venerdì 31 luglio 2009

scoiattoli dispettosi


Eccolo qua, cara Pierina. Stamattina alle 7 si è presentato puntuale a colazione, subito dopo seguito da altri due compari. Come foto non è un granché, ma appena sveglia è già qualcosa se mi vedo la punta del naso e gli scoiattoli non hanno la vocazione di stare in posa! Visto che occhietto adamantino? Sono comunque ancora piuttosto magrolini, bisognerà attendere l'autunno per vederli diventare grassi e lucidi come castagne.
Smack
Adriana

una serta "brillante"




Ieri sono venuti a trovarmi Pierina e Onofrio e, nel pomeriggio, anche Fernando.
Pierina ha fatto la siesta in giardino dormicchiando con un occhio solo, l'altro l'ha tenuto ben spalancato perché era curiosissima di vedere gli scoiattoli... Invece i fetentoni, per la prima volta da quando sono qui, non si sono fatti vivi.

Il dopo cena è stato molto divertente, perché Fernando (l'orafo) aveva portato con sé un campionario delle sue creazioni che hanno fatto "impazzire" noi signore, vicine comprese. Io stessa, che non sono particolarmente attratta dai gioielli, mi sono innamorata di un bracciale a serpente (pezzo unico) ma purtroppo dal prezzo proibitivo, anche se fatto da un amico come Fernando. Non importa, neppure una serata in allegria ha prezzo e questa è arrivata gratis, brillando di risate come pietre e metalli preziosi.

Con affetto
Adriana

partenza per il casinò




... e rieccomi :-)))))))).
Visto che già trabboccavo di gioia per l'ottimo esito della laurea, perché non concedermi una puntata
al casinò appena oltre frontiera (40 minuti d'auto).
Io e il Baby ci siamo messi in tiro e viaaaaa.....
Programma per il giorno dopo "Un matrimonio sloveno". Ma ora non ho tempo di raccontarvi, perché - sempre con il Baby - sto per tornare a Padova: domani è giorno di terapia.
Alla prossima volta.
Un abbraccio
Adriana

Albe e tramonti...







Vi assicuro che succede! Ovvero rendersi conto che alba e tramonto non sono poi così scontati. Chi non ha mai visto un'alba e un tramonto nella propria vita? Ne ho visti un sacco, mi sono detta! Ma mai su e giù dal mare. Cioè, il sole che si alza e poi si immerge nel mare, senza niente che si frapponga, tanto da sentirlo sfrigolare come una padella rfovente immersa nell'acqua fredda.
Marie Therese, la mia grande amica a Malta, è una persona pratica: si è organizzata per farmi vedere il sole sia al tramonto da una costa (prime due foto) sia all'alba, con una levataccia, dall'altra costa (le due altre foto). E, in entrambi i casi, siamo rimaste lì instupidite di dolcezza per una cosa che comunque avvine due volte al giorno e per tutti i giorni della nostra vita.
Io sarò di parte nei confronti del mare, ma un tramonto dietro le rocce di una montagna mi sembra una monetina che cade in un salvadanaio; invece lo stesso sole diventa un pesce pagliaccio quando si tratta di scomparire dentro e fuori del mare... si abbandona ad effetti speciali tanto che ti sembra di spadellare qualcosa di buono, con tanti profumi di erbe e di salso, dentro una padellona indorata dal bollore.
A volte bisognerebbe andare a caccia delle cose scontate per trovare quelle speciali.
Smack
Adriana



domenica 19 luglio 2009

compleanno di Ale







COMPLEANNO DI ALE
Oggi stato il compleanno di Ale. Lui è persona piuttosto schiva, ma perché negargli un risveglio gioioso? Con tutti i decori che lui odia! Tanto mi sono comunque svegliata alle 5, perché gli scoiattoli erano incazzatissimi, perché avevo dimenticato di comperare le noci... Così mi sono messa a gonfiare palloncini... cosa che odio, perché ho sempre paura che scoppino e il rumore mi dà un grande fastidio. E poi il pif pif della pompa faceva incazzare ancora di più gli scoiattoli. Certo che capirsi è un problema! Alla fine il "baraccone" è venuto su e... clap, clap, clap per Ale. Il mio occhio melanzana è ... accattivante.

LIVIDI

Premesso che potevo rompermi l'osso del collo; che - statisticamente - qui a Villaggio Estate hanno tutti guadagnato lividi sulla curva della scala; che ero perfettamente sobria in quanto appena uscita da terapia; premesso tutto ciò, mi vengono le paturnie quando io mi sento chiedere COME? "Come" implica un giudizio. E' significativo di COME si cade da una scala? Si cade, e BASTA! Solo due le alternative: o la scala è in muratura e scivoli, o è a pioli e le alternative sono tantissime. Ma la mia è una scala in muratura e sentirmi chiedere COME sono caduta mi fa incazzare. Perché non c'è un modo premeditato di cadere, anzi qualcosa ti manca o ti è di troppo sotto il piede e poi non sai perché da una botta in testa il sangue scende in modo subdolo fino a istoriare un occchio che non c'entrava niente con la botta. E COME ti è successo questo marchio che ti guardano al supermercato come una attempata moglie violentanta?
Così, vi ricordate? Si torna al discorso delle cicatrici: le donne le nascondono, gli uomini le esibiscono. Sconfitta e vittoria scritte sul corpo ma con linguaggi diversi. E che io rifiuto.

STELLE

Mi è piaciuta questa sarabanda di albe e tramonti mandati per foto. Ancora non ho trovato qualcuno che mi spieghi la differenza. Però, poco fa, ero in terrazza a guardare le stelle. Sarò poco romantica, però... mi sono messa a pensare ad una graduatoria.
1) Il cielo, se non altro per verificare le previsioni del tempo.
2) Le nuvole, ma in genere l'osservazione è collegata al punto 1
3) Il Sole... si guarda se attira l'attenzione (e lo fa costantemente) oppure lo si dà per scontato.
4) La Luna, la si tira in ballo quando fa comodo. Però è un prodotto così popolare che alla fine la si guarda, se non altro perché cambia forma.
5) Invece delle stelle ci occupiamo poco.

Stasera ero lì a guardare le stelle e mi sono chiesta - nell'arco della mia vita - quante volte mi sono soffermata a guardare le stelle.... rispetto ai 5 punti sopra.
Ma di quante cose parliamo... senza neppure averle viste.

