mercoledì 28 ottobre 2009

L'amazzone dai tiri mancini

Carissimi
anche la quindicesima è andata. Ma è stata più pesante dell'ultima volta. Ho passato una brutta notte, praticamente sveglia. Mi ero illusa che il dimezzamento del cortisone mi avrebbe portato il sollievo della terapia precedente, invece sono tornate sudorazioni, tremori sottopelle, gambe senza riposo... Prima di andare a letto ho bevuto una tisana rilassante, un'ora prima di dormire (come da prescrizione) avevo ripreso da qualche giorno ad assumere la melatonina... le ore sono passate, ma ancora mi rigiravo nel letto, incapace anche del conforto della lettura, perché la stanchezza era enorme. Alle 4 ho ceduto alla chimica: 26 gocce di En... sonno leggerissimo, subito disturbato da un paio di zanzare... mezzora di lettura, giro per casa a riordinare, consolatoria borsa dell'acqua calda... niente. La luce già alle finestre. Non che mi importasse, avevo già farcito i gatti di croccantini, quindi avrei potuto dormire fino a mattina inoltrata. Invece niente.
Ma perché la notte fa ingigantire tutto? Dal tappeto rimasto sul terrazzo (e mi sembra stia piovendo, ma se non sta piovendo ... azzo ho dimenticato di dare acqua alle piante... acqua? Ma porco cane, non ho telefonato all'idraulico e c'è il bidé che perde... ma non dovevano venire a cambiarmi la caldaia?) e giù a macellarmi con una lista infinita delle preoccupazioni più sceme... ma se mi tolg quelle dalla testa, mi enrano quelle più impegnative... meglio le sceme, che però non mi fanno ugualmente trovare requie, ma accrescono un vergognoso senso del ridicolo! Proviamo con la meditazione, la respirazione, i mantra... l'Autan contro quelle due maledette zanzare... ormai il letto è un groviglio di lenzuola gelide, calde, sudate... soprattutto macerate da sensi di colpa e di inadeguatezza... Calma! Ho vinto la mia prima battaglia con il cancro, mica da poco... E se l'oncologo l'avesse presa troppo alla leggera. C'è il mio medico di base che mi martella: "Io avrei fatto più esami...". Accidenti a lui! Cedo, mi alzo, altre 13 gocce di En. Finalmente mi appisolo. Ahahhah, cosa mi cammina sul collo? E' la coda di quell'anima nera (dentro e fuori) del gatto Francky the Voice. Sono le otto, lui e Bice la Meretrice vogliono vedermi in piedi, anche se hanno le ciotole ancora mezzo piene di croccantini. GRRRRR
Per fortuna che fuori c'è il sole... mi lancio fuori dal letto e rischio di cadere... mi fa malissimo la pianta dei piedi, come se avessi camminato tutta la notte... be', in un certo senso è stato così. Di sicuro non intendo riprovare a dormire. Mi premierò con la colazione a letto. Affetto la prugna, ci metto sopra lo yogurth magro e i fiocchi di crusca. Té, burro, marmellata e stamattina... non fette biscottate, ma pane tostato perché il profumo è molto consolatorio.
Poi comincio a leggere un libro sulle "5 posizioni tibetane" che garantiscono salute e giovinezza. Ma mi sento in colpa, perché non trovo il fiato neppure di provare gli esercizi di riscaldamento suggeriti. Penso anche alla palestra, ma quanto mi scoccia pagare un mese per usarne poco più di metà... riprendo a fare i quattro chilometri mattutini che facevo al mare... ma non oggi! E poi che schifo di aria si respira qui in città. Basta, oggi mi uccido fra letto e televisore.
E così ho fatto, continuando a mangiare verdura cruda in quantità industriale, perché dentro - come al solito dopo la terapia - mi sento terra bruciata, anzi carsica, dove ogni rivolo d'acqua sparisce in meandri sconosciuti.

Stasera ho acceso il pc e ho visto tante vostre mail che mi danno coraggio e allegria. Così ho scollato il culo dal divano. E ora sono qui, ad attingere alla speranza che domani sarà una giornata migliore, tanto che ho già fissato un appuntamento all'istituto di estetica. Tanto, dal letto al lettino, che differenza fa?

REPARTO ONCOLOGICO, SINDROME TOPO GIGIO

L'altro ieri, al reparto oncologico c'era la "sindrome Topo Gigio". Agli amici maltesi: Topo Gigio alla Tv, a cura del Settore Sanità (il Ministero mi sembra non esista più), sta pubblicizzando la prevenzione all'influenza, qualunque essa sia, che è la "sagra delle banalità", così ognuno continua come ha sempre fatto... come starnutirti in faccia, soffiarsi il naso e metterle sul carrello del supermercato, parlarti a mezzo metro anche se ha addosso il colera...
Io credo che i luoghi più infetti siano le sale d'attesa dei servizi sanitari. Sono sempre affollate, per nulla arieggiate, poltroncine una accanto all'altra, malattie fra le più varie, tempi lunghi di attesa.
La sala di attesa di Oncologia non faceva differenza. Sono rimasta un'ora e mezza ad aspettare la visita, fra gente che scatarrava e tossiva, compresa la caposala alla reception!
Sono entrata dall'oncologo e gli ho detto: "Abbiamo concordato che non è il caso di fare il vaccino, ma lei qui mi fa entrare da sana e rischio di uscire da ammalata!". "Ha ragione" mi ha risposto in uno dei suoi rari sorrisi. Grata per il sorriso, meno per l'efficienza.

SALA CHEMIO

Novità: infermiere con la mascherina su-e-giù.
Una paziente: "Perché avete le mascherine? Per l'influenza?"
L'infermiera: "No, lo prevede da sempre il regolamento"
Ok, applicato dopo l'ultima volta che sono stata lì... Ragazze, mi siete pure diventate simpatiche, ma non continuiamo a prenderci per il culo!
La caposala alla reception che tossisce a destra e manca; voi con la mascherina su-e-giù; l'oncologo che ammette di non vaccinarsi se non lo obbligano... ecco i risultati delle notizie contradditorie e dell'effetto Topo Gigio...

