppo liquido" ho osservato io. "No, a volte la chemio fa così... comunque vado a chiamare l'oncologa". E' arrivata l'antipaticona, quella a cui l'indecisione fa pari solo con l'arroganza. Ve la ricordate? Ma stavolta direi che ci ha acchiappato, anche se con un dialogo volto a confondere la paziente per salvare l'imperizia dell'infermiera. ONCOLOGA: "Quale siringa ha fatto per prima?"
INFERMIERA: "Mmmm..."
IO: "La viola"
ONCOLOGA: "Nessun problema con la viola?"
INFERMIERA: "No"
ONCOLOGA: "E con la gialla?"
Comincio a scazzarmi.
IO: "La pressione mi è andata giù durante la gialla"
ONCOLOGA: "Che sintomi ha accusato? Confusione? Ha visto nero?"
IO: "La descrizione esatta è: mi sono sentita mancare"
ONCOLOGA: "A che punto della siringa?"
IO: "A metà"... tanto ormai l'infermiera sta facendo scena muta.
ONCOLOGA: "Quanto ne manca?"
IO: "Un terzo"
ONCOLOGA: "Sospendiamo qui... Ma la prossima volta va iniettata più lentamente"
INFERMIERA: "Quale delle due?"
IO: "Quella gialla, me ne ricorderò io"
Se ne vanno impettite.
Sento il mio vicino di poltrona (un bell'uomo) che sta ghignando. Gli dico: "La prossima volta mi faccio fare uno spriz direttamente in vena Quello sì che fa bene alla pressione". Lui: "Porto le olive". Il promettente approccio viene troncato dalla psicologa. Ve la ricordate? Quella che mi aveva trovato "interessante" durante già la prima seduta di chemio e che mi aveva rifilato il suo biglietto da visita. Poi avevo cambiato giorno di terapia e me ne ero liberata. Mi aveva visto con ricci indiavolati, ora ho una compassata parrucca corta. Non mi sembra che mi abbia riconosciuta, ma tenta ugualmente l'approccio, visto che ha seguito i miei semi-svenimenti e suppone di potermi dare conforto. "Che sta leggendo?" mi chiede. "Un pessimo libro di donne dedite allo shopping" e chiudo gli occhi. Sono riuscita a metterla in fuga.
RADIO
Stamattina ho visto la titolare (almeno credo) del reparto di Radioterapia, la dottoressa Lora. La settimana scorsa mi ero vista con la sua deliziosa assistente di cui vi ho parlato e devo dire che anche a Lora va tutta la mia stima. E' sui 40, cordiale, rilassante, sollecita. Ha chiarito i miei dubbi con precisione, senza essere schiva, ma neppure allarmante. In sintesi: il mio cancro è annidato in linfonodi profondi, non raggiungibili chirurgicamente; l'abbinamento chemio-radio sta mostrando dati di buon prolungamento della vita, ma i dati statististici sono condizionati dal tipo di chemio; dalla macchina-radio (in continua evoluzione); dalla reazione individuale al cancro. Il cancro al seno è ha validi antagonisti, ma in pratica non ti darà mai una certezza di averlo vinto per tutta la vita. Le recidive sono infinite e per un numero smisurato di anni, anche se si possono tenere a bada con gli odierni sistemi. Quindi è meglio se si impara a conviverci serenamente. E confidando nei progressi della medicina. Il mio è tosto, quindi più imprevidibile di altri rispetto alla prognosi.
Voltiamo pagina.
Stamattina sono stata per un'ora e mezzo nella sala d'aspetto della radioterapia.
Mi ha subito colpito un tavolinetto addossato ad un angolo. Quattro o cinque riviste decrepite, ma una trentina di libri. Decrepiti all'aspetto, ma pur sempre libri. Mi ci sono lanciata. La prima pila era una serie di manualetti, quelli che regalano con i quotidiani, dalla storia della filosofia, a quella dell'arte o della psicologia. Roba da sballo per uno che deve passare il tempo! Seconda serie, tascabili di spionaggio dai titoli avvilenti. Terza serie, volumetti più corposi, a formare romanzi di meriti sconosciuti su argomenti imprevedibili dalle missioni alla new age. Ammesso e non concesso che uno si prenda la briga di comnciare una qualunque di queste nefandezze, dovrà poi abbandonarla e portarsi durante la radioterapia la suspence appena accumulata? All'uscita potrà giungere all'orgasmatico finale o l'opera sarà in altrui mani?