Ci sono

Adriana

giovedì 16 luglio 2009

mercoledì 15 luglio 2009

ULTIM'ORA

Sono cottA, COTTA, vedo solo l'ora di dormire, se ciò mi fosse concesso. Non si può stare né in piedi, né sdraiati. Magari spiegherò, ma in un altro mpmento e solo se saprò che può essere utile.
Terapia ieri. Oggi sono qui a Lognao. A Padova non si respirava. Notte infernale.
Risponderò a tutti voi, ma con calma.
Grazie
Adriana

venerdì 3 luglio 2009



Carissimi
il primo luglio è stato l'anniversario della mia trasformazione in amazzone. Ho celebrato degnamente, anche grazie all'amico Roberto (detto il Principe) che mi ha regalato un biglietto di prima fila per il concerto di Bocelli in piazza San Marco a Venezia. E il sito www.dormigratis.it mi ha offerto per soli 70 euro un magnifico hotel (tapezzeria coordinata con il copriletto, mobili bianchi e dorati in stile veneziano, balcone su giardino).
Il concerto è stato davvero un evento di altissima qualità (tutta musica lirica), ma ero un po' preoccupata per il cocktail pre-concerto previsto all'hotel Baglioni (...poco meno di 18 stelle) per tutti coloro che avevano il biglietto executive, ovvero con braccialetto di riconoscimento al polso.
IL CONCERTO
Accidenti, io qui nella mia casa al mare non ho granché da "cerimonia". Comunque un paio di sandaletti a infradito con pochette coordinata li avevo, così come un vestitino comprato dai cinesi, il tutto per un ammontare di neppure 50 euro. Certo che ho coraggio io nelle competizioni, visto che lo scontro sarebbe stato con gli Armani. Ma che volete... la classe non è acqua ;-)))))))))) Ovviamente la mia ;-) che ho percorso con somma disinvoltura il corridoio cosparso di petali di rosa bianca, mi sono fatta servire - unica - dal cameriere, visto che c'era il buffet, ma io avevo in una mano la pochette e nell'altra una coppa di champagne; ho ammaliato il saxofonista del trio, perché - unica - prestavo attenzione all'ottima musica; sono stata interpretata come "presenza misteriosa" perché - unica - a non essere accompagnata... ;-)))))))))) Quanto me la tiro, eh? Ma io sono una "contastorie"...
Insomma avevo poco da preoccuparmi per gli Armani, perché avranno anche avuto il biglietto executive da 350 euro, ma la faccia era quella degli imprenditori del Nordest: il "manager" della carne di Cartura con le guance rubizze; quello delle sedie di Udine con giacca nera su camicia bianca... come i camerieri; quella dei mangimi della Bassa (cazzarola, che mandibole... triturava gli eleganti stuzzichini come se fossero stati pan biscotto); quella che, accompagnata dal figlio nulla facente e con capelli spioventi impregnati di gel, scolava Bellini come Coca Cola accompagnadoli anche col baccalà mantecato! Che schifo... Colore imperante il nero, tanto va bene con tutto... frase che odio, perché implica indecisione.
Tralascio l'apparizione dei politici che si confondevano con l'imponente servizio di sicurezza... Tutto nero su nero. Io? verde bottiglia e giallo champagne, of course.
Sono arrivata col giusto ritardo e me ne sono andata con sacrosanto anticipo. Venezia è meglio, dovrebbe essere di chi se la merita.
MALEDUCAZIONE
Ricordo quando - da studenti - io e il mio ex marito andavamo a Venezia. Un panino con prosciutto e carciofini più una birra comperati a Padova, onde non farci salassare dai veneziani.
Ci sedevamo su un gradino sotto una delle colonne monumentali di piazza san Marco e consumavamo lo spuntino con l'eleganza di essere in un ristorante. Invece, sarò snob, ma fra sedere e stravaccarsi con un cartone di pizza per terra, vedo una grande differenza. Venezia è il Salotto del Mondo che concede trasgressioni a non finire, però soffre della volgarità.
Piazza San Marco, un'ora prima del concerto: una coppia di veneziani porta a spasso il cane evidentemente colpito da diarrea, perché lascia ho contato tre "pozze". Loro chiacchieravano e si fermavano per agevolare l'evacuazione... Stavo per esplodere in: "Ma che cazzo! Lo fareste cagare così nel vostro salotto?". Ma stavo andando al cocktail, ero nella parte della Signora distaccata dalla merda... quindi ho lasciato perdere.
Il giorno dopo: ho lasciato la borsa in albergo e mi sono gustata i dintorni (zona Canaregio). Davanti alla chiesa di Santa Lucia ho visto l'inesprimibile, ovvero la dimostrazione di come la Santa della Luce non riesca ad illuminare. Un'attempata turista aveva legato un'amaca fra l'inferriata di una finestra della chiesa e l'immancabile pozzo del "campiello". Leggeva e pescava dal frigo portatile le cibarie. Campeggio! E poi ce la prendiamo con gli extracomunitari!
Avevo voglia di trasformarmi in Cristo che scaccia i Mercanti dal Tempio... ma è arrivato il mio amico veneziano Carlo. Siamo andati a mangiare in un posto da non turisti. Lui è veneziano verace e come tale è scostante e sdegnoso con la turpitudine di veneziani e turisti.
LE FOTO
Qui non abbiamo mai pace ;-) Ale (a destra) ha introdotto l'arte del mosaico, baby è un allievo prezioso. Ecco il vassoio...
E io? Luciano mi ha portato le foglie di palma. Già mi sento nell'Isola dei Famosi...
(leggi e vedi seguito)





Et voilà :-) Gli scoiattoli avevano rosicchiato il vecchio cestino. Mentre Ale e baby mosaicavano, io ho intrecciato questo con le foglie di palma... gli scoiattoli hanno gradito!
Vi abbraccio
ps. Ora vado a pennicchellare perché stamattina - alle 6 - ho fatto footing, controllando il cardiofrequenzimetro. Che aggeggio strano!
Adriana in formissima

venerdì 15 maggio 2009

partenza a elfo



Carissimi
essendomi giocata la settimana a Lignano, questa è stata molto ardua al "raddoppio" dell'arretrato (e oggi mi mancano ancora due ore di Inglese on line, più le valigie, ecc.). Ma ce l'ho messa tutta per tirarmi fuori dalla palude della terapia. Mi dispiace per i telefoni perennemente staccati, ma ho dovuto fare la formica (di energie) per poter diventare la cicala che sarò domani in partenza per il mio viaggio.
Stamattina sono stata da Lucia a farmi un nuovo look per i capelli (grazie Sabri): ho fatto le extentions (si scrive così?).... Capelli cortissimi ma con queste lunghe ciocche bianchissime... mi sento un elfo ;-)
Ciò che mi mette di malumore è il mio corpo che sta diventando tutt'altro che elfico: la combinazione di cortisone più mancanza di estrogeni mi sta facendo mettere su più di un chilo al mese. Sono già arrivata a 56 e non c'è modo di rimediare, mi ha "consolato" l'oncologo, che non mi ha neppure detto qual'è la media oltre la quale non si prosegue sulla scia della balena bianca :-(
L'unico vantaggio, come vedete dalla mia facciotta splendente, è che il cortisone liscia meglio di un lifting.
Vi abbraccio tutti, vi penserò, non vi scriverò perché lascio a casa il portatile, non vi manderò cartoline perché è un'attività che non mi ha mai appassionato, magari organizzeremo un pic nic sotto il mio amico albero per quando torno.
Un abbraccio forte forte
Adriana