Compagna di poltrona, accanto a me, una bella signora, pesno fra i 30 e i 40, magrissima. Ha una voce roca. Le mettono in vena non un ago, ma un sondino. Del resto dovrà ciucciarsi una sacca che sembra una tetta di vacca come dimensione ed è piena di liquido lattiginoso. Non è un farmaco, è cibo. Aveva un cancro alla gola, è guarita, ma la radioterapia ha irrigidito i tessuti. Dice che fa fatica ad inghiottire anche l'acqua. Si fa portare una bottiglietta, poi l'accantona. Scuote i lunghi capelli biondi dal taglio perfetto e commenta: "Ci provo, anche con la minestra, ma niente mi va giù". Arriva un'altra paziente. Si conoscono e cominciano a parlare. La prima, anche lei abbastanza giovane, ha una testa tutta spelacchiata, con rade ciocche corte. Dice che preferisce così, perché berretti e parrucche le danno noia, L'altra ribatte che i suoi capelli (sotto la parrucca sono corti, morbidi e omogenei), ma che non sopporta di non vedersi con i capelli lunghi, come li ha sempre portati.
Io senza una tetta, una con capelli da gatto con la scabbia, la terza... che non riesce ad accettarsi. Una sacca di mangime è tutto ciò che si può offrire? La psicologa volontaria che va ad importunare chi sta benissimo dov'era? Evidentemente i turni frequenti di questa paziente non coicidono con i suoi, oppure nessuno gliela ha segnalata. E da chi è seguita - a livello sanitario - questa donna? La convincono a mangiare, prima che a far vedere la sua testa con capelli corti, ma perfetti?
GRRRRRRRRRRRRR... non cadrò in questi tranelli! Io sono un'amazzone. Mi esrciterò a tirare con l'arco con il braccio sinistro. Tutto qua.
Un abbraccio
Adriana

GRRRRRRRRRR

Ora, emotivamente, scrivo questo.
E' morta un' altra persona cara, perché parente di qualcuno di questa mailing. Era ammalato di cancro, ma è morto di infarto quando ha messo in moto l'auto. Cioè con la morte che ognuno si augura, netta, senza strascichi.
E' difficile parlare di morte.
Se ne sta andando andando anche la mia tabacchina. Con la sua consueta discrezione e allegria.

Questo è un passo più difficile da comprendere. IO sono guarita... e vvvai :-)

Non è così.

Sei morta prima, sei viva dopo.
Mi vergogno a dirlo, ma ora - guarita - mi sento più vulnerabile. E non so se siano oggettive le miie sensazioni. Non riesco a capire perché le mie notti sono insonni e tormentate. Ma erano le stesse di prima della diagnosi di guarigione, no? Cosa sto sbagliando, ora, che dovrei sentirmi rassicurata?

Ho di nuovo una grande confusione in testa... In testa no, anzi sì, ma il corpo... Speravo di esserni lasciata indietro la fatica di adattarmi al Femara, che dovrò prendere per 5 anni... come altre - operate da cancro al seno - hanno preso il Temoxifene.
Io sto prendendo farmaci di nuova generazione... sono fiduciosa. Ma invecchiare così in fretta... avvilisce. Unghie che si spezzano, capelli che cadono, pelle secchissima... Ovviamente fronteggio, o almeno cerco di fronteggiare, però la mattina mi sveglio e non mi vedo come mi vedete voi. E le notti... sono così vulnerabile, seppure da guarita.
Il materasso comprime ogni osso, facendolo dolere. Il gatto è anche peggio.
Domani, domani chiederò spiegazioni all'oncologo. Prima della terapia. So che non posso sfuggire a molte cose. Ma io ho quasi 60 anni. Ho già fatto la mia menopausa, perché sottopormi per altri cinque anni alla privazione di quel minimo di estrogeni che comunque avrei avuto?
GGRRRRRRRRRR
Non capisco, non mi spiegano e mi incazzo...
Mi sento standardizzata, omologata, normalizzata. GRRRRRRRRRRRRRRRR, il cancro al seno, per la mia esperienza, viene curato in modo "standard". GRRRRRRRRRRRRRRRR!
Chi rientra nei parametri è presumibilmente salvo, gli altri vanno a farsi fottere. GRRRRRRRRRR

Domani no, perché vado a afre la terapia.

Ci sentiamo
Adriana

Partenza




Carissimi
sono tornata a Padova ieri sera, stanchissima, dopo una giornata dedicata a "chiudere casa", cioè ad impaccare una miriade di cose accumulate nel corso di questa lunga estate. Io me sarei rimasta rintanata nel calduccio del mio caminetto anche più a lungo, ma due fattori hanno determinato la mia partenza: le previsioni del tempo e, soprattutto, il fatto che sono arrivati gli escavatori nella strada a me vicina, facendo un baccano che non sopporto. Ma avrei sopportato anche questo, se non fosse che domenica sarei tornata comunque, visto che è già tempo di terapia (la 14a su 18)... ma non potrebbero farmi uno "sconto di pena"???
Ora sono immersa nel grigiore uniforme di questa città che pretenderà una riorganizzazione della mia vita... e non so da che parte cominciare tante erano le cose che avevo lasciato in sospeso. A Lignano ho abbandonato, come vedete dalle foto, il mio nespolo in fiore che promette per primavera una grande produzione di frutti... per la gioia di uccelli e scoiattoli; nonché le mie passeggiate fra i pini del parco, onde approvvigionarmi delle pigne che poi bruciavo nel caminetto. Ho dovuto anche fare una selezione fra i fiori da salvare (portati a casa) e quelli da lasciare al loro destino... questo mi ha fatto proprio stringere il cuore. Ma anche questo obbedisce alle leggi di scelte che la vita obbliga a fare.
Un abbraccio
Adriana

Autunno



Ciao a tutti voi, chi c'è e chi manca. Non è problema. Io sono qui a Lignano e mi sembra strana - come avevo già detto l'anno scorso - che mi chiedate se ho freddo. Sono a Lignano. I Lignanesi sula mare vivono esattamente come noi dell'entroterra, ovvero non accendono il riscaldamento ora! Io, anzi, mi concedo il lusso che invece di mettermi un maglione accendo il caminetto... La mattina è un po' dura, ma per la mia pigrizia. Troppo bello stare a letto (stamattina ho messo il piumone), bere una tisana calda fatta con l'acqua del termo e sprofondarsi in un libro. So che non devo fare così, cioè imprigrirmi, ma poi mi dico: "Mi va di fare così". I libri sono la mia dannazione!.
Ora vi mando le foto.
Il caminetto, proprio piccolo, ma di una piacevolezza infinita.
E stasera ho messo in conserva i peperoni che mi aveva portato Luciano dal suo orto.

Gli scoiattoli si stanno esibendo al meglio, anche in terrazza.

Il mare e il fiume Tagliamento sono di un azzurro che ti straccia la mente.