La spiegazione mi arriva dopo una mezz'ora con l'entrata di una donna di mezza età (forse), grassoccia e passo stanco, viso ancora fresco incorniciato dall'inevitabile foulard che nasconde la pelata chemioterapica. Dalla borsa di plastica estrae alcuni libri illustrati di fiabe (molto ben tenuti), due bambolette, una serie di automobiline. Posa tutto con molta grazia sul tavolinetto, a disposizione. Arriva un bimbo di sei-sette anni. E' smunto, il berretto a visiera nasconde la solita pelata, occhi enormi senza il gentile contorno di ciglia e sopraciglia. Resta solo un attimo, poi va alla terapia, oltre quelle porte d'ingresso che si aprono con la cellula fotoelettrica e che lasciano passare una quantità inesauribile di persone stremate sdraiate sui lettini con la coda delle flebo. E' con queste zanne consunte che strappi brandelli di vita? Mi viene un dubbio: cura placebo io pensavo fosse quella
che danno a te una pastiglietta di zucchero, ad un altro il farmaco da sperimentare e poi vedono gli effetti diversi. Invece ho capito che ora per "cura placebo" si intende ancxhe quella che sai non porterà se non ad un prolungamento ragionevole di una vita comunque a termine. Dovrò rifletterci sopra e capirne un po' di più.
Ma torniamo alla sala d'attesa. Arriva un dodicenne, in carne e in forma. Qui sembrano conoscersi tutti, anche perchè la frequentazione è quotidiana, non come la chemio. La mamma del dodicenne comunica ad una paziente vicina che finalmente è l'ultimo giorno. Tornano a casa, in Liguria mi pare di capire. Io sono frastornata perché ho passato la notte insonne e tutti i suoni mi arrivano come se rimbalzassero sui muri. Sono rimasti a lungo in un appartamentino afoso nei pressi dell'ospedale (e so già i prezzi degli avvoltoi!). Ed ecco una bambina sui dieci anni: Laura, vivacissima anche se trascina i piedi quando si sposta fulminea per tutta la stanza abbrancando tutti i giocattoli del tavolino. Si riposa per pochi attimi solo sedendosi sulle ginocchia della giovane mamma palesemente esausta. E' una figlia della malattia, a cui si concede tutta l'intemperanza che vuole. Sono alloggiate in una pensione, costosa - dice la madre alla madre del dodicenne con cui ormai è confidente - ma con una camera senza ria condizionata ed esposta al sole. Non ha dormito per tutta la notte e la bimba ha mal di testa. "Almeno - aggiunge - mettessero in un angolo della sala comune una cassapanca per tenere qualche giocattolo. Io ho messo in valigia l'indispensabile - (vengono dal Sud) - Ieri ho comperato una bambolina, ma 30 euro! Laura poi distrugge tutto, nel giro di due giorni l'avrà decapitata". Tuttavia Laura oggi è felice: ha trovato un sacco di giocattoli nella sala aspetto. Le hanno detto che può portarseli via, basta che li riporti domani. Ho capito che lo stesso discorso vale per i libri. Ma quelli sono frutto di "carità pelosa".
COCCOLE TERAPIA
Stamattina, come al solito, è stato difficile sincronizzare gli orari ospedalieri, quindi ho detto al "baby" che avrei telefonato appena fossi stata "liberata". Siccome il tragitto richiedeva comunque un tempo, mi sono avviata a piedi. Durante la strada pensavo a questi bimbi, giustamente pieni di coccole. Ma io? Io sono single, senza amico-amante, senza parenti. Ho amici, questo sì, ma in genere non vai più in là dell'abbraccio e del bacio entrambi fuggevoli. Invece, se anche quando si sta bene si sente il bisogno del contattp fisico (non necessariamente sessuale), è quando si sta male che anche solo una mano tenuta in un'altra può dare consolazione. Anzi, è un'immagine tipica, no? Quei bambini si stringevano alle madri, cercavano il contatto di pelle. Noi adulti non dovremmo avere lo stesso bisogno? Ci vergogniamo ad ammetterlo?