lunedì 11 maggio 2009

scoiattoli, fiori e ciliegie

Carissimi
eccomi di ritorno. Dovevo restare nella casa al mare di Lignano solo per un week end, ma poi la tentazione di restarci di più è stata troppo forte. Del resto dovevo pur prendermi cura degli scoiattoli... Vi ricordate? Li avevo lasciati in autunno "lucidi e grassi come castagne", li ho ritrovati scoloriti e ruvidi come un vecchio mocio Vileda e con codine così splecchiate che ci avrei potuto pulire un'ampollina dell'olio. Ma, tranquilli, è arrivata "zia Adriana", che per tutto l'inverno ha accumulato sacchettini di noci ogni volta che andava al supermercato. Durante la settimana li ho ingozzati come tacchini farciti da mettere al forno.
Ma non mi sono limitatta all'attività zoofila: anche le mie aiole d'erba - insieme a me - hanno superato l'inverno, così le ho "coronate" con bordure di begonie bianche e rosse. Ho comperato anche due cespugli di gelsomino che gioveranno sicuramente alle mie "notti africane", ma non vorrei che eccitassero anche le zanzare già presenti e insidiose. In altri piccoli angoli ho seminato fiori azzurri di varie qualità e ho passato delle belle ore sulla sdraio ad aspettare "i semi crescere", come mi dicevo. Ma niente da fare. Non hanno messo fuori neppure un filo. Peccato, sarebbe stato importante visto che potevo dare loro acqua a volontà. Tuttavia posso contare sugli amici ;-) come sempre, sia migranti (a Lignano mi hanno accompagnato Laura e Antonio, ma poi è arrivato anche il colonnello Piazza che mi ha riportata indietro); sia semi migranti (pranzo con Isabella e Alberto che torneranno ad essere i miei vicini da metà giugno); sia stabili, ovvero l'immancabile Luciano giardiniere che si è fatto carico di fiori e scoiattoli.
Certo che sono proprio nomade: sto pensando ad un ritorno (a Lignano), quando sono contemporaneamente in partenza (per Malta).
Pur di farmela con gli scoiattoli di Lignano ho sommato gli appuntamenti. Quindi questa settimana mi ritrovo con quattro ore di inglese invece di due, uguale per i massaggi alla spalla, più tutte le "minuzie" di noi "massaie" che non sto ad elencare. Il che sommato al fatto che domani ho la dannata terapia e, da un paio di giorni, febbricola e stanchezza. Mica mi sarà venuta l'influenza suina, oltre al cancro? Tanto per esorcizzare le cazzate, ho in forno, in questo momento, un bell'arrosto di maiale che assicurerà il sostentamento di Michele anche domani, quando sarò stesa in peggio da quegli accidenti di farmaci.
Ovviamente avrei anche altre storie da raccontarvi... tipo le ciliegie a 30 euro al chilo a Lignano, mentre qui al mio supermercato sono a 10... oppure la botta di tristezza che mi era presa per essere andata in spiaggia al tramonto... o anche la "pranoterapeuta story", si cui vi tengo parecchio all'oscuro, solo perchè non mi è chiara...
Devo farmi durare il fiato...
Ci risentiamo.
Adriana

mercoledì 29 aprile 2009

Ancora una promozione

Stamattina sono stata a faremi controllare il cuore dal nostro amico Mario Trivellato... sì, sì quel medico per cui uscire dagli schemi rientra perfettamente nella norma. Quanta energia terapeutica può sprigionare chi prende con passione il proprio lavoro. Soprattutto in modo disinteressato.
Il mio cuore, l'ho visto e l'ho sentito, pompa che è una meraviglia, fottendosene degli "effetti collaterali".
Ma non è di questo che vi volevo parlare. Avrei sulla punta della lingua un "gossip", cioè svelare l'età di Mario. Ma che senso avrebbe? Lui è la dimostrazione della discrepanza che esiste fra età anagrafica e quella biologica. Ma neppure questo, tutto sommato, è così raro.
L'importante è che sa organizzare le cose.
"Ci vediamo alle 9.30" mi ha detto. E non ho aspettato un minuto. E chi aveva l'appuntamento per le 10.30 non ha tardato di un secondo. E altri prima sono stati smistati a seconda della prestazione. Nessun tempo morto e tutto il personale a disposizione, sereno, sapendo esattamente ciò di competenza.
Eh già, penserete, Adriana paga... NO! E' tutto a carico del servizio sanitario. Ma un servizio sanitario che si avvale di gente motivata, che cura l'aggiornamento e la direzione, altra (operatori in genere) che non è guidata da persone competenti. Bravissime, ma casiniste.
Io ho grande rispetto delle parole. La sanità avrebbe bisogno di persone "assertive", oltre che autorevoli. Invece siamo ancora fermi all'autoritario.
ITER PER UN'IMPEGNATIVA
Impegnativa: ciò che permette tramite il medico di base di accedere all'esame richiesto. In questa mailing ci sono anche miei cari amici maltesi, per cui cerco di chiarire anche concetti che per gli italiani sono scontati.
Il mio medico di base è partito - e lo elogio - per un corso di aggiornamento di due mesi a Chicago. C'è un sostituto.
Per le mie impegnative, più ricette che mi servono, mi sono presa per tempo (settimana scorsa).
In breve, dopo i tentativi telefonici, trovo all'interno dell'ambulatorio - che giustamente ha i propri orari - questo foglietto... e mettilo al cancello, no???????????
"Orario visita solo su appuntamento. 3460259081 dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 9. Richieste da ritirare lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 12".
Riesco a contattare la segretaria e spiego ciò di cui ho bisogno. "Venga dalle 15.30 alle 18".
Mi adeguo. Arrivo alle 15. Ho già la fila davanti con quelli che arrivano dopo e guardano in cagnesco. Eccolo il sostituto, l'Argangelo Gabriele, alle 15.30 esatte. Detto a suo merito. Si affaccia alla sala di aspetto e chiama un nome. E' chiaramente una visita. Si alza un timido panciottone e dice: "Io sono qui solo per una prescrizione a mia madre..." . "Fra una visita e l'altra le darò la prescrizione" ribatte lo stronzo che - a quanto ne so - è specializzando e non supera i trent'anni.
Apro l'agenda e copio le indicazioni appiccicate sulla porta dell'ambulatorio. Quanto costa una fotocopia? Praticamente niente. Almeno siano a portata di mano, dentro e fuori l'ambulatorio. In modo da studiarsele con calma, capirle, organizzarsi con tuti gli altri ambulatori... catena infinita .
Invece no. Mentre già trascrivevo, sentivo crescere l'ostilità fra quelli che aspettavano.
E infatti arriva la domanda: "Ma lei ha l'appuntamento?". "Si". Erano diffidenti solo perché acquisivo e copiavo informazioni.
Ok, mi girano i coglioni! Giorni prima per telefonare senza alcuna risposta, una segretaria che mi fa dettare ciò che deve scrivere il medico, orari che sembrano il cubo di kubrik...
Però, davvero, ho cercato di essere civile.
Ha chiamato con il nome un paziente, l'ha trattenuto per 20 minuti. Si è riaffacciato. Non voglio sapere il suo modo di procedere. In questa piccola stanza di attesa, se devo sostare e con immunodepressione, ovvero vulnerabile, mi posso cuccare anche uno stupido raffreddore, che però mi frega le mie due e mezza settimane di qualità di vita, rispetto alla gestibilità del cancro.
IN SALA ASPETTO
"Io ho solo bisogno di impegnative. Vorrei sapere perché devo aspettare "
"Lei è una maleducata, non capisco perché è aggressiva"
"Io sto parlando civilmente, e con tono appropriato, aspetto solo una risposta"
"Come si chiama lei?"
"Adriana Reginato. Ho già parlato con la sua operatrice. Non capisco perché devo aspettare, fra un paziente e l'altro, per avere qualcosa che implica un minuto".
Me le ha schiaffata in mano le "carte", davanti alla sala attesa. Mi hanno guardato come una MERDA.
Eppure c'era un agomento di cui avrei parlato con lui.
Adriana