Ci risentiamo

Adriana

mercoledì 21 ottobre 2009

Partenza




Carissimi
sono tornata a Padova ieri sera, stanchissima, dopo una giornata dedicata a "chiudere casa", cioè ad impaccare una miriade di cose accumulate nel corso di questa lunga estate. Io me sarei rimasta rintanata nel calduccio del mio caminetto anche più a lungo, ma due fattori hanno determinato la mia partenza: le previsioni del tempo e, soprattutto, il fatto che sono arrivati gli escavatori nella strada a me vicina, facendo un baccano che non sopporto. Ma avrei sopportato anche questo, se non fosse che domenica sarei tornata comunque, visto che è già tempo di terapia (la 14a su 18)... ma non potrebbero farmi uno "sconto di pena"???
Ora sono immersa nel grigiore uniforme di questa città che pretenderà una riorganizzazione della mia vita... e non so da che parte cominciare tante erano le cose che avevo lasciato in sospeso. A Lignano ho abbandonato, come vedete dalle foto, il mio nespolo in fiore che promette per primavera una grande produzione di frutti... per la gioia di uccelli e scoiattoli; nonché le mie passeggiate fra i pini del parco, onde approvvigionarmi delle pigne che poi bruciavo nel caminetto. Ho dovuto anche fare una selezione fra i fiori da salvare (portati a casa) e quelli da lasciare al loro destino... questo mi ha fatto proprio stringere il cuore. Ma anche questo obbedisce alle leggi di scelte che la vita obbliga a fare.
Un abbraccio
Adriana

venerdì 16 ottobre 2009

autunno



Ciao a tutti voi, chi c'è e chi manca. Non è problema. Io sono qui a Lignano e mi sembra strana - come avevo già detto l'anno scorso - che mi chiedate se ho freddo. Sono a Lignano. I Lignanesi sula mare vivono esattamente come noi dell'entroterra, ovvero non accendono il riscaldamento ora! Io, anzi, mi concedo il lusso che invece di mettermi un maglione accendo il caminetto... La mattina è un po' dura, ma per la mia pigrizia. Troppo bello stare a letto (stamattina ho messo il piumone), bere una tisana calda fatta con l'acqua del termo e sprofondarsi in un libro. So che non devo fare così, cioè imprigrirmi, ma poi mi dico: "Mi va di fare così". I libri sono la mia dannazione!.
Ora vi mando le foto.
Il caminetto, proprio piccolo, ma di una piacevolezza infinita.
E stasera ho messo in conserva i peperoni che mi aveva portato Luciano dal suo orto.

Gli scoiattoli si stanno esibendo al meglio, anche in terrazza.

Il mare e il fiume Tagliamento sono di un azzurro che ti straccia la mente.

Ci risentiamo

Adriana

martedì 13 ottobre 2009

Bellezze al vento...







Il week end magico è iniziato col fatto che Marta (la nostra ballerina di flamenco) mi ha accompagnato a Lignano. Ad attenderci c'era come al solito il buon Luciano che un mese fa mi aveva regalato una grossa zucca del suo orto. Era talmente "artistica" che continuavo a rifiutare di aprirla. Venerdì Luciano ha perso la pazienza: "O taglio questa zucca o te la butto via, perché tanto finirà marcia". E allora al lavoro! Cavolo, cosa farei senza i muscoli di Luciano? Mi ha anche sistemato in garage una bella provvista di legna per il caminetto.
Forse, per chi non ne ha ancora avuta l'occasione, Luciano e la sua famiglia si faranno conoscere partecipando alla Festa della Vigilia di Natale a casa mia. Siete tutti invitati, anche insieme a vostri amici :-)

Sabato pomeriggio, io è Marta abbiamo avuto la piacevole sorpresa dell'arrivo di Alessandro. Doveva essere una visita-lampo, invece - come al solito - non è riuscito a resistere al fascino di questa mia casetta e si è fermato per la notte, ma giurando che la mattina dopo doveva proprio andarsene, perché aveva in programma con amici una gita in bicicletta.
Domenica mattina mi sono svegliata alle 7, lasciando che quei due poltrissero ancora un po': il giardino era un incanto. La notte aveva piovuto dolcemente e la prima luce del giorno aveva una trasparenza irreale. Gazze e scoiattoli, scuotendo i rami, facevano cadere a tratti scrosci di goccioline che, ai primi raggi di sole, sembravano perle iridescenti. Il presagio di una magnifica giornata era nell'aria, così ho teso la mia trappola ad Alessandro, che è arrivato ancora insonnolito subito dopo Marta. "Ragazzi, vi dico il mio programma per una giornata che si annuncia splendida: colazione sostanziosa e poi gita al faro". Alessandro si è svegliato di botto, si è guardato intorno ed ha subito capitolato: "Portiamo anche il salame e il vino".
E sarà una giornata indimenticabile! Domenica 11 ottobre: sole da abbronzarsi e mare caldo da farci il bagno. Più una quiete assoluta. Questa sì che è una terapia contro ogni malanno!




Seeeeee, branco di depravati! Lo so che volete vedere ancora Marta! Ed eccovela qui, mentre esce dall'acqua e arranca verso il vino, poi lo beve e... raggiunge la pace dei sensi!


E per chi volesse vedere Marta dal Vivo nella sua esibizione di flamenco,
segnarsi la data di martedì 20 ottobre.

Ora si sta scatenendo un temporale... ma chissenefrega? Il mio giardino
continua ad essere fiammeggiante come il prezioso caminetto. E chissenefrega
se ho la casa "dubbiamente" pulita, una lavatrice da fare e roba da stirare?
Mi sbatto a letto e faccio fuori un bel libro, tanto gli scoiattoli li ho
già rimpinzati stamattina con noci, nocciole e spicchi di mela per i quali
vanno pazzi. E ho la coscienza a posto anche per il moto: alle 8.30 ero già
in marcia... A proposito, stamattina ho notato un fenomeno strano: se la
sabbia della battigia è bagnata solo dal mare tende ad essere dura, ma se è
stata bagnata anche dalla pioggia... diventa molle come polenta. Che fatica
stamattina, quasi come quando ho la bora contro!

Un salso abbraccio
Adriana

lunedì 12 ottobre 2009

6 ottobre (2): L'ONCOLOGO SCIOGLIE LA PROGNOSI

Rieccomi. Volevo finire di raccontarvi quel martedì 6 ottobre da cui sono "tornata da morte a vita", tanto per banalizzare ;-)

L'ONCOLOGO

Miracolo! Non c'è fila. Ho solo una persona che "è già in visita, ma è la prima visita e quindi non sarà breve" mi avvertono. Breve? 40 minuti di attesa mi sembrano un Paradiso! Se non altro avrò il tempo per calmarmi dopo il "match" (perso) con lo stronzo del parcheggio.
Ho con me un libro alto quanto un tronchetto che sto mettendo in questo momento nel mio delizioso caminetto qui a Lignano. Volevo capire meglio i miti greci, ma nella borsa mi pesano molto di più le buste con i miei esami. Quindi non riesco a concentrarmi. Mi sembrano buoni, ma sarà vero? Le letture incrociate possono anche dirti che soffri di un'unghia incarnita, oltre che di metastasi sparse... :-(

Finalmente arriva il mio momento: 12 verde, 18 blu, 7 rosa... grrr non ho conservato questo foglietto che mi ha accompagnato senza nome per quasi due anni.
L'oncologo mi riceve come sempre con il suo modo compassato che sconfina nel triste. Avrà i suoi problemi, ma anche a me non mancano. Però preferirei avere un oncologo che somiglia ad un cipresso, piuttosto che... ad una betulla, ad esempio, o ad un pioppo. Peggio sarebbe se fosse un salice piangente...
Comincia a sfogliare le analisi e per me è come se fossi a tornata a scuola... Promossa o bocciata? Certi silenzi sono assordanti. Lui poi non mi ha mai incoraggiata. Mi guardava come se fossi stata una "lapide". Io non ho mai chiesto niente, perché mi rendo conto delle difficoltà di una prognosi in caso di cancro. Però stavolta... avrei voluto dire: "Raccontami una palla, ma fammi tirare il fiato".