Più camminavo e più ci pensavo. Onestamente la pet-terapy la scarto: mi hanno convinto i miei due gatti nevrotici e nevrotizzanti. Ma una coccole-terapia è già stata inventata? Cuddles-terapy (perché magari in Inglese c'è già e io non lo so). Io attualmente ho solo il fisioterapista che tocca la mia pelle, mi massaggia, è una cosa che gradisco, che mi fa stare meglio, ma è come andare a puttane. Invece sento che ho voglia - talvolta - di stare fra le braccia di qualcuno, di avere carezze, una stretta affettuosa, qualche bacetto fuggevole, una guancia contro la mia guancia, sulla spalla, sulla testa... le coccole, insomma. Quelle per i bambini, per gli animali, per i disabili... Perché non per i malati?
Onestamente non mi vedo a farmi fare questo tipo di coccole da un'amica, ma penso che ingaggerò tutti voi amici. Caste coccole consolatorie, perché la pelle, quando si rischia di perderla, non si senta sola.
Un abbraccio
Adriana
eccomi con un'aggiornamento.
Ieri chemio, stamattina centratura per la radio, oggi pomeriggio sono nuovamente a Lignano. Mi ci ha portato Stefano, detto "baby" che ora è qui con me. Mi sento piuttosto in forma, se non fosse che non dormo da... oltre 24 ore. Ma è chemio o coca quello che mi hanno buttato in vena? Ma per stanotte ho un Tavor che mi ha "spacciato" una vicina.
CHEMIO
E' cambiata non solo la composizione, ma anche il modo di somministrazione. E non so quale sia stato a fregarmi, anche se un'idea me la sono fatta. Oltre al solito flacone di chemio che viene giù goccia a goccia, segue un lavaggio della vena, sempre goccia a goccia. Ieri l'hanno interrotto a metà e l'infermiera è arrivata con due poderose siringone - sempre chemio - una viola e una gialla. Questa infermiera è nuova e del tipo che non sorride neanche se le mostri il culo. Non è stata la mancanza di cortesia a preoccuparmi, ma il fatto che si sia rivolta ad una collega per chiedere se doveva fare prima la viola o la gialla, che, in aggiunta al flacone appena terminato color celeste, mi faceva già sentire un mezzo arcobaleno. Mi ha innestato nella valvola della flebo la siringona viola e l'ha sparata dentro di brutto, come si fa con una normale iniezione. Ha messo anche quella gialla e stava facendo la stessa cosa, quando io mi sono sentita svenire. Glielo ho detto e ha sospeso. Mi sono ripresa, e lei ha ripreso a darci dentro fin quasi alla fine. Col che io stavo nuovamente svenendo. "La pressione" le ho detto. Infatti me l'ha misurata ed era scesa a 110 (io ho 80-130). "Secondo me lei mi ha iniettato troppo in fretta troppo liquido" ho osservato io. "No, a volte la chemio fa così... comunque vado a chiamare l'oncologa". E' arrivata l'antipaticona, quella a cui l'indecisione fa pari solo con l'arroganza. Ve la ricordate? Ma stavolta direi che ci ha acchiappato, anche se con un dialogo volto a confondere la paziente per salvare l'imperizia dell'infermiera. ONCOLOGA: "Quale siringa ha fatto per prima?"
INFERMIERA: "Mmmm..."
IO: "La viola"
ONCOLOGA: "Nessun problema con la viola?"
INFERMIERA: "No"
ONCOLOGA: "E con la gialla?"
Comincio a scazzarmi.
IO: "La pressione mi è andata giù durante la gialla"
ONCOLOGA: "Che sintomi ha accusato? Confusione? Ha visto nero?"
IO: "La descrizione esatta è: mi sono sentita mancare"
ONCOLOGA: "A che punto della siringa?"
IO: "A metà"... tanto ormai l'infermiera sta facendo scena muta.
ONCOLOGA: "Quanto ne manca?"
IO: "Un terzo"
ONCOLOGA: "Sospendiamo qui... Ma la prossima volta va iniettata più lentamente"
INFERMIERA: "Quale delle due?"
IO: "Quella gialla, me ne ricorderò io"
Se ne vanno impettite.
Sento il mio vicino di poltrona (un bell'uomo) che sta ghignando. Gli dico: "La prossima volta mi faccio fare uno spriz direttamente in vena Quello sì che fa bene alla pressione". Lui: "Porto le olive". Il promettente approccio viene troncato dalla psicologa. Ve la ricordate? Quella che mi aveva trovato "interessante" durante già la prima seduta di chemio e che mi aveva rifilato il suo biglietto da visita. Poi avevo cambiato giorno di terapia e me ne ero liberata. Mi aveva visto con ricci indiavolati, ora ho una compassata parrucca corta. Non mi sembra che mi abbia riconosciuta, ma tenta ugualmente l'approccio, visto che ha seguito i miei semi-svenimenti e suppone di potermi dare conforto. "Che sta leggendo?" mi chiede. "Un pessimo libro di donne dedite allo shopping" e chiudo gli occhi. Sono riuscita a metterla in fuga.