sabato 25 aprile 2009

FRA TALEBANI E TOPI GRIGI

Ciao a tutti voi,
è difficile dirvi come mi sento fisicamente oggi. Stanca come dopo una battaglia, ma soddisfatta. Né vincitori, né vinti... però con la soddisfazione di essermi battuta bene, perché ora conosco meglio le mie truppe. Il cancro è il nemico, ma le truppe terapeutiche sono lanzichenecchi che se non riesci a gestire sono anche peggio di chi devi fronteggiare. Avete presente il cosidetto "fuoco amico"? Io non capivo più da dove e da chi venissero gli attacchi, quindi se sparare col cannone alle mosche o se fare "grat grat" sotto la pancia delle tigri.
Secondo me, ci sono solo due modi per venire a capo delle cose che accadono: conoscerle oppure ignorarle. Ovvero intervenire, oppure astenersi.
Per mia natura preferisco il primo.
Martedì scorso (giorno di terapia) ho avuto la soddisfazione che l'iceberghiano oncologo comincia a dare segni di disgelo culminato con le confidenze che lui ha molto sofferto per la morte del suo cane e io della mia gatta. Ma prima siamo anche riusciti a parlare della mia situazione. Sono in buone condizioni fisiche. Nessun esame da fare se non il controllo del cuore.
"Sto aumentando un po' di peso... due chili in due mesi".
"Sì, sì capita... faccia un po' di moto"
"Vado in palestra tre volte alla settimana... Avrete una casistica... Si aumenta più o meno di 5 chili?"
"Anche di più, ma poi si può diminuire".
"E la mia vagina? Morta e sepolta? Non le sembra un modo maschilista questo di non affrontare il caso?"
"Maschilista no, direi... mancanza di sensibilità, non abbiamo questo tipo di cultura. Chissà quanto ci vorrà prima di affrontare il tema con la dovuta franchezza"
MALEDETTI TALEBANI DI CASA NOSTRA!
Lo perdono questo oncologo che metto continuamente in imbarazzo solo perché finalmente mi ha dato risposte esaurienti sull'Erceptyn, ovvero la pera che mi fanno per flebo ogni tre settimane.
E' vero che l'Erceptyn è una sferzata a livello nervoso ed è per questo che mi danno una ragguardevole dose di Valium prima della somministrazione, onde evitarmi in corso tutta una serie di tremori e di spasmi. Però l'effetto Valium dopo 5-6 ore passa (potevano dirmelo, noooo?) e così ti ritrovi che non dormi, non stai bene in piedi (perché troppo stanca), né distesa (troppo agitata).
Stavolta ho cominciato ad assumere tisane della "buona notte" e valeriana, onde prolungare l'effetto sedativo del valium. Appena sentivo che anche questi rimedi si facevano blandi, facevo subentrare di notte una ventina di gocce di En. E quiete, soprattutto. Più tanta tanta verdura cruda, perché un altro effetto collaterale è quello di un'arsura tremenda che neppure l'acqua può calmare, in quanto viene espulsa immediatamente.
Magari scopro l'acqua calda nel raccontare queste cose, ma perché non deve essere la struttura ospedaliera a dare queste indicazioni? Perché deve essere sempre tutto demandato ad altro personale o ad altre strutture?
Il primo referente è il medico. E' impossibile che lui non sia informato su reazioni neurovegetative o di banale arsura.
Eppure il paziente, quando va da un medico, sente solo cantilene rispetto a farmaci ordinati: "Non fumare, fai moto, mangia mediterraneo, controlla il peso, evita lo stress". Punto. Sei affidato al "fai da te" o alle case farmaceutiche e paralimentari.
Continua a sembrarmi una medicina in cui prevale la malattia, non il malato. Ognuno è geloso della propria "scienza", che finisce col diventare "corporazione". E "corporazione" sono anche quelli che non si integrano con la "scienza" ufficiale.
CHE CASINO!
E in mezzo ci sono quelli, come me, che tengono più alla vagina che ad una tetta di silicone, perché la vagina è sacrosanta, indipendentemente che la usi o meno, mentre una tetta di silicone è puramente estetica.
A volte, sbam sbam, mi sembra di sbattere la testa contro l'ovvio. Sbam, sbam, sbam, ma in che mondo falso e pregiudiziale vivo? Sbam, sbam, sbam dove è l'impedimento per capirsi? Sbam, sbam, sbam... mangiare una mela ha dato consapevolezza, andarsene dalla gabbia è stata conoscenza, imparare a comunicare è stato utile, ma conflittuale.
Aspetto ancora che si cominci a parlare.
TOPO GRIGIO
Ebbene sì, c'era ancora in sala chemio la suora invadente. Eravamo tutti più prostrati del solito. Sonnecchiare sarebbe stato l'ideale, nonostante la tv che nessuno guarda e che nessuno zittisce per ripetto a chi tiene un occhio su due aperto. Invece eccola Topo Grigio che si risveglia dal torpore e si mette in moto al primo colpo come la mia Mini dopo mesi di garage. La vicina di poltrona è intronata quanto me, ma più cortese. Aveva già sopportato uno scambio di alici alla ligure e - in alternativa - in saor da parte di altre due signore all'altro capo della stanza. E lei aveva pure detto la sua, consigliando un trito di cipolla di Tropea... ma l'argomento stava esaurendosi come gli ultimi colpi di squash contro il muro, quando Topo Grigio aggancia la malcapitata che sperava in un attimo di quiete e la sottopone ad una raffica di chiacchiere sul proprio utero asportato come fette d'anguria. Io sono in pieno effetto Valium, la testa mi ciondolola, decido di assecondare il rumore... mi assopisco per qualche minuto, anche se sono martellata dallo squittio del Topo Grigio. Un'infermiera (sadica o pietosa?) abbassa il volume della tv... Ora Topo Grigio può imperversare senza tenere testa a nessuno. Aggancia il mite volontario Riccardo e gli fa sciorinare tutti i tormenti da cancro che la defunta moglie ha avuto e a causa dei quali lui si è immerso in questo girone dove tenta di rendersi utile.
Topo Grigio finisce di pasturarsi delle altrui disgrazie dopo un'ora e mezza di ininterrotto monologo. Stavolta ci ha risparmiato la preghiera collettiva. Non voglio sapere perché! Non voglio cedere al mio Ego! Ero troppo annebbiata per guardarla così male come avrei voluto!
Perché Topo Grigio? Pelle cinerina, ciuffi cespugliosi che sfuggono alla cuffia e baffetti grigi sopra incolore bocca senza labbra.
Adriana suonata