IL PRONUNCIAMENTO

LUI: "Le sue analisi sono molto buone".
IO: "Significa che almeno per ora posso cavarmela?"
LUI: "Direi di sì, lei è guarita"
IO: "Tanto da poter fare una festa?"
LUI: "Sì" e gli è affiorato un sorriso.

I FIGLI

Ero tutta aggrovigliata quando Filippo è venuto a prendermi all'ospedale. Guidava quando gli ho detto che ero guarita. Meglio così, non avrei sopportato Gioia, perché ancora io non la provavo, come vi ho scritto ieri. Filippo si è illuminato, ma non ha accostato l'auto per abbracciarmi. Ci siamo goduti il momento senza smancerie.
L'altro figlio, Michele. "AHHHh, mamma bionica!"
Dalle loro "moderate" reazioni, ho avuto la conferma che ho condotto bene la mia battaglia. Con serenità e consapevolezza. E riducendo le "richieste" al minimo, onde non enfatizzare ciò che era già grave. Il cancro non impedisce di farsi una tazza di té! Né fare la chemio, ad esempio, esige la presenza di qualcuno che "ti tenga la mano" in tutte quelle ore scandite da un gocciolare in vena. Leggi e ti passa.

Ora vi lascio, perché sono piacevolmente stanca, grazie ad un week end magico. Sapere di essere guarita dà una grande carica, ma gli effetti della terapia restano.
A domani
Ancora grazie per la valanga di positività-energia-preghiera con cui mi avete sostenuta.
Adriana

domenica 4 ottobre 2009

Anna Maria è morta, una brutta pagina

Anna Maria, la sorella di un'amica di questa mailing, è morta, stroncata da un cancro al seno che le aveva attaccato il fegato. Una morte dolorosa e "oscura", come leggerete dalla descrizione qui sotto fatta dalla sorella. Sono così frastornata che non trovo per ora parole di consolazione. Stanotte non ho chiuso occhio, però ora devo farmi coraggio e guidare fino a Padova. Il pc resta qui a Lignano. Ci sentiamo fra qualche giorno.

UNA BRUTTA PAGINA

"E ancora prima di uscire dall'ospedale barellata (mia sorella che c'era entrata splendidamente ragionante, sulle sue gambe e meravigliosa come sempre) con me a fare strada per la sua camera, il braccio destro del primario continuava a dire a mia madre... "tornerà qui tra cinque giorni per una parecentesi e poi potrà tornare a casa di nuovo", mia sorella mi dice "portami via!" e sembra sempre più una bambina. La sua voce stà cambiando, sembra un giocattolo rotto... ma loro dicono che sta bene. La signora dal letto vicino mi dice che il primario la mattina ha gridato che c'era stata un'associazione sbagliata... la specializzanda di turno era livida in faccia e non era più truccata come un clown, ma ancora è in giro per Sassari ... l'avrei sollevata a calci, ieri... non mi importa ora quello che pensi, era quello che avrei fatto. Il peggioramento è stato vistoso nell'arco delle ore dal mio messaggio... nemmeno il suo ex fidanzato (quello sempre innamorato... è un neurologo) ha potuto di che, se non piangere... le tossine erano ormai troppe e se non veniva fuori in quei due giorni (con tutti quei farmaci per disintossicarla...)... non sarebbe venuta fuori più...
Loro lo sapevano... ma... ora la vincerà il dolore che ci spacca o le cartelle mediche da chiedere per far casino???! Le testimonianze da seguire... Insomma hanno voluto sperimentare qualcosa senza chiederlo???! Prima sì è roba di un tre mesi... "poi no chi può dirlo?! Dopo tutto questo non è a rischio, questo è ok... e poi noi non decidiamo... decide il Signore... ne abbiamo visto di casi rientrare..". "Troviamo i recettori"... e sbagliano la prima biopsia... non conservano bene l'istologico e le chiedono di ripeterla... e perché trovare i recettori? Per un palliativo, no?!! "Sa, sono tutti fuori per un congresso, ma le parleranno tra qualche giorno"... Non andrò avanti...

sabato 3 ottobre 2009

Liquefazione

Carissimi,
le solite tre settimane stanno volgendo al termine. Lunedì devo fare analisi importanti, martedì pure, più la dannata terapia che mi lima i nervi per giorni. Essere vicini alla meta, il 27 dicembre, è ulteriore fonte di ansia. Mi diranno ufficialmente guarita o dovrò fare un altro anno di Erceptyn? Come odio il termine "precauzionale"! Non ti dà alcuna certezza. E come odio il Femara, che dovrò prendere per altri quattro anni e che mi riduce le unghie a pasta sfoglia, nonché i capelli a fieno e i muscoli a catene arrugginite. E' davvero umiliante sentirsi in questa liquefazione della mente e del corpo.
Però sono ancora una bellissima vecchia ragazza ;-)
No foto, il mio immaginario ne riuscirebbe sconfitto.
Abbracciatemi
Adriana

giovedì 1 ottobre 2009

Venezia






Dopo aver fatto le "piratesse della città morta" a Lignano, siamo partite per Venezia. L'Hotel "Il Mercante di Venezia" (quello dove avevo pernottato per il concerto di Bocelli) è veramente da raccomandare.
Abbiamo messo giù le valigie, e.... cammina cammina. Venezia è da camminare per vederla. Marie Therese è una gattofila... ci abbiamo messo strada e tempo prima che trovasse la maschera che "le sorrideva".
Prima giornata a zonzo... guardare ciò che piace, non l'obbligatorio. Seconda giornata a gustarsi Burano e Torcello.
Carlo, so che leggendomi e guardando le foto ti viene da vomitare, perché non è più la tua Venezia... Io in questo non ti capisco... Vivi dentro un miracolo e ti incazzi perché non è abbastanza miracoloso... mi hai spiegato tutte le ragioni - razionalissime - ma non potrò MAI capire perchè non ti senti fortunato.

Marie Therese è veramente una "piratessa", ma con tutto il senso positivo del termine. Per farla breve, stavamo tornando stroncate all'hotel, verso sera, e c'erano i soliti con le borse "taroccate". Marie T. contratta. Quelllo risponde che c'è marchio D&G. Marie T. risoponde: Che mi frega? Toglilo". "Non è possibile". "Allora è un problema tuo..."