RADIO
Stamattina ho visto la titolare (almeno credo) del reparto di Radioterapia, la dottoressa Lora. La settimana scorsa mi ero vista con la sua deliziosa assistente di cui vi ho parlato e devo dire che anche a Lora va tutta la mia stima. E' sui 40, cordiale, rilassante, sollecita. Ha chiarito i miei dubbi con precisione, senza essere schiva, ma neppure allarmante. In sintesi: il mio cancro è annidato in linfonodi profondi, non raggiungibili chirurgicamente; l'abbinamento chemio-radio sta mostrando dati di buon prolungamento della vita, ma i dati statististici sono condizionati dal tipo di chemio; dalla macchina-radio (in continua evoluzione); dalla reazione individuale al cancro. Il cancro al seno è ha validi antagonisti, ma in pratica non ti darà mai una certezza di averlo vinto per tutta la vita. Le recidive sono infinite e per un numero smisurato di anni, anche se si possono tenere a bada con gli odierni sistemi. Quindi è meglio se si impara a conviverci serenamente. E confidando nei progressi della medicina. Il mio è tosto, quindi più imprevidibile di altri rispetto alla prognosi.
Voltiamo pagina.
Stamattina sono stata per un'ora e mezzo nella sala d'aspetto della radioterapia.
Mi ha subito colpito un tavolinetto addossato ad un angolo. Quattro o cinque riviste decrepite, ma una trentina di libri. Decrepiti all'aspetto, ma pur sempre libri. Mi ci sono lanciata. La prima pila era una serie di manualetti, quelli che regalano con i quotidiani, dalla storia della filosofia, a quella dell'arte o della psicologia. Roba da sballo per uno che deve passare il tempo! Seconda serie, tascabili di spionaggio dai titoli avvilenti. Terza serie, volumetti più corposi, a formare romanzi di meriti sconosciuti su argomenti imprevedibili dalle missioni alla new age. Ammesso e non concesso che uno si prenda la briga di comnciare una qualunque di queste nefandezze, dovrà poi abbandonarla e portarsi durante la radioterapia la suspence appena accumulata? All'uscita potrà giungere all'orgasmatico finale o l'opera sarà in altrui mani?
La spiegazione mi arriva dopo una mezz'ora con l'entrata di una donna di mezza età (forse), grassoccia e passo stanco, viso ancora fresco incorniciato dall'inevitabile foulard che nasconde la pelata chemioterapica. Dalla borsa di plastica estrae alcuni libri illustrati di fiabe (molto ben tenuti), due bambolette, una serie di automobiline. Posa tutto con molta grazia sul tavolinetto, a disposizione. Arriva un bimbo di sei-sette anni. E' smunto, il berretto a visiera nasconde la solita pelata, occhi enormi senza il gentile contorno di ciglia e sopraciglia. Resta solo un attimo, poi va alla terapia, oltre quelle porte d'ingresso che si aprono con la cellula fotoelettrica e che lasciano passare una quantità inesauribile di persone stremate sdraiate sui lettini con la coda delle flebo. E' con queste zanne consunte che strappi brandelli di vita? Mi viene un dubbio: cura placebo io pensavo fosse quella
che danno a te una pastiglietta di zucchero, ad un altro il farmaco da sperimentare e poi vedono gli effetti diversi. Invece ho capito che ora per "cura placebo" si intende ancxhe quella che sai non porterà se non ad un prolungamento ragionevole di una vita comunque a termine. Dovrò rifletterci sopra e capirne un po' di più.