domenica 19 aprile 2009

Esplorazioni in Primavera

Carissimi,
la Primavera richiede sempre adattamento, sia fisico che psicologico. Se vi sentite un po' squinternati, è solo perché ogni nascita-rinascita richiede un po' di fatica. In Primavera nessuno è davvero se stesso, come quando ci si innamora. Credo che la Primavera sia il momento peggiore dell'anno perché convoglia emozioni e situazioni contrastanti. La Primavera è come l'Alba. Di qualcuno messo male, i medici dicono: "Se supera la notte...".
"Non esistono più le mezze stagioni"... quanto abbiamo riso su questa affermazione. Le "mezze stagioni" esistono... l'adolescenza e la mezza età, ad esempio. Così come la Primavera e l'Autunno. L'Alba e il Tramonto. Uscire dalla caverna e avere la sensazione che l'Estate ti darà sollievo e vitalità; rientrare nella caverna sapendo che potrai contare per l'Inverno solo ciò che hai accumulato in provviste ed esperienza.
A noi esseri umani, baciati dall'evoluzione, tocca pagare il prezzo della Consapevolezza. Il che significa non avere automatismo animale fra Primavera e Inverno.Tramonto e Alba. Ieri e Oggi.
In pratica, nessuno vive "spensierato"... neppure nei peggiori esempi di vita. Circa i migliori esempi per gestire questo casino di luce e buio, caldo e freddo, abbondanza e privazione... non so che dirvi. Esploro.
Un abbraccio galleggiante
Adriana

giovedì 9 aprile 2009

datemi un laboratorio analisi

Ehi voi,
tutti insieme stasera?
Con le vostre mail mi siete arrivati come un'ondata di quelle che ti tagliano le gambe, ma ti fanno scoppiare a ridere. Insomma non sai se ti spaventi o se ti riempi di gioia. Che processi misteriosi ha nel nostro cervello il piacere.
Io sono molto bambinesca (infantile no, quello lo lascio ai Peter Pan).
Oggi ho fatto uno sforzo di grande autocontrollo per ottenere le foto da inviarvi. Mica crederete che sto sono sempre così? Mi ero messa in tiro.Autocontrollo perché?
Perché non riesco a trovare una posizione fra orizzontale e verticale. Ovvero, in questa mia malattia, o sono stesa o sono di corsa. Ancora non riesco a trovare una posizione intermedia. Sopratrattutto in un momento in cui tutto diventa molto più nitido. Essenziale.

In questo momento ho bisogno di un laboratorio di analisi che mi fornisca risultati entro due settimane per una verifica mirata all'elemento nda analizzare.

Vi racconterò

Adriana

Buona Pasqua




Io ormai alle Resurrezioni mi sono allenata ;-) ... Chiamatemi pure Lazzaro... O anche benevolmente Lazzarona :-)
Non sapevo scegliere fra queste due foto, quindi ve le invio entrambe con doppi auguri di Buona Pasqua.
Il bosco alle mie spalle non è un trucco del pc... roba che io non so fare. E' il poster a parete nel mio studio. Potrei sempre farci il pic nic di Pasquetta, no?
Un radioso abbraccio

Adriana





domenica 5 aprile 2009

Aquilone in sala chemio

Carissimi,
sto riprendendo quota, anche se mi sento un po' come un aquilone che alterna sobbalzi e strattoni a placide navigazioni sul filo del vento. La terapia con Erceptyn di ogni tre settimane è un po' più pesante di quanto sembrasse, per motivi che non vi sto ad elencare. L'ultima seduta l'ho fatta martedì e oggi comincio a risollevarmi, ma ho capito che gli effetti collaterali non mollano del tutto fra un intervallo e l'altro. Ma si capisce perché la nostra capacità di adattamento ha permesso che noi "animali più deboli" abbiamo battuto grandi nemici nella selezione naturale.

SCHIZOFRENIE DEL SISTEMA SANITARIO

Giorni fa ho colto uno "spezzone" alla radio in cui parlava il professorone di un centrone oncologico italiano in cui era stato adibito un locale a biblioteca "con tinte vivaci" perché "il paziente oncologico ha bisogno di qualità di vita, anche quando sta aspettando la terapia". Ecco, all'ospedale dove vado io, non gliene frega niente. Per un attimo mi era guizzato in mente di chiedere se potevo portare un po' dei miei libri da mettere a disposizione sia in sala d'attesa che nella sala-chemio... Ci penserò. Sono sempre così chiusi a riccio nei confronti di chi non si adegua.