Vi racconterò il seguito
ora sono troppo stanca
Adriana

domenica 20 settembre 2009

Angeli del Purgatorio & Levità

Carissimi
è la terza notte che non trovo pace. Che cazzo di terapia: o sono io tanto tanto stufa, o c'è un effetto "accumulo" che mi rende i neuroni a brandelli. Ma non voglio ricorrere a sedativi, nonostante l'oncologo me l'abbia chiesto. Mi sento già abbastanza intontita così... Anzi, rincitrullita. E daccapo tornano a rodermi dubbi: unghie diventate fragili e capelli che cadono, fitte articolari, scoordinamento, memoria che fa acqua come un colapasta, stanchezza e sbalzi di umore, indecisone anche suelle cose più semplici, stati d'ansia con sudorazione di fronte ad ogni minima difficoltà... E' qualcosa di transitorio, o un processo di decadimento irreversibile di un "normale" invecchiamento? Ho provato a parlane con l'oncologo, che però continua a mantenere un atteggiamento distaccato, quasi fosse uno psicanalista. So che - in fondo in fondo - gli piaccio come tipo di paziente, perché da ermetico che era, ora qualche parola in più con me la scambia, tipo concordando con me che l'influenza suina è una gran montatura, dove l'indotto ci va a nozze! Ma quando andiamo sul personale... si limita ad annuire, lasciando a me le riposte o i dubbi.
Dopo tutti questi mesi ho elaborato una mia teoria sulla percettibile freddezza del reparto oncologico che frequento:
1) La ressa permette a malapena di tener dietro ad un minimo di organizzazione, che si è tradotta in una "catena di montaggio", anzi di "rottamazione", visto il tipo di pazienti.
2) Ogni operatore sanitario, dai medici ai subalterni, si adeguano a chi dà di meno, non di più e quindi si coprono l'un l'altro.
3) Il primario è diventato un "mulo da soma" che lavora 12 ore al giorno nel tentativo di salvare vite e nient'altro lo sfiora. E' come la madre che partorisce figli in continuazione e lascia ai maggiori l'accudimento dei minori in una catena crudele, quanto altruista ... nel senso di perpetuare la vita ad ogni costo.

Sì, ora ho realizzato cosa respiro in quel reparto di oncologia. Aria da pompe funebri. Sono tutti cortesi, ma distaccati, come chi con la morte ha acquisito una tale familiarità da considerarla "altra" da sé. Entrare in sintonia con il dolore del/dei congiunti in lutto sarebbe davvero logorante per chi fa della morte il proprio mestiere e la vita un miracolo.
E' anche vero che l'impresario di pompe funebri ti vede per qualche giorno e poi mai più. Ed è vero che invece questi del reparto oncologico ti vedono per mesi, anzi, in genere per anni. Si abituano alla tua vita condizionata e dipendente, alla scintilla di speranza che cerca un modo di vivere o di morire meglio. L'unica difesa per se stessi resta a tale realtà, nel ritrarsi nella normalità, ovvero nell'implacabilità dei numeri fra chi "guarisce" e chi muore... E l'età, sì, diventa molto importante l'età, nello strappare una scheggia di considerazione. E' anche per questo che io mi presento sempre al "massimo"... vestita in modo improbabile per la mia età anagrafica, ma consona al mio look. Sono "destabilizzante" e ciò mi piace in un clima in cui "affezionarsi a qualcuno" può significare dolore per la perdita. Dove un "énclave" di asetticità ha sostituito ... la persona.
Un reparto oncologico, ora questo l'ho capito, è come morire prima di essere morto. Hai davanti l'Inferno, il Paradiso e il Purgatorio. Ma, nella letteratura, queste soglie sono ben gestite da accorti guardiani. Invece nel reparto oncologico è tutto un casino. Vengono meno tutte le certezze. Alzi gli occhi sui guardiani di queste porte per avere un cenno su quale sarà il tuo destino, ma vedi solo Purgatorio. Loro sono Angeli del Purgatorio, che si aggirano "fra color che stan sospesi".
Mi ribello a questo "status" di coercitiva acquiescienza - sia da parte degli operatori che dei pazienti - ogni volta di più, anche se con maggiore "levità". No, "leggerezza" non sarebbe il termine appropriato. "Levità" , essere lievi, non leggeri. Lo scopo? Nessuno, nessun vantaggio. Se non strappare una risata.

Martedì scorso, ero veramente stufa o suonata! Non mi sono ricordata che per farmi inserire l'ago delle flebo nel port, devo avere una scollatura adeguata. Non sconvolgetevi, è una cosa da niente, ma deve essere fatta fuori dalla sala chemio, perché necessita di cose che stanno più praticamente nel "carrello" infermiere, in "sgabuzzino" infermiere per la precisione. L'infermiera era imbarazzata dal fatto che io dovessi svestire il mio "busto" (oppure torace?), insomma che io dovessi esporre (a chi?) quello che ho sopra la vita, quando qualcuno (solo infermiere) potevano affacciarsi alla porta... Io le ho detto che non mi creava problema, lei ha insistito perché tenessi la camicia davanti...
LEI: "Sa, se qualcuno entrasse..."
IO: "Siamo fra donne"
LEI: "Se la alzi almeno fino ai seni, il port è sopra..."
IO: "Ok, arrotolo la camicia..."
LEI: "Non si può fare un fagotto così...."
IO: "Mi è rimasta una sola tetta e non intendo nasconderla. Non ha senso..."

Mi tolgo la camicia senza bottoni (è indiana), copro per la tranquillità dell'infermiera la tetta che mi avanza, mentre lei mi inserisce l'ago nel port...

Tze, tze... porta spalancata. La visuale è su quello a cui stando togliendo quattro litri d'acqua prodotti dal fegato... Capirai quanto mi interessa se qualcuno vede la mia tetta. L'altra parte senza tetta vale o no una copertura? E' ancora una parte erotica o diventa comunque una parte da nascondere?

GRRRRRRRRRRRR...
L'insensato pudore che travalica la morte. Ecco perché dicevo che questo reparto oncologico sembra un'agenzia di pompe funebri, con tutto l'adeguamento di sentimenti che ciò impone.

Volta pagina: stasera arriva Marie Thérese. E' la mia amica maltese. No, è una mia grande amica. E' una persona che conoscerla è un Dono.

Lascio il pc a casa, quindi ci sentiremo quando sarà possibile... prevedo scorribande ;-) se riesco a riprendermi. Ma tanto so che succederà ;-)))))))))))))

Abbraccione

Adriana

lunedì 14 settembre 2009

maledetto Murphy!