Ma torniamo alla sala d'attesa. Arriva un dodicenne, in carne e in forma. Qui sembrano conoscersi tutti, anche perchè la frequentazione è quotidiana, non come la chemio. La mamma del dodicenne comunica ad una paziente vicina che finalmente è l'ultimo giorno. Tornano a casa, in Liguria mi pare di capire. Io sono frastornata perché ho passato la notte insonne e tutti i suoni mi arrivano come se rimbalzassero sui muri. Sono rimasti a lungo in un appartamentino afoso nei pressi dell'ospedale (e so già i prezzi degli avvoltoi!). Ed ecco una bambina sui dieci anni: Laura, vivacissima anche se trascina i piedi quando si sposta fulminea per tutta la stanza abbrancando tutti i giocattoli del tavolino. Si riposa per pochi attimi solo sedendosi sulle ginocchia della giovane mamma palesemente esausta. E' una figlia della malattia, a cui si concede tutta l'intemperanza che vuole. Sono alloggiate in una pensione, costosa - dice la madre alla madre del dodicenne con cui ormai è confidente - ma con una camera senza ria condizionata ed esposta al sole. Non ha dormito per tutta la notte e la bimba ha mal di testa. "Almeno - aggiunge - mettessero in un angolo della sala comune una cassapanca per tenere qualche giocattolo. Io ho messo in valigia l'indispensabile - (vengono dal Sud) - Ieri ho comperato una bambolina, ma 30 euro! Laura poi distrugge tutto, nel giro di due giorni l'avrà decapitata". Tuttavia Laura oggi è felice: ha trovato un sacco di giocattoli nella sala aspetto. Le hanno detto che può portarseli via, basta che li riporti domani. Ho capito che lo stesso discorso vale per i libri. Ma quelli sono frutto di "carità pelosa".
COCCOLE TERAPIA
Stamattina, come al solito, è stato difficile sincronizzare gli orari ospedalieri, quindi ho detto al "baby" che avrei telefonato appena fossi stata "liberata". Siccome il tragitto richiedeva comunque un tempo, mi sono avviata a piedi. Durante la strada pensavo a questi bimbi, giustamente pieni di coccole. Ma io? Io sono single, senza amico-amante, senza parenti. Ho amici, questo sì, ma in genere non vai più in là dell'abbraccio e del bacio entrambi fuggevoli. Invece, se anche quando si sta bene si sente il bisogno del contattp fisico (non necessariamente sessuale), è quando si sta male che anche solo una mano tenuta in un'altra può dare consolazione. Anzi, è un'immagine tipica, no? Quei bambini si stringevano alle madri, cercavano il contatto di pelle. Noi adulti non dovremmo avere lo stesso bisogno? Ci vergogniamo ad ammetterlo?
Più camminavo e più ci pensavo. Onestamente la pet-terapy la scarto: mi hanno convinto i miei due gatti nevrotici e nevrotizzanti. Ma una coccole-terapia è già stata inventata? Cuddles-terapy (perché magari in Inglese c'è già e io non lo so). Io attualmente ho solo il fisioterapista che tocca la mia pelle, mi massaggia, è una cosa che gradisco, che mi fa stare meglio, ma è come andare a puttane. Invece sento che ho voglia - talvolta - di stare fra le braccia di qualcuno, di avere carezze, una stretta affettuosa, qualche bacetto fuggevole, una guancia contro la mia guancia, sulla spalla, sulla testa... le coccole, insomma. Quelle per i bambini, per gli animali, per i disabili... Perché non per i malati?
Onestamente non mi vedo a farmi fare questo tipo di coccole da un'amica, ma penso che ingaggerò tutti voi amici. Caste coccole consolatorie, perché la pelle, quando si rischia di perderla, non si senta sola.
Un abbraccio
Adriana
venerdì 1 agosto 2008
Acqua fresca, acqua chiara - venerdì 1 agosto 2008 20.50
OOohps, mi ero dimenticata di raccontare il finale dell'impegnativa per la radiologa... Quella per i più smemorati che mi sono dovuta fare in fretta e furia dal mio medico in base nel corso di una mattinata già stressante di suo. Vi ricordate, sempre per i più smemorati, che mi ero seccata assai con la segretaria che aveva infilato la documentazione del mio chirurgo per i vari specialisti in buste sigillate da un'ilteriore giro di colla? Be', l'impegnativa era proprio lì dentro: è saltata fuori quando la radiologa ha lacerato la busta!!!