MALEDETTI ASCENSORI

Ci risiamo. Erano bloccati i due ascensori per il pubblico, nonché uno sui due per il personale e le barelle. A conoscere l'ubicazione di questi ultimi siamo in pochi, ma sempre a sufficienza per intasare l'unico funzionante. Guadagnata la cabina, sono sbottata in una filippica contro questi ascensori continuamente fuori uso per ore. Ahimé, non avevo notato un tizio in tuta blu: il manutentore. Il quale mi ha ribeccata: "Se io lavorassi quanto questi ascensori sarei già in pensione!". E io ho risposo: "Lei fa il suo lavoro, l'ascensore deve fare il proprio, mica pretendo che mi sbatta le uova negli intervalli". Sguardi di disapprovazione per la bisbetica che ha offeso i lavoratori.

ANCHE LE INFERMIERE HANNO IL SENSO DELL'UMORISMO (?)

Sala chemio sovraffollata: coda per aspettare la miscela di farmaci, coda per farsi mettere l'ago nel port, coda perché si liberi una poltrona.
Un'infermiera: "Che casino oggi". L'altra: "Non lo sai? I carabinieri girano in due, le infermiere in tre".

LOTTA AGLI SPRECHI

Ci sono trattamenti chemioterapici che hanno una loro tabella di marcia. Prima un flacone, dopo l'altro, ecc.
"Infermieraaaa, sono quasi le 15.30 e devo attaccare con l'altro, ma con questo non ho ancora finito". "Non si preoccupi, quello che sta facendo è solo preparatorio all'altro, non occorre farlo fino all'ultima goccia, possiamo cambiarlo anche adesso". "Non è meglio se apre di più il rubinetto? Così lo faccio tutto e non si butta via quello che avanza". Siamo in cucina o in ospedale?

LA SUORA INVADENTE

Vicino a me un esemplare di moglie baffuta, grintosa e incazzata. Tipica moglie di un pescatore chioggiotto. La caduta di capelli è nascosta da un berrettone di lana grigia, calato fino alle sopraciglia cespugliose. Nessuna concessione frivola al resto dell'abbigliamento, se non stivaletti in pelle scamosciata beige con frange all'indiana. Li avrà sottratti alla figlia senza tener conto dei propri polpacci nerboruti? Però mi è simpatica. Scudiscia le infermiere come se avesse in mano un capitone. Una cosa è certa: la tv, che nessuna guarda (sì, tutte donne per l'ccasione) disturbava il torpore di ognuna. Voto: all'unanimità si chiede di spegnere. "Io preferisco sentire la tv che le vostre chiacchiere" si inalbera la chioggiotta. Motivazione inconsistente, visto che nessuno parla. Un po' di quiete, finalmente. Invece no! Prende vita una figura al lato opposto della stanza. La coperta aveva - improvvisamente scostata - identifica dall'abito una suora. Colpa del cambio di flacone? Comunque comincia a cianciare come se si fosse in pubblica confessione. "E tu che hai? Che trapia fai? Dove ti curi? Come ti senti?..." E via alla grande, tanto da spiazzare anche la psicologa volontaria (qualcuno di voi se la ricorderà) che se ne va annunciando: "Ho finito il turno, vado a fare ginnastica". E subito: "Ma che brava, per questo sei così in forma". "Ah no, io sono pigrissima, la ginnastica la faccio agli altri" e se ne va. Né mi viene voglia di indagare, visto che la "forma" non si abbina con qualcosa di aerobico, ma di "mente".
La suora, dopo aver raccolto qualche monosillabo dalle vicine, fa il secondo passo: "E ora invito voi tutte a recitare un' Ave Maria indirizzata alla Madonna Addolorata che tanto si prende cura dei malati".
Io sono trincerata dietro Focus (leggere un libro mi riesce troppo difficoltoso a causa del Valium).
Tutte si uniscono in preghiera, eccetto me. La moglie baffuta del pescatore o prega mentalmente, o sta sacramentando a fior di labbra.
Finita la preghiera, doppio fervorino. Il primo, indirizzato a me, anche se sono ancora con la testa nella rivista. "... perché noi tutte, proprio tutte, possiamo aver bisogno di una piccola preghiera soccorritrice". Amo chi prega per me, così come chi mi invia pensieri pensieri positivi, ma detesto i dogmi, quindi la suora. La quale punta la sua attenzione anche sulla baffuta scontrosa. "E a te cara, che ami tanto la tv, ti consiglio alle 15.30 su Telechiara il rosario quotidiano...". Sìììììì, moglie di pescatore ribellati, tira una bestemmia tornita come i fianchi di uno sgombro e caccia in gola un'esca di fuorco all'impudente! Invece no. Non risponde. Occhi bassi e ingrugnita, accetta la "bacchettata".
Per fortuna, tempo scaduto per la suora. Liberata dal cordone ombelicale della flebo, si congeda conscia del proprio ruolo salvifico.
Commenti a raffica:
"Ma che parla quella? Quando ha pensato per sé, ha pensato per tutti"
"Come si permette di chiedere dei fatti miei?"
"Perché devo pregare? Non poteva evitarmelo questo cancro?"
Gli occhi della moglie del pescatore sono chiusi sotto l'orlo del berrettone. Immagino che se ne infischi. La tv accesa tutto il giorno in casa perché le fa compagnia anche solo col rumore ha sovrastato quello del mare. A lei la rabbia di non capire come va il mondo, a me lo sdegno del perché esista la "venerazione", al di là del contenuto e dell'abito.
Le altre: unite in preghiera senza alcuna convinzione, macerando dentro il risentimento, si adeguano.

Un abbraccio
Adriana

venerdì 13 marzo 2009

MIRACOLATA, ALLARMISMO O SUPERFICIALITA'?

Carissimi
solo buone notizie finalmente.
Ho fatto le analisi del sangue e sono pure come quelle di un bebé, fegato compreso, anche se sta smaltendo un sacco di veleni. E, cosa stupefacente, il mio seno destro non è più a rischio. Da mammografia ed ecografia non risulta assolutamente niente.

MIRACOLATA, ALLARMISMO O SUPERFICIALITA'?

Mi ricordo il giorno di quei primi di febbraio dello scorso anno quando andai con i referti dal primario dello Iov (Istituto oncologico veneto). "La sua situazione è tale - mi disse - che io asporterei subito entrambi i seni".
Il chirugo che consultai successivamente, pur con molte riserve, fu di un altro parere. E infatti la mia tetta destra è ancora qui con la sua consolatoria presenza che fa di me un'amazzone ;-) Ed è sana!
Il medico che mi ha fatto l'ecografia non ha rilevato niente di irregolare ed ha avanzato dubbi anche sui precedenti esami.
Io: "E' stata la chemio?"
Lui: "No, la chemio colpisce le cellule tumorali"
Io: "Ma mi è stato fatto un ago aspirato su un adenoma, seppure con esito negativo"
Lui: "Ma sì, un ago si può puntare in un mucchio di posti, ma non ne vedo nessuno in particolare, neppure sull'altra indagine".