Carissimi,
eccomi qui a confermare quella più famosa delle "Leggi di Murphy", ovvero che "se qualcosa può andare male, tranquillo, lo farà". Nel mio caso Murphy si è accodato al nostrano proverbio: "Non c'è due senza tre". Vi ho scritto... a caldo, subito dopo la mia terza caduta, a causa della quale mi sembrava di aver riportato solo qualche graffietto alle ginocchia. Invece naaaaaa! Poco dopo, quando mi sono alzata dalla sedia davanti al pc, sono quasi caduta nuovamente per una fitta lancinante alla caviglia sinistra. Facile la diagnosi: distorsione. Sarebbe stata accettabile se il giorno dopo - domenica - non fossi dovuta tornare a Padova, perché oggi (lunedì) dovevo fare esami del sangue in vista della terapia di domani (martedì). Ancora accettabile se avessi avuto amici in casa (solo il secondo week end in tutta l'estate che non ho avuto ospiti) che potevano riportarmi a Padova. Invece avevo programmato di tornare in treno, grazie anche al passaggio che mi avrebbero dato i miei vicini fino alla stazione. E via, ancora con accettabile se a mio figlio Filippo non si fosse nel frattempo rotta l'auto... e se gli amici da Padova non fossero stati dispersi fra mari e monti. Infine, ieri sera, è venuto a prendermi un amico dei figli, con la morosa e Filippo. Minimo offrire loro la cena. Insomma sono approdata a Padova a mezzanotte e mezza. Siccome non dormivo da non ricordo quando, stanotte ho dormito benissimo, a parte il gatto Francky avvinghiato alle mie gambe che si permetteva pure di piantare le unghie se mi spostavo e lo disturbavo. E a parte la gatta Bice che ha cominciato a guardarmi dal comò fin dalle 5, sperando che io mi materializzassi in una super razione di croccantini. Avete presente quando si dice: "Sentirsi trafiggere la nuca da uno sguardo?". Bé, è molto peggio sentirsi trafiggere la fronte dallo sguardo di un gatto!
Le analisi, ovviamente, sono saltate, perché io non posso guidare e Filippo si stava sbattendo in autofficina.
Ma per sabato prossimo voglio essere in gran forma, perché arriva da Malta la mia preziosa amica Marie Thérése :-))))))))
Abbraccione
Adriana
ps. Mi scuso per la mancanza di risposte alle mail personali, ma - fra una cosa e l'altra - ho avuto una settimana davvero in salita

sabato 12 settembre 2009

PING PONG

Carissimi, qui al villaggio ormai resistono solo i tedeschi in affitto, ma domani chiude anche la piscina. Anch'io parto, ma ho il privilegio di poter tornare e godermi questa quiete da "dopo bomba" anche dopo che la stagione è "scaduta".

BANALMENTE, LE STAGIONI

"Le mezze stagioni esistono ancora, ma non certo in città".
Se vi parlo nuovamente degli scoiattoli, sento che potreste strangolarmi. Solo una novità: i piccoli vengono a prendersi le fette di mela. Credo siano assetati. Mai si era vista qui una stagione così secca. Uccelli e scoiattoli si abbeverano nella vaschetta (acqua freddissima e pulita di falda) dove bisogna passare i piedi prima di accedere alla piscina.

ALLARME

Meglio che sia squillato l'allarme dell'auto dei vicini. Rischiavo di parlare di scoiattoli fino a farvi sentire le code sotto il naso. Invece sono uscita, non perché mi preoccupasse l'allarme (cazzi loro), ma perché mi ha ricordato che avevo il bucato da ritirare e il garage da chiudere. E, all'ultimo gradino, sono caduta per la terza volta in questa stagione. Non mettetevi strane cose in testa! E' una questione di muscoli, di coordinamento e di equilibrio, non di cervello! Anche di miopia, ovviamente, vista l'ora e la mancanza di occhiali. Ancora cerotti sulle mie ginocchia "sbucciate"! Sembro una bambina ;-)
Non sono ammalata di "giovanilismo", ma mi stupisce questo mio corpo così rallentato nelle sue funzioni. C'è una disfunzione fra ciò che vorrei e fra ciò che posso fare. Corro e scendo le scale con gagliardia, secondo il cervello, ma il mio corpo non riesce ad assecondare questo atto.
E' malattia o vecchiaia? Gioco a ping pong col cervello. Faccio le parole crociate e mi sento una forza! Cado da qualunque dislivello e mi sento una merda.

NOTTI

Le notti sono strane. Rivendicano il giorno e la luce a caro prezzo. Ti fanno sentire proprietaria di un tempo in cui finalmente nessuno ti chiede nulla, ma poi esigono il tuo tempo di sonno ed i tuoi sogni, pena l'insonnia.
Quest'anno non c'è più il gufo detto "chiù" dal suo verso. L'estate scorsa era stato veramente terribile. "Chiu.....Chiu" ogni cinque secondi. Insonne lui, io anche. Però è bellissimo. Bianco-grigio, spiega le ali... non fotografibile nella notte, perché non sono attrezzata.

CALENDARIO

Domani (domenica) parto, lunedì ho analisi, martedì terapia. Sono stufa, stufissima.

Abbraccione a tutti voi che ancora mi state vicini
Adriana

lunedì 7 settembre 2009

ciclamini



Carissimi
stamattina presto mi sono alzata e ho pedalato fino al Lidl, dove sapevo sarebbero arrivati i ciclami in "offertssima", ovvero 2 euro e 90, cestino compreso... Ho fatto incetta e sulla via del ritorno ho strappato un sorriso a molti. Un tedesco mi ha pure detto: "Beautiful" ;-)
Ora sono tutti sistemati in giardino e alcuni più in alto, come vedrette nella mail seguente.
Un abbraccio floreale a tutti voi
Adriana

La Paura peggio del Terrore

ok, Alessandra, eccomi.
Probabilmente non ti risponderò a tono, perché sono tante le cose fra le quali faccio slalom e che tu affastelli. Ma vedo che hai capito la mia "riluttanza". Sì è vero che ti ho chiesto più informazioni, che essenzialmente però si riducevano a una: tua sorella sa (?) - senza dubbio sa - che sta morendo di cancro? Soprattutto, che le resta poco? Non volevo i dettagli sulla situazione clinica, ma solo capire se le avrei potuto parlare a "cuore aperto". Ora so che lei sa, e, in questo caso, le parole servono a poco. Ognuno sceglie come vuole l'ultimo tratto della propria vita, se la morte è annunciata.
Il Rispetto di questa scelta è fondamentale per la Dignità della persona, in cui si è assolti anche nell'estremo imbroglio, se ciò serve ad arginare la reciproca disperazione.
Ale, la tua sofferenza diventerà peggiore di quella di tua sorella, se entrambe non troverete il modo di lasciarvi "andare". Mi sembra che lei ti stia dando una lezione di vita, non di morte.
Perché stai mischiando i tuoi ricordi di "pericolo di vita" per passate situazioni inerenti alla tua salute, con ciò che sta vivendo tua sorella? Tu ne sei fuori, lei c'è dentro. Fa una grande differenza, ti assicuro. Un conto è sapere che la morte è inevitabile (ci arrivano tutti), un conto è sapere come e quando arriva. Il cancro? Aahhahahhah, cosa da "bambini viziati". Pensa alle guerre "vecchio stile": da Troia alle trincee, quando si dorme anche se potrebbe essere l'ultima notte col risveglio.
Sempre più mi stupisco in merito all'arretratezza dell'umanità: siamo riusciti a capire che sole e luna sorgono e risorgono SEMPRE, le stagioni altrettanto, ma non riusciamo ad accettare che Vita e Morte fanno parte dello stesso ciclo. Gli antichi erano terrorizzati dalle eclissi, poi siamo scocciati perché "non esistono più le mezze stagioni", ora siamo estraniati nei confronti della morte, come se fosse ogni volta una novità. Eclissi: paura; clima: allarme; morte: terrore. Mi sembrano passi indietro, più che avanti.
Dolore.
Fisico e morale. Super assistiti, super ignorati, super anestetizzati con varie metodologie.
Il dolore non ha più spazio, così come non ce l'ha la morte. Cancella, cancella, cancella... poi resta la Paura. E la Paura è peggio del Dolore. Hai Paura che il Dolore aumenti, infine è la Paura che ti frega, non ciò che accade. Ciò che accade è comunque programmato nel nostro Dna, la Paura invece è ancestrale, è quella che frega la nostra razionalità, che ci riporta ad esseri primordiali. Il terrore porta a reagire, la paura rende inermi e apre la porta all'ansia, quella sensazione corrosiva come una mosca che sbatte contro un vetro, anche quando la finestra è aperta.
Adriana

giovedì 3 settembre 2009

scusami, non sono così coraggiosa

Ho letto, da giorni vivo con questo peso emotivo determinato sia dall'affetto che ho per voi, sia per la mia situazione. Ho deciso che non mi fa bene. Un conto è parlare del cancro ai sani o a chi sta facendo un percorso che si spera risanatorio, un altro è che un malato di cancro come me condivida - nell'informazione di ciò che accade - il calvario di un malato terminale. Peggio, se, in questo caso, la malata è affetta da un cancro che è partito come il mio e che concretamente - anch'io ho le metastasi - potrebbe evolversi come il suo. Come vedi, non sono così coraggiosa. O meglio, sto cercando di escludere tutto ciò che non mi porti ad un atteggiamento di "andare oltre".
Alessandra, figurati se non capisco ciò che passate in famiglia, ma io non posso permettermi di accompagnare tua sorella in questo ultimo percorsoi, perché ciò mi demoralizza. Oggi non sentivo più la forza interiore per andare avanti, qualunque strada fosse, con la forza di percorrerla.
Non voglio dire che mi aspetto da te un black out, né un addolcimento delle notizie, ma non vorrei che tu fossi così meticolosa nelle descrizioni, perché io già devo sopportare l'overdose in sala chemio. Ma quelli sono estranei, pensa invece sentire le stesse cose da qualcuno a cui vuoi bene! Capisco anche il tuo bisogno di sfogare il trauma e il dolore, ma fallo con gli amici sani che hai, non con me, che cerco di pensare ai vivi sopravissuti e non ai morti condannati dal cancro, che crea così tanta sofferenza fisica e affettiva.
Ripeto, mi dispiace se non sono coraggiosa così come sembra.
Un abbraccio fortissimo dall'amazzone defilata.
Adriana

mercoledì 2 settembre 2009

Quelli del cancro al potere

Carissimi
ho un nuovo motivo di indignazione.

LA TETTA OBBLIGATORIA

La mamma di un amico di questa mailing è stata operata di cancro al seno in un ospedale friulano (Udine o Gorizia, non ricordo). Per sua fortuna si trattava di qualcosa di qualche millimetro, tanto che non dovrà fare né chemio, né radio.
Perché sono indignata? La signora in questione, che conosco personalmente, ha 76 anni, peserà 50 chili ed ha una seconda-terza misura di reggiseno. Ebbene, prima dell'intervento le hanno fatto avere un colloquio con un chirurgo dell'ospedale, il quale l'ha convinta ad accettare la "ricostruzione" del seno, ovvero già durante l'asportazione del cancro le hanno piazzato il famoso espansore che gradualmente nel tempo verrà riempito credo di silicone in modo tirerà i tessuti ridando pienezza al seno.
Mi chiedo:
1) Che se ne fa una persona di quell'età di una tetta nuova?
2) Come pensano di compensare la flaccidità dell'altra? Con un altro intervento estetico?
3) Non era meglio una normale protesi da infilare nel reggiseno?
4) Non hanno pensato che "riempire" l'espansore costringerà comunque questa donna anziana a tornare più volte in ospedale e che ciò la tiene vincolata al pensiero dell'intervento subito?
5) Non hanno considerato che una persona anziana è in genere facilmente influenzabile quando si tratta della propria salute?

Ho parlato con questa signora e le ho chiesto il perché del suo assenso ad un supplemento di intervento. Ebbene, la motivazione che le hanno dato - visto che non poteva reggersi sull'estetica - è stata per "questioni di postura". Una motivazione che già a stento capirei per una "maggiorata", ma che mi sento di escludere per una donna di quell'età e con quelle connotazioni fisiche.

La conclusione secondo me è una sola: pur trattandosi di una struttura pubblica, c'è un giro di soldi che fa la differenza fra il solo intervento al seno e la "ricostruzione" dello stesso. Ma potrebbe anche trattarsi di una sperimentazione o di "prestigio" ospedaliero... Qualunque cosa sia, non è nell'interesse della paziente!

QUELLI DEL CANCRO AL POTERE

Ho tre persone a me care in fase terminale. Che vanno ad aggiungersi ad altre che ho già perso per lo stesso motivo. Ma questo immagino che sia per tutti noi, ovvero perdere persone a causa di questa infida malattia.
L'altro giorno ho fatto una delle mie "sparate" con i vicini:
"Attenti a voi, popolo di sani! Noi con il cancro, e con il sostegno di amici e parenti dei malati, stiamo per prendere la maggioranza! E allora sarà dura per chi se la prende comoda verso di noi!"
Che bel manifesto politico, eh? Ma basta un mitra o bisognerebbe ricorrere alle cannonate contro tutti quelli che concorrono alla "carriera" di noi malati?

AGGIORNAMENTO SU DI ME

La dolcezza dell'autunno rende spigolose le ombre.

Un abbraccio
Adriana

giovedì 27 agosto 2009

terribile e consolante

Carissimi, anche la dodicesima è fatta. L'oncologo mi ha guardato dispiaciuto quando gli ho detto che pensavo fosse la tredicesima. Me ne mancano altre 6. Troppe per non sentirmi più scocciata. Stanotte alle 4 ho messo a posto lo sgabuzzino, poi finalmente la "corrente nervosa" si è interrotta e ho dormito per quasi due ore. La seccatura è non sapere mai come andrà: oggi, ad esempio, mi sento in forma... ma fra un poco andrò a letto. Qui mi dicono che fa caldo, invece io sto benissimo a questa temperatura. Ieri, quando sono arrivata, avevo freddo.
Ma veniamo, se vi va di continuare a leggermi oltre al "bollettino sanitario", alle notizie dal reparto oncologico.

PAUSA CAPPUCCINO

Sono arrivata all'ospedale alle 11.30. L'amnpia entrata del bar si affaccia sul corridoio che porta ai piani. Butto un'occhiata e chi vedo al bancone? Le due stronze oncologhe! Mi affretto all'accettazione per prendere il mio numero, che significa l'oncologo a cui ho deciso di dare la mia preferenza, visto che il primario l'ho visto solo una volta in quasi due anni... ma tanto, me l'avevano detto, lui è sempre aggiornato sulle cartelle cliniche.
Ok, prendo il numero e, avendo due persone in lista pprima di me, scendo a fumarmi una sigaretta. Fra l'una e l'altra cosa è andata via una mezzora. Torno alla sala d'attesa - gremita - di persone , che aspettano la visita , altrimenti non si accede alla terapia.

UNA DONNA: Sono qui dalle 7, non ne posso più"
ALTRA DONNA: "Le porte degli ambulatori sono aperte, si vede che hanno avuto un'emergenza..."
IO: "No, sono giù a prendere il cappuccino..."
DONNA: "Ma è strano, non è mai successo..."
IO: "Ha ragione, non pensavo che esistesse anche la pausa cappuccino, oltre a quella di pranzo dalle 13 alle 14"
Entrambe mi guardano con riprovazione. Non si toccano i Santi!

L'oncologo che mi sono scelta non è così stronzo, lui si ferma fino a quando ha mandato la mandria in sala chemio. Non so se mangia quando e dove, ma sicuramente smaltisce la coda dei pazienti. Sarà anoressico rispetto alle due culone? Non credo, ha il senso del dovere, ma quanto è comunque succube al clima di indifferenza dell'ambiente. Mi sono chiesta: "Ma questo atteggiamento di disaffezione dal paziente, non sarà uguale a quello che antiche madri portavano a dare un nome al nascituro solo dopo due anni di vita? Quando cioè il peggio era superato? Ma questo è giustificabile come atteggiamento anche con i malati di cancro?".
"Quanto timore si ha della morte, della perdita, della sofferenza? "
"Quanta indifferenza si mette in campo per difendersi?"
"Quanto si diventa ostili per fare barriera?"

SALA CHEMIO

Sono riuscita a guadagnarmi un lettino. Spero di dormire, perché la "pera" di Valium è davvero una seccatura. Non permette di leggere, ma neppure di dormire. Sei in pre anestesia. Mi sto slogando le mascelle a furia di sbadigliare e sto pensando - da ottimista - che domani avrò un viso fantastico per una sessantenne. Insieme al Valium c'è il Cortisone che è meglio di un lifting, salvo far balzare la bilancia di due chili.
Che sonno, che sonno... come vorrei dormire. L'albero delle pere incombe su di me con tutti i suoi flaconi (4). Invece è tutto un casino: sono nella stanza senza tv, ma c'è la musica... non ho neppure capito da dove viene, chi la sceglie, chi la mette... Ma nessuno ha parlato della musica classica che stimola perfino il latte alle mucche? Invece qui è sempre un gran casino: bip bip di quelli che finiscono il flacone; signorina, infermiera, Barbara o lucrezia di quelli che finiscono il flacone senza bip bip perché non è a tempo; i parenti che intrattengono i congiunti che rompono le palle, visto che sono già ampiamente assistiti; i volontari che disturbano visto che non sono utili... ecc.
I pazienti che - non avendo il problema del Valium - conversano da una poltrona all'altra.

CRONACA COSTRETTA

Mi ritrovo nuovamente accanto a quella che ha lì il marito che le "porta l'acqua con le orecchie". Vuole tutto. Lui deve restare lì ad osservare il gocciolamento delle flebo, "altrimenti l'infermiera non arriva e andiamo a casa alle 8". E vabbé, sarà alle 8.30... anche se non è vero perMa la sala chemio è fatta così, ovvero ci sono anche persone che vomitano e pisciano senza averne motivo. E vanno comunque rispettate, anche se scocciano.

TERRIBILE E CONSOLANTE

LEI: Ma da quando sei qui?
L'ALTRA: Da sei anni

Amici cari, mi avrete fra le palle ancora per un pezzo. Ma mandatemi il vostro affetto. E' un Dono che mi fa vivere.

Adriana

venerdì 21 agosto 2009

invenzioni con pesce e lavanda

Stamattina ho fatto nuovamente il percorso, compreso quello in acqua di mare con le scarpe appese al collo e il mini I Pod agganciato alla canottiera.
Non posso dire che sto in media, stavolta è stata un po' dura. Veramente sbifido l'Erceptyn, colpisce a tradimento... o forse sono io che comincio ad essere stanca, molto stanca. Però anch'io, alla fine - 27 dicembre - , griderò l'Americaaaaaaa :-))))))))))))))
Ok, passiamo alle foto.
Il problema qui sono le zanzare, quindi ho comperato per 13 euro in offerta speciale alla Lintd Lindl... io ho ancora problemi a pronunciare questa cosa tedesca... però è diventato il nostro Luna Park per adulti (peccato che non abbia anche i toys per adulti;-).
Due volte alla settimana lanciano prodotti a prezzi stracciati. Il problema è che se non arrivi di prima mattina non trovi più niente. E' una situazione di corsa fra i tedeschi (Lidl) e gli spagnoli che forniscono i prodotti sotto prezzo.
Ma veniamo al punto.
I prodotti biologici Sandokan permettono di spruzzare con uno spruzzino, tipo quelli che usi per pulire in casa. Ma io qui ho una bella siepe da tenere a bada. Quindi ho comperato la pompa che vedete nelle due foto (vi presento Claudia, Fernando già l'avete visto).
Siccome bisogna portarla a pressione, la prima volta l'ho caricata solo con acqua.... rivelazione! Sembra di entrare in un arcobaleno , o in una nuvola. Quattro goccie di essenza di lavanda... anche nebbia di lavanda diventa. Troppo bello....
Il pesce, grazie Fernando, è quello che ci siamo mangiati oggi alla griglia.
Vi abbraccio tutti e voi abbracciate noi tutti
Adri