E non era la radiologa con cui avevo l'appuntamento, ma la sua sostituta. Già mi preparavo al peggio dell'inerzia degli assistenti... Invece la dottoressa Sara Pellizzari, sì ricordarsi di questo nome, è una persona davvero per bene. Forse pecco di parzialità perché è nata nel mio stesso giorno (solo che lei è del '73), ma finalmente mi ha dato una boccata di ossigeno in un percorso interpersonale a volte asettico, altre ridicolo, frustrante. Tranquilla, partecipe, per nulla frettolosa mi ha spiegato e organizzato tutto. Ha perfino telefonato al mio imprendibile oncologo per avere conferma sulle sue ipotesi terapeutiche di tempi e modi. Non solo: mi ha prescritto le creme da usare prima e durante la terapia, nonché mi ha accompagnato fino alla porta del reparto dove mi dovrò recare. Mi ha ricordato la canzone di Battisti "Acqua fresca, acqua chiara", forse per l'arsura - non solo metaforica - che continua ad affliggermi. Mi sento uno scolapasta: tanta acqua entra, altrettanto rapidamente esce.
Il solito abbraccione che mi fa tanto bene darvelo
Adriana
E non era la radiologa con cui avevo l'appuntamento, ma la sua sostituta. Già mi preparavo al peggio dell'inerzia degli assistenti... Invece la dottoressa Sara Pellizzari, sì ricordarsi di questo nome, è una persona davvero per bene. Forse pecco di parzialità perché è nata nel mio stesso giorno (solo che lei è del '73), ma finalmente mi ha dato una boccata di ossigeno in un percorso interpersonale a volte asettico, altre ridicolo, frustrante. Tranquilla, partecipe, per nulla frettolosa mi ha spiegato e organizzato tutto. Ha perfino telefonato al mio imprendibile oncologo per avere conferma sulle sue ipotesi terapeutiche di tempi e modi. Non solo: mi ha prescritto le creme da usare prima e durante la terapia, nonché mi ha accompagnato fino alla porta del reparto dove mi dovrò recare. Mi ha ricordato la canzone di Battisti "Acqua fresca, acqua chiara", forse per l'arsura - non solo metaforica - che continua ad affliggermi. Mi sento uno scolapasta: tanta acqua entra, altrettanto rapidamente esce.
Il solito abbraccione che mi fa tanto bene darvelo
Adriana
Bombarola - 1° agosto 2008
Questa mattina mi sono svegliata "bombarola" a causa di Luciano il Giardiniere. Sì, sì lo conoscete già, anche in foto. Per smemorati e "new entry" c'è sempre il blog www.adregina2.blogspot.com
Luciano è un uomo che non si muove se non accompagnato dal rumore dei suoi attrezzi: tagliaerba, decespugliatore e aspira aghi di pino. Siccome è mio amico adora farmi i dispetti: iniziare a sfracassare per 5 minuti sotto le mie fineste - solo allo scopo di svegliarmi - e poi rumoreggiare nelle ore peggiori dove gli stanno antipatici. Io però capisco la sua letizia nel sapere che ancora una volta ero tornata sana e salva, ma mercoledì mattina ha voluto darmi il benvenuto alle 8 con 5 minuyti del suo strumento più diabolico, l'aspira aghi di pino (graziati solo gli scoiattoli). L'ho insultato e abbracciato, nonché giurata vendetta, come si conviene fra amici.
GAVETTONI!!!!!!!!!! (Per gli amici maltesi: palloncini riempiti d'acqua e lanciati sulla vittima).
Stamattina alle 9, Luciano ha cominciato la sinfonia del tagliaerba poco distante dal mio terrazzo, svegliandomi dopo solo ore di quattro ore di sonno non interrotto dalla mia prorompente diuresi. Ho riempito tre gavettoni e mi sono appostata sul terrazzo. C'era già un sole che mi faceva colare e i tempi che urgevano perché alle 11 avevo il fisioterapista (sì, quel Massimo, di cui vi racconterò il seguito).
Vi sembrerò infantile, ma avevo l'adrenalina (che soddisfazione!) che girava al massimo. Non so spiegarvi il perché, ma fin da bambina GIOCARE (con tutta la serietà che richiede) mi è sempre sembrato l'unico scopo degno di essere vissuto. Parlatemene, se vi va.
Lui, comunque, una lentezzanel diventare a tiro (Stavo lontano per non disturbarti, mi ha spiegato poi) GRRRRRRR
Prima "bomba": colpito da dietro. Non gli fa un baffo. Jeans e fracasso complici.
Seconda "bomba": GRRR, si schianta su un cespuglio di recinzione
Terza "bomba" esplode ai piedi. Lui si guarda intorno perplesso.
Decido di passare alle "truppe camellate"... la bestia sono io, visto che la mia spalla si è rappresa verso una tetta che non c'è più. Tranquilli, la sto domando.