Ovvio che sono contenta... E' la seconda volta che mi sento "miracolata". La prima era stata quando mi stavano per operare di cancro all'intestino e alla terza colonscopia risultò che nel giro di dieci giorni era tutto sparito. Sono ancora convinta che si trattasse di un edema provocato dalle purghe elefantiache che mi somministrarono in ospedale in piena crisi diverticolare non diagnosticata, ma sta di fatto che evitai l'intervento solo per un estremo scrupolo del chirurgo che apparteneva ad una divisione diversa da quella da cui ero ricoverata.
Però allora, come ora, so che tante persone pensarono benevolmente a me. E mi piace credere che ciò abbia giovato... ad una vittoria solidale di energia positiva.

Sono contenta, dicevo, ma come non sentirmi preoccupata da pareri medici tanto dissonanti?

TERAPIA

EFFETTI COLLATERALI: Martedì scorso ho rifatto la terapia. Quanto passano in fretta queste tre settimane... però mi sembra di sopportarla meglio, o forse il mio corpo ha trovato un adattamento. E' faticosa anche a causa del Valium che mi fanno con la prima flebo (in più cortisone dagli effetti imprevedibili). E' una dose notevole, come vi ho già detto, da pre-anestesia in sala operatoria e su cui ho chiesto stavolta una spiegazione dettagliata, non un "E' previsto così". Il Valium mi rende faticoso stare seduta senza poter dormire a causa della scomodità e del casino. Ma il Valium è necessario per assopire gli effetti neurologici dell'Herceptyn, il quale, in fase di somministrazione, mi darebbe tremori e contrazioni muscolari. Ora che mi è stato spiegato, lo accetto. Mi spiego anche gli effetti del dopo... quando il Valium finisce, restano i residui effetti neurologici dell'Herceptyn. La mia irritabilità è farmacologica, non sono io ad essere diventata un 'altra persona.

SENZA APPUNTAMENTO: ormai ho provato ad arrivare in ore intermedie tra le 10 e le 12, ma non è mai cambiato niente. Dalle 5 alle 6 ore, ma anche 7.
All'inizio avevo chiesto perché non mettessero almeno un display - come alle poste - per far vedere ai pazienti l'ordine delle code, che sono tre, a seconda dei colori scritti (blu, rosso, verde) in post it gialli dalla reception, quindi assolutamente non verificabili a chiamata. Mi era stato risposto che il primario riteneva dannoso per "la cervicale dei pazienti restare col collo rivolto ad un display".

UN ANNO: dopo oltre un anno di frequentazione, nonostante una infrequentata cassetta di suggerimenti scritti e i miei verbali, posso solo constare:
1) La sala di attesa per pazienti oncologici è ancora con posti a sedere che stroncano anche gli accompagnatori sani e talvolta bisogna aspettare perché si liberi un posto per accedere alla terapia.
2) Non è stato installato il display, ma un televisore enorme di ultima generazione, probabile dono fra piante, quadri e bonsai di pazienti rincretiniti. Comunque il tv non lo guarda nessuno, perché messo in un posto dove la visione arriva a otto persone sedute in fila ortogonale rispetto allo schermo. E nessuno ha capito in che mano sia il teleCOMANDO!
3) Non esistono gli appuntamenti perché è tutta colpa dei parenti dei pazienti. Me lo ha detto un'infermiera del reparto terapie: "Noi siamo stressate da questo modo. Ci sono momenti che non sappiamo come fare, perché arrivano tutti insieme. Abbiamo chiesto di dare appuntamenti. Ci hanno risposto che non è possibile".

PARENTI SERPENTI (?)

1) Non si danno appuntamenti ai pazienti perché gli accompagnatori - o parenti - preferiscono gestire i propri impegni. Ehilà, non vi sto mica riferendo opinioni! Quest'ultima affermazione è dell'infermiera in sala terapia. Lo riferisco fra virgolette, se non ci credete: "I parenti preferiscono non essere vincolati ad un orario di arrivo, ma deciderlo in base alle loro disponibilità di lavoro". E' un modo di ragionare - organizzare - il fatto che non siamo ritenuti neppure pazienti, ma succubi.

16 verde! se non ci sei vai alla fine della coda.

PAUSA PRANZO

Dopo le 13 tutto - in sala di attesa - diventa aleatorio. Non ci sono logica o ragione, si diventa primitivi, affidandosi all'incommesurabilità dei segni, non alla schiettezza dei segnali.
Porta aperta dello studio: non c'è nessuno dentro e ci si rivede vfra un'ora.
Porta chiusa dello studio: può darsi che l'oncologo finisca la fila prima di andare in pausa pranzo.
Devo dire che l'oncologo-assistente che mi sono scelta (il primario immagino che non lo vedrò mai più o dovrei chiedere di vederlo?) non cede all'appetito, ma le altre due - di cui vi ho gà parlato - abbandonano il campo per marciare verso la mensa.
Mi chiedo: perché tutte e due insieme? Sacrosanto il nutrirsi, ma rispettare un turno non credo (e non vedo! guardandole) che rischino una denutrizione.

Un abbraccio sentito

lunedì 9 marzo 2009

Finestra...

Un buon 8 marzo di speranza
dalla finestra della mia cucina.
Adriana


domenica 8 marzo 2009

Il Ballerino, la Miliardaria e il Cavaliere

Giovedì scorso sono tornata da quell'enigma del pranoterapeuta, sperduto in un paesino della gloriosa Marca Trevigiana. ll suo studio è in questa pretenziosa galleria di un centro-bene di paese (Preganziol, provincia di Treviso). Sotto la targa di ottone, stavolta ne ho notata un'altra... dubito che mi fosse sfuggita: studio video sorvegliato. Millanteria? O è successo qualcosa (hanno rubato le bambole ai bambini, si sono presi a cazzotti durante l'attesa, si sono fatti di tutto nell'ineccepibile toilette?).
Quel posto è senza dubbio irreale nel contrasto fra l'enorme normalità e l'eccezionalità: alle pareti foto in cui personaggi famosissimi abbracciano Andrea senza alcun intento iconografico se non l'affetto; dall'altro un sito - Preganziol - che non è mica l'ombelico del mondo, no?

SUL PALCO: Irrompe Andrea (il pranoterapeuta per chi si è perso le puntate precedenti) nella sala d'attesa. Parla in dialetto.
"Avete visto chi è uscito?" dice, avvicinandosi alla porta. Sta condividendo una sorta di ingenua incredulità con il pubblico modesto che siamo noi, si stupisce di sé, come se dicesse: "Ma ancora questi tizi mondiali a Preganziol, davvero?".
Noi malati in attesa di una grazia siamo smarriti... non ci guardiamo con più solidarietà di quelli in un ambulatorio normale. Anzi, qui, non ci si guarda proprio. C'è una sintonia da: Ultima Spiaggia, Credo, La so lunga, Ci provo perché me l'ha consigliato un amico, Non ho niente da perdere. Siamo accumunati dal pudore della nostra scelta.
Andrea invece saltella con un book in mano, con tanto di dedica e autografo, e mostra: "Sapete chi è questo? Un ballerino mondiale". Dice il nome, storpia il cognome, mi asciugo una bava ideale
di saliva per questa creatura "bella e impossibile". "E mi ha anche chiesto - continua Andrea sempre più gasato - se potevamo fare una foto insieme. Lui chiede a me, se potevamo fare una foto insieme".
Peccato che questo "momento di notorietà" con VIP nello studio di Andrea è costato a noi NIP un supplemento di attesa.

DIETRO LE QUINTE: Andrea esce dallo studio, lasciandoci tutti un po' sbigottiti... anche se l'ultima volta ha fatto la stessa cosa annunciando: "Abbiate pazienza, vado a comperare il pesce". Visto che il tran-tran dell'attesa è sospeso, esco anch'io per fumarmi una sigaretta. Ed eccolo qui Andrea, anche lui a fumarsi una sigaretta e a guardare estasiato il book dell'artista. "Questo... è mondiale" mi dice. "Sì, lo so, ma guardi che si chiama..." e correggo l'accento del cognome. "Ma è vero che è gay?" chiede. "Mah... una volta lo dichiara, un' altra smentisce... "temporeggio io. "Certo che ha un corpo... gli ho chiesto di mettersi in mutande!" incalza il genuino Andrea che in genere - per quanto ne so - visita e terapizza gente perfettamente vestita. Anzi l'altra volta fra l'uscire e l'entrare di porta in porta aveva esclamato all'indirizzo di un collaboratore: "Ehi, ma quella è in mutande!". Fortuna che noi "pazienti" abbiamo appunto altro per la testa.
Ovviamente mi brucia la curiosità di sapere perché la "creatura" è arrivata da Andrea, ma la mia etica mi impedisce di mettere a prova la sua. Gran passo indietro per una giornalista, vero? Né Andrea si stava mettendo in mostra: lui non chiede assolutamente alcuna informazione sullo "status" pubblico e privato di chi va a farsi esaminare.
"... E l'altra settimana, - continua Andrea - chi arriva? La Ivana, la Trump... Tramp... insomma quella...". "E' venuta a riprendersi quel cretino di marito?" ribatto io come se fossi a un cocktail del Bel Mondo e non contro un muro d'edera a Preganziol. "No, no..." riponde lui con assoluta noncuranza (mi sa che non ha visto l'Isola dei Famosi) che schiaccia la cicca e torna in studio.

TERAPIA: lo aspetto stesa sul lettino ed è già questo grandioso, finalmente comoda e distesa. Stare a lungo seduti è scomodo per chi sta bene, peggio per chi proprio in forma non è.

ANDREA: "Allora, come andiamo?"
IO: "Meglio dell'ultima volta, ero uno straccio"
(andatevi a rileggere la puntata precedente)
ANDREA: "Sì, l'avevo capito. Ma sai, sono le cure, sono micidiali... Oggi ci occupiamo un po' del tuo fegato. E' lui a fare il lavoro peggiore, oltre ai reni..."

Ha appena messo una mano fra stomaco e reni, l'altro palmo sulla fronte, il pollice sulla punta del naso e me lo sfiora elo stuzzica come se fosse un mouse, quando irrompe un'assistente con un cellulare: "Telefono...."
ANDREA: "Tienimelo all'orecchio... Ciao Maria, ma sì di devo raccontare una cosa... E' stato qui... Come non sai chi è... E' mondiale..."

Io suggerisco nuovamente la pronuncia giusta del cognome (italiano!), ma mi viene il dubbio che la "creatura" si sia concessa un francesismo nel presentarsi.

ANDREA: "E' bellissimo, guarda che lo conosce anche una signora che ho qui... anzi te la passo..."

L'assistente prontamente mi schiaffa il cel sull'orecchio e questa Maria assatanata - in puro dialetto trevigiano - mi tempesta di domande... Ma chi è? Tanto bello è? Cos'è che fa?

Ma porca miseria, la pranoterapia non richiederebbe un po' di concentrazione? Qui sembra di essere alla sagra di paese. Io balbetto risposte verso quell'essere completamente sordo ma loquace, finché riesco ad infilare: "La saluto, stia bene...". Prontamente l'assistente incolla il cel sull'orecchio di Andrea.
ANDREA: "Maria, guarda che è gay, buono per tuo marito se vuoi...".
E giù sghignazzate stereofoniche.
ANDREA: "Sì, va bene... allora ci vediamo domenica a pranzo. Ma dì a tuo marito di tenere giù le mani, a me piacciono le donne..."

Ma che ridere!!!!!!!

Andrea si alza per congedarmi.
IO: "Non facciamo un punto della situazione?"
ANDREA: "Secondo me, se vieni una volta al mese va bene. Ti aiuterò a tener botta"

Sono uscita che mi sentivo peggio di quando ero arrivata circa la stanchezza. Confidando nell'effetto "dell'altra volta", ovvero che mi ero alzata nuova dopo un pisolino, mi sono cacciata a letto e, al mio risveglio, non era successo assolutamente niente. Mi sentivo piuttosto spossata come prima... diciamo al 60 per cento della mia forma. Delusione! E ripudio.
Il giorno dopo, venerdì, ho aperto gli occhi e ero "nuovamente nuova". Ho trascorso una giornata incredibile in quanto a energia: prelievo del sangue, palestra, spesa, pranzo per tre, messe in ordine piante e fiori, ecc. Alle 22.30 mi sono addormentata davanti all tv pienamente soddisfatta del mio giusto sonno.

Una cosa mi scoccia: pare che una volta al mese arriva un elicottero per prendere Andrea e portarlo ad Arcore (da quando c'è la foto in allegra compagnia nella sala d'aspetto). Andrea, ma l'iniezione pranoterapeutica di Energia al Cavaliere non è che l'ha fatto andare in overdose?

Un abbraccio
Adriana

domenica 1 marzo 2009

Adriana "brava massaia"

Carissimi
non è stato un buon week end. Da venerdì scorso sono rimasta a letto con nausea e generale sfinimento. Ora sto un po' meglio, ma mi è scoppiata un'altra grana: la mia colf, che pulisce oltre la mia casa anche quelle dei figli, è stata operata e starà via per un mese. Quindi ora ho lo stress di trovare una sostituta e fino allora dovrò anche fare la "brava massaia", cosa che odio.
Un abbraccio un po' scorato.
Adriana