Certo che è difficile farsi notare da uno che si trascina appresso un attrezzo infernale, è vestito da capo a piedi e, siccome ha un problema di udito, bisogna comunicare guardandolo in faccia o a poca distanza.
L'ho "bombardato" guardandolo negli occhi come un killer consumato.
Pensavo che tutta l'operazione, vista l'ora (le 9 a Villaggio Estate sono abbastanza antelucane) fosse passata inosservata. Invece già nel pomeriggio, tutti sapevano tutto. Devo dire che io e Luciano non eravamo renitenti dal raccontare.
Lui non lo sa ancora, ma le bombe d'acqua mi stressano troppo. Credo che passerò al "mitragliatore con serbatoio incorporato". L'ho già addocchiato dal tabaccaio. Anche se ho il parere contrario di Massimo il fisioterapeuta-osteopata, il quale stamattina, quando gli ho raccontato il "fattaccio", mi ha detto: "Con quale braccio ha lanciato le bombe?". "Con il destro, ovviamente". "La invito a continuare con il sinistro, è un ottimo esercizio".
RAMBO
Luciano è un uomo che non si muove se non accompagnato dal rumore dei suoi attrezzi: tagliaerba, decespugliatore e aspira aghi di pino. Siccome è mio amico adora farmi i dispetti: iniziare a sfracassare per 5 minuti sotto le mie fineste - solo allo scopo di svegliarmi - e poi rumoreggiare nelle ore peggiori dove gli stanno antipatici. Io però capisco la sua letizia nel sapere che ancora una volta ero tornata sana e salva, ma mercoledì mattina ha voluto darmi il benvenuto alle 8 con 5 minuyti del suo strumento più diabolico, l'aspira aghi di pino (graziati solo gli scoiattoli). L'ho insultato e abbracciato, nonché giurata vendetta, come si conviene fra amici.
GAVETTONI!!!!!!!!!! (Per gli amici maltesi: palloncini riempiti d'acqua e lanciati sulla vittima).
Stamattina alle 9, Luciano ha cominciato la sinfonia del tagliaerba poco distante dal mio terrazzo, svegliandomi dopo solo ore di quattro ore di sonno non interrotto dalla mia prorompente diuresi. Ho riempito tre gavettoni e mi sono appostata sul terrazzo. C'era già un sole che mi faceva colare e i tempi che urgevano perché alle 11 avevo il fisioterapista (sì, quel Massimo, di cui vi racconterò il seguito).
Vi sembrerò infantile, ma avevo l'adrenalina (che soddisfazione!) che girava al massimo. Non so spiegarvi il perché, ma fin da bambina GIOCARE (con tutta la serietà che richiede) mi è sempre sembrato l'unico scopo degno di essere vissuto. Parlatemene, se vi va.
Lui, comunque, una lentezzanel diventare a tiro (Stavo lontano per non disturbarti, mi ha spiegato poi) GRRRRRRR
Prima "bomba": colpito da dietro. Non gli fa un baffo. Jeans e fracasso complici.
Seconda "bomba": GRRR, si schianta su un cespuglio di recinzione
Terza "bomba" esplode ai piedi. Lui si guarda intorno perplesso.
Decido di passare alle "truppe camellate"... la bestia sono io, visto che la mia spalla si è rappresa verso una tetta che non c'è più. Tranquilli, la sto domando.
Certo che è difficile farsi notare da uno che si trascina appresso un attrezzo infernale, è vestito da capo a piedi e, siccome ha un problema di udito, bisogna comunicare guardandolo in faccia o a poca distanza.
L'ho "bombardato" guardandolo negli occhi come un killer consumato.
Pensavo che tutta l'operazione, vista l'ora (le 9 a Villaggio Estate sono abbastanza antelucane) fosse passata inosservata. Invece già nel pomeriggio, tutti sapevano tutto. Devo dire che io e Luciano non eravamo renitenti dal raccontare.
Lui non lo sa ancora, ma le bombe d'acqua mi stressano troppo. Credo che passerò al "mitragliatore con serbatoio incorporato". L'ho già addocchiato dal tabaccaio. Anche se ho il parere contrario di Massimo il fisioterapeuta-osteopata, il quale stamattina, quando gli ho raccontato il "fattaccio", mi ha detto: "Con quale braccio ha lanciato le bombe?". "Con il destro, ovviamente". "La invito a continuare con il sinistro, è un ottimo esercizio".
RAMBO